L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – 2-8 maggio 2011

Ricomincia AngelicA, e se volete darvi un tono mostrando di capire roba assurda che farebbe venire l’emicrania anche a Luigi Nono, per (quasi) tutti i week-end di maggio questo è definitivamente l’appuntamento da non mancare; soltanto a varcare la soglia del teatro San Leonardo ti si alza il QI di almeno tre punti. Tempo di fare il biglietto e sei già un luminare di stocazzo. Per la fine del concerto (di qualsiasi concerto) l’opera omnia di Derrida o Slavoj Žižek  non avrà più segreti per voi. Scherzi a parte, il programma quest’anno è MOSTRUOSO, vedere per credere.
Se questa sera non andate a vedere Shakira (purtroppo senza Danzig) prendete in considerazione le gran badilate di ignoranza sulle gengive al Nuovo Lazzaretto: a partire dalle 22 festino grindcore con Onanizer, Now You’re Fucked (con ex membri dei Disgorge australiani; gran nome peraltro), Cancer Spreading e il debutto live del supergruppo Vatican City Syndrome. Il tutto per cinque pidocchiosi euri.
Martedì essere autistici diventa très très chic, ci sono i Books al Locomotiv (dalle 21, quindici euro e finalmente si riesce ad annaspare grazie al provvidenziale innesto di tre pale da soffitto; il clima resta quello di una palude della Louisiana a mezzogiorno ma perlomeno non si rischia più la morte per disidratazione, o comunque si muore soffrendo di meno). Tramontato definitivamente il sogno di vedere i Galaxie 500 al Covo (ipotesi ventilata per circa quindici minuti qualche mese fa, poi caduta nell’oblio nel silenzio generale), mercoledì riprende MeryXM con video su Lampedusa + concerto dell’ennesimo progetto che coinvolge l’ubiquo Jacopo Andreini (Bz Bz Ueu, Jealousy Party e miliardi di altra roba, tutta degna di essere vista e ascoltata); come sempre gratis dalle 20.30.
Giovedì comincia AngelicA, fanno una composizione di Jim O’Rourke ed è GRATIS: ‘nuff said. Venerdì anc0ra AngelicA però stavolta costa venti euro, altrimenti se non avete voglia di essere intelligenti c’è la Jim Jones Revue al Covo (dalle 22.30, dresscode: becchino stravagante e/o cloni subnormali di Anna Karina). Sabato ancora AngelicA (e ancora venti euro), poi all’XM24 c’è serata reggae per sfattoni giamaicani però al piano di sotto gran concerti (tutti i dettagli Qui), tra l’altro uno dei gruppi si chiama ECONO: non si può sbagliare. Domenica gran finale (per homeboys, b-boys e fly girls) con Redman al Link. Yo, man, it’s da ghetto.

Per tutto il week-end (da venerdì a domenica) a Reggio Emilia scatta Re/Volt Tre, mostre, esibizioni, concerti e dj-set molesti, gran location, bella gente, la sensazione che la vita sia sopportabile. Dalle 14 alle 24.

L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – 28 febbraio-6 marzo 2011

Jeff Bridges ha vinto l'Oscar il 7 marzo 2010 per "Crazy Heart", probabilmente il suo film più brutto e inutile

 
Con la Fiera del Disco di marzo a Bologna è primavera in anticipo. Siamo sempre di meno ma siamo ancora qui, sempre in cerca del disco introvabile, possibilmente a pochi euri, a inseguire fantasmi di ricordi che ci tormentano anche nel sonno, chini sulle bancarelle, a rovistare negli scaffali, a contrattare con gli strozzini come manco un banditore pieno di crack fin sopra le orecchie, la Fiera del Disco è la nostra roccaforte, l’unico posto al mondo dove poter incontrare gente ancora più ossessionata di noi. Sabato e domenica scatta il cash flow.
Nel frattempo, questa sera dalle 19 al Modo Infoshop direttamente dal Teatro Comunale violino e violoncello in jam aggressiva con una serie di numeri di classica contemporanea da spettinare anche la buonanima di Luigi Nono; poi tutti alLortica (sta esattamente di fianco al Modo) per l’inaugurazione della mostra fumettara Mostri dell’Immaginario, buon cibo, vini pregiati e la compagnia di persone con gli stessi interessi. Per concludere la serata in bellezza imperdibile al Clandestino la combo ZEUS! + Ryan Ahleuchatistas dalle 23 per la completa distruzione del sistema nervoso centrale e periferico. Martedì riposo.
Mercoledì a MeryXM documentario cosmopolita + punk-jazz malmostoso = ancora il modo migliore di trascorrere il mercoledì in città. Giovedì imperdibili i Dying Fetus all’Estragon, a ‘sto giro accompagnati da una serie apparentemente randomica di band che va dai black metal Keep of Kalessin (almeno, erano black metal quando li ascoltavo intorno al 1997, adesso non saprei) ai revival thrashers Angelus Apatrida ai pessimi Carnifex (deathcore frangettato e tatuato che peggio non si potrebbe) ai simpatici Annotations of an Autopsy fino ai nostri Fleshgod Apocalypse; prezzo onesto (venticinque euro per sei gruppi) e inizio del massacro alle 18.30.
Venerdì per chi ha voglia di rincarare la dose ci sono Carpathian + Defeater e altri al Blogos (dalle 20, quindici euro), altrimenti a parte i Diaframma a Ferrara il resto è tutta merda, festini di carnevale o il nulla. Sabato c’è di tutto, da Mondomarcio al Link (ora potrei tirare un interminabile pompino su quando al Link ci ho visto i Cannibal Ox o gli Antipop Consortium ma ho idea che poi mi sentirei troppo un vecchio scoreggione, e tanto non servirebbe a un cazzo comunque) a Vasco Brondi all’Estragon, da TV Smith (che ancora legna come un dannato nonostante potrebbe essere mio nonno) al Covo a dj Balli ai Magazzini Criminali a Sassuolo fino al Compleanno del Megawolf all‘Ekidna a Carpi (flyer qui sotto), ma la serata da non perdere è probabilmente con gli Sham 69 per l’ultimo concerto di sempre nella sede in via Enrico Mattei del Nuovo Lazzaretto, che poi si trasferirà in zona Roveri (nell’ultima sede del Livello 57) in data ancora da destinarsi. Si chiude una porta, si apre un portone… speriamo.

 

 

Anniversari: Melma & Merda – Merda & Melma (1999)

Molti ieri hanno ricodato John Lennon, molti altri Diamond Darrell, i più antagonisti il marchettaro irrequieto Darby Crash. Io, ho ricordato Melma & Merda.
Nessun morto in questa occasione, perlomeno in senso fisico (e mentre scrivo mi sto grattando furiosