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IL LISTONE DEL MARTEDÌ: Dieci t-shirt ad argomento musicale che chiedono di essere lavate con benzina ed asciugate con fiammifero (cit.)

Solite regole, cioè il tema era quello nel titolo e lo svolgimento sta sotto.

1 LA MAGLIETTA DEI FLIPPER COPIATA DA QUELLA DI KURT COBAIN

Nel ’92 i Nirvana suonarono al Saturday Night Live e per l’occasione Kurt Cobain scrisse FLIPPER sulla sua t-shirt bianca col pennarone, assieme al disegno di un pesce coi dentoni. Vent’anni esatti dopo ho visto la prima t-shirt stampata FLIPPER con lo squalo addosso a un buzzurro palestrato. Voglio dire, a un certo punto ERA uscita la notizia su Stereogum con tanto di modello figo ad indossarla con il suo bacino perfetto, ma sembrava più una forzatura del vero basata su un possibile culto della personalità di Stereogum. Il tizio s’è messo a scherzare con altri buzzurri palestrati amici suoi, ha offerto un aperitivo a tutti e poi hanno iniziato a tirarsi i ghiacciolini sporchi di Negroni e ad imbrattarsi le rispettive magliette dei Flipper o camicie di lino. Non possiamo nemmeno accusarli di avere una vaghissima idea di chi siano i Flipper, perché –diciamocelo- anche noi COL CAZZO che avremmo ascoltato Generic se non fosse per Kurt Cobain. Il punto è che portare in giro una maglietta slim fit con il disegno uguale a quelli che un lunatico si faceva sulle sue con l’uni posca, ecco, tanto vale che te la fai con l’uni posca pure tu, evitando così (perlomeno) di entrare nel budget con cui Courtney Love riuscirà a farsi il pieno di botox a settembre.

2 BURZUM

Non è dissimile il discorso legato al black, che come nella maggior parte dei casi al mondo è un discorso legato alle magliette di Burzum. Per prima cosa il logo di Burzum è troppo leggibile. Seconda cosa, non voglio essere io a dire quello che devi o non devi fare ma un autentico fan di Burzum è supposto non portare la maglietta di Burzum in un posto pubblico (in effetti, un autentico fan di Burzum è supposto non esserci nemmeno, in un posto pubblico). Questo non vuol dire che chiunque non possa usarla per fare un discorso iconografico anche interessante, tipo maglietta Burzum e pantaloncini rosa e magari un paio di ammennicoli, ma bisognerebbe ricalibrare questo genere di cose e ripensare la propria vita alla ricerca di un domani migliore. Sono del tutto convinto che tu sappia qual è il vero nome del tenutario del progetto, e probabilmente anche il nickname dell’uomo da lui ucciso, ma cristo di un dio pure qua dentro scommetto che se chiedo di dirmi i titoli dei primi quattro dischi in ordine senza sbirciare su google otterrei delle percentuali da rifondazione comunista.

3 LA MAGLIETTA DI TOPOLINO CON L’IMMAGINE DEL PRIMO DISCO DEI JOY DIVISION

Poco tempo prima era saltata fuori la t-shirt di Topolino fatta con la copertina di Unknown Pleasures, cioè come la maglietta dei La Quiete fatta come la copertina di Unknown Pleasures, cioè come un’immagine rubata alla Cambridge Encyclopedia of Astronomy (lo staff raccomanda il copiaincolla). Qualcuno s’è arrabbiato anche molto, specie nei posti in cui incazzarsi o non incazzarsi costa più o meno lo stesso numero di battute, AKA tutta internet in blocco. Naturalmente in questi casi le prime accuse sono di sellout e le seconde sono di stupro ideologico. Entrambe le cose non tengono moltissimo alla prova dei fatti (voglio dire, quando Ian Curtis si uccise la maggior parte della gente che si lamenta manco era nata), ma l’accoppiata tra fumetti per l’infanzia e poeti decadenti morti suicidi sa pericolosamente di timburtonismo.

5 I JOY DIVISION

E comunque, se potessi scegliere, il problema principale del mashup Topolino/Joy Division sono i Joy Division. Non ho ben chiaro quando le magliette con la copertina di Unknown Pleasures hanno smesso di essere appannaggio esclusivo dei darkettoni sovrappeso il cui unico centro di approvvigionamento per i vestiti era la montagnola al sabato mattina e diventati la principale conquista culturale di un branco di giovani generici con Fastweb in tiro e il baffo incolto, ma i darkettoni sovrappeso, con tutto il retroterra nazi-decadente che si portano sulla groppa e li ingobbisce come studenti del DAMS in botta Nouvelle Vague, che poi sostanzialmente è la stessa cosa, davano poca confidenza agli altri esseri umani e si autoflagellavano nel loro calvario di auto-umiliazione ed auto-immolazione. Ora gli stessi individui, per evitare di essere confusi con i rottinculo generici di cui sopra, magari indossano maglie di gruppi autenticamente nazisti tipo Burzum e si stanno organizzando in ronde di sei o sette tizi per ripulire Bologna in generale e la montagnola in particolare dal degrado in cui è piombata. Where will it end?

(torniamo in fila) 4 LA MAGLIETTA DEL GRUPPO CHE STA SUONANDO

Ok, hai preso l’auto e sei venuto a vedere il tuo gruppo preferito, ma che ALTRI gruppi ti piacciono oltre ai Litfiba?

6 DANIEL JOHNSTON

È invece notizia recente quella secondo cui Supreme ha lanciato una linea di t-shirt stampate con disegni a firma Daniel Johnston. Qui entriamo in una specie di incubo mio personale, vale a dire che come tutti i fan di Daniel Johnston al mondo penso di essere l’unico vero fan di Daniel Johnston al mondo, cioè che il mistero intorno alla misteriosa misteriosità dell’Arte di D.J. sia visibile solo ed esclusivamente a me. Le t-shirt sono una figata, è impossibile nasconderlo. Il problema non è indossarle, ma entrare in un posto qualunque, trovarti di fronte qualcun altro che le indossa e iniziare a rimuginare su questioni di attitudine che solo per quelle servono quattro Jagermeister. Che cazzo ne sai tu di Daniel Johnston? Scommetto che ti sei visto sì e no il documentario e la pagina Wiki. Scommetto che non eri al Baraccano nel 2005. Scommetto che non hai comprato i remaster delle prime cassette. Scommetto che NON L’HAI CAPITO. Scommetto che indossi la t-shirt nel modo in cui ne indosseresti una illustrata da Ray Pettibon. Il rischio più concreto nel mettere una t-shirt di Daniel Johnston, in sostanza, è che qualcuno possa venir messo a parte di quel che succede nel tuo cervello.

I’m supposed to keep it together I’m supposed to keep my cool, I might be a big baby but I’ll scream in your ear till I find out just what it is I am doing here

7 LE QUATTRO BARRE NERE

A proposito di Raymond Pettibon, e giuro che non lo sto facendo apposta ma QUANTO CAZZO HANNO ROTTO IL CAZZO QUELLE QUATTRO BARRE NERE DEL CAZZO. I Black Flag, altro gruppo di cui sono convinto di essere l’unico fan al mondo, si sono sciolti col coltello fra i denti verso il 1986 (non potrei giurare sulla data precisa) e per come sto messo ora credo che la prima Rollins Band sia tutto sommato meglio. Qualcuno tra i meno educati di coloro che leggono codeste pagine stanno senz’altro maledicendo Dio e chiedendosi come cazzo hanno fatto ad arrivare al punto 7 di una lista compilata da un tizio che pensa che la Rollins Band sia meglio dei Black Flag. Ecco, quello che dovreste chiedervi è come mai è possibile vedere foto di Fergie con la maglietta dei Black Flag e una t-shirt con la copertina di Life Time finora non l’ha indossata manco Lady Gaga.

8 H&M

L’ultima volta che ho comprato cose da H&M la cassiera indossava una maglietta di un gruppo tipo gli Edguy e anche se io non so cosa suonino gli Edguy ma lo intuisco per via dei dragoni, insomma, premio simpatia alla commessa più classic metal che mi abbia mai fatto pagare una camicia, e anzi se mi permettete colgo l’occasione per dire alla cassiera metal di H&M che LA AMO e l’ho sempre amata, ben oltre i dieci secondi in cui la vidi fasciata da una t-shirt degli Edguy che se fossi il suo capo la licenzierei in tronco o le farei versare alcolici. Recentemente un’amica ha portato alla mia attenzione una t-shirt bianca con il logo dei Guns’n’Roses comprata da H&M dieci minuti prima, e pensavo fosse una scelta di cattivo gusto finchè un altro amico mi ha mostrato nel catalogo online magliette H&M con sopra la copertina di Check Your Head (una foto di Glen Friedman, gran stile) e altri mentecatti tristi e noiosi tipo Bowie o Coltrane. (Di Coltrane non lo so, ma vuoi che si siano fatti sfuggire l’occasione di mischiare le razze in nome del bebop? Lui o i Public Enemy) Comunque se la vostra musica preferita sta su una maglietta timbrata H&M, insomma, io inizierei a farmi domande serie su chi sono e cosa voglio dalla mia esistenza.

9 THREADLESS, IN BLOCCO

Già di suo è diventato difficile, parlando di t-shirt, distinguere tra un’idea geniale e una stronzata galattica. Voglio dire, qualche sera fa ero in giro con la maglietta di una nota marca di antipulci per cani, questioni di emergenza, e qualcuno ha fatto apprezzamenti in ottica indiepop (e per questo la maglietta verrà rimessa in pubblico quanto prima, non voglio dire di essere una persona onesta, sia chiaro). Ma voglio dire, la t-shirt con il giusto non-messaggio può farti apparire una persona profonda e non allineata. Il capo di tutte le t-shirt non-allineate è Threadless, la madre di tutte le “diobò è figa quella t-shirt” e più che altro di tutte le risposte annoiate alla “sì, dai, c’era gli sconti su Threadless”. Vaffanculo, come si fa a vendere la mancanza d’interesse a venticinque dollari al pezzo, chi è che l’ha reso legale o non illegale o eticamente possibile, chi ha eletto Musil esperto di marketing, qualcuno alzi la mano che vengo lì e lo prendo a bastonate e non nel senso che lo assumo come redattore.

10 I GENERICI

Pantera, Slayer, Pearl Jam, Guns’n’Roses, Slipknot, Metallica, Skid Row, Fear Factory e qualsiasi altro gruppo musicale abbia fatto la fortuna di Negative Mailorder negli anni novanta. Voglio dire, sono tutti gruppi grandiosi e con una fulgida carriera, ma anche se fosse, cosa c’entrano la carriera ed il valore artistico di un gruppo con quegli affari stampati col vinavil che l’unico posto in cui le indossi e passi inosservato è quando vai a sentire la cover band del Liga al pub irlandese il venerdì sera? Ma in fin dei conti, a che pro mostrare agli estranei il tuo apprezzamento per un gruppo qualsiasi? Perchè non metti una t-shirt con scritto sopra chi hai votato alle ultime politche, così magari troviamo da dire per questioni di peso culturale?

(per la prossima settimana non abbiamo ancora scelto il listone. mandateci idee)

Navigarella (Q: Vinyl or Digital? A: Neither. I go straight for the vagina. You find them on women.)

FIGATONIA

ISBN Edizioni ha tirato fuori un blog che dovrebbe accompagnare l’uscita di Retromania, il nuovo librone di Simon Reynolds che cerca di analizzare per filo e per segno l’ossessione culturale per il passato che segna la nostra epoca (dall’autore che ha scritto la più celebre guida al post-punk uscita negli anni 2000, vabbè). Qualcuno è scettico, qualcuno è entusiasta. Polly  se ne sta occupando da vicino, almeno credo: quando avrà dato un’opinione definitiva e condivisibile gliela ruberò e me ne prenderò il merito.

LAST MINUTE! giusto ora inkiostro ci ha messo in contatt con NO BREASTS NO REQUESTS, un tlog sui bigliettini che vengono lasciati ai/dai dj in consolle che danno sfogo al lato più masturbativo di chiunque abbia mai messo dischi in un posto (quasi tutti: conta anche chi li ha suonati una volta alla festa delle medie del nipote della ex fidanzata). Questo mi crea una sponda già debole -o forse proprio inesistente- per linkare la prima cosa a cui la maggior parte degli esseri umani pensa quando si parla di “blog italiani”, vale a dire la serie dei cartelli che continua a venire aggiornata una o due volte l’anno su Umarells.

Questo lo commento in voti pitchfork. Avevamo lasciato Eugene Robinson e i Black Flag, rispettivamente, sull’ultimo disco degli One Dimensional Man (4.2) e sulle tette di Stacy Ferguson (7.9). Una notizia piuttosto fresca è che Eugene, dopo avere tentato per anni di riformare i Black Flag (3.8) con la formazione di Damaged (9.9) e lui alla voce al posto di Rollins (1.1), ha fondato un gruppo (ehm) nuovo di zecca con Chuck Dukowski (3.5). Segnatevelo alla voce GRUPPI CON NOMI STUPIDI e PICCOLI FANS: si chiameranno Black Face (7.8). C’è un’intervista su Vice, nella quale il caro parla di materiale registrato per un paio di sette pollici e composto da materiale inedito scritto da Dukowski più o meno ai tempi di My War. I dettagli in un’intervista su Vice americano.

PITCHFORKIANA: il disco nell’immagine è un sette pollici purtroppo già sold-out in cui Melvins e JSBX (in spolvero) fanno una cover di Black Betty a testa. L’album è comunque molto conosciuto dagli appassionati del settore (op.cit.). 9.2. Segue un EP di Fennesz intitolato La solita roba sua anche se adesso non pubblica più così spesso, 6.3, il nuovo Incubus su cui prima o poi scriverò un Tanto se ribeccamo, Boyz II Men meets Arcade Fire (2.1 a esser generosi), un bellissimo nuovo disco degli Rwake che non ho sentito e non so manco se si trova da scaricare illegalmente (7.3) e al momento mi viene in mente poca altra roba nuova che sto piazzando con insistenza nel lettore.

Sapete una cosa BELLA che dovete leggere subito? Trama. Che ovviamente sapete essere un libro illustrato di Ratigher, ma per sicurezza ve lo ricordiamo.

Questa è una storia molto vecchia, ma io non la conoscevo. Si sa da tempo della passione di Steve Albini per il poker. Una cosa cazzuta è che l’Uomo era iscritto ad un forum di poker online col suo nome e qualcuno gli ha chiesto di aprire un topic stile “chiedilo a Steve Albini“. QUI, dunque, c’è tutto un manifesto dello scibile umano. Verso metà topic s’iniziano a infilare turisti, troll e gente che non c’entra col forum. Steve si prende male ma non smette. Risponde educatamente a tutte le domande sensate, sfotte i troll e dà una panoramica a treesessanta di tutto quello di cui parla di solito, continuando a postare per più di venti giorni. Vien fuori un romanzetto: compratevi due birre e prendetevi un paio d’ore.

Valient Thorr, il video di Sleeper Awakes. LA DELICATEZZA, direbbe il mio amico Michele. Best band ever.

Simona Ventura, già conduttrice dell’Isola dei Famosi e giudice di X-Factor, lascia la RAI e passa a Sky. Ne approfitta per lasciare un’intervista a Vanity Fair in cui denuncia la desertificazione culturale della TV pubblica ad opera dello staff dirigenziale degli ultimi anni.

C’è una playlist di classic rock cascione truccato, curata da Washed Out e in streaming su Mixcloud. Via Stereogum.

Quella cosa che leggevate sotto su Nevermind diventerà un ebook, o comunque lo vogliate chiamare. Abbiamo immagazzinato qualche altro contributo, al momento siamo intorno ai quindici. Se volete aggiungervi avete tempo fino a fine agosto, dopodiché si tira a concludere. Il bando di concorso è “scrivimi tre righe sulla prima e l’ultima volta che hai sentito Nevermind”. disappunto(a)gmail.com è la mia mail, vi prego di mandarmi il vostro contributo e/o girare la voce che voglio un contributo. GRAZIE. Un’out-take in regalo:
G. era alto, silenzioso e magrissimo. G. Aveva un negozio di dischi a Lambrate. Un negozio in cui mi fermavo dei pomeriggi interi senza dire niente a guardare le copertine e i booklet dei cd e ascoltare quello che G. decideva di mettere su o che qualcuno gli chiedeva di sentire. Un negozio di dischi che i dischi li vendeva anche-ma-non-solo, per dire. Quell’estate era uscito In Utero. L’avevamo sentito in radio in montagna, la sera. A Planet Rock avevano trasmesso alcune tracce delll’album in anteprima. Il giorno in cui l’ho riportato a G., lui mi ha messo in mano il resto (quello che aveva), come faceva quando gli dicevo che mi era piaciuto qualcosa. Bleach, Incesticide e quel disco con una (brutta, si può dire?) copertina azzurra. Io arrivavo a casa e registravo i cd su cassette che poi giravano tra il walkman e la piastra in camera. Mi è capitato di ritrovare la TDK bianca di In Utero nel cruscotto della macchina dei miei qualche mese fa in un viaggio verso Genova. Si sentiva male, consumata dal tempo e dal sole e dal freddo e. Continuava a piacermi. Quella di Nevermind invece non saprei dove cercarla. Probabilmente è stato l’ultimo disco di Nirvana che ho comprato e -forse- è anche il disco dei Nirvana che ho sentito meno, dimenticato chissà dove insieme alle cose che si possono perdere e dimenticare in (quasi) 20 anni, tra le cassette che non ascolto più, la VHS dell’unplugged per MTV, il libro di Azerrad, i bootleg live comprati a 2700 lire e “no, non vengo al Palatrussardi”.
Tomm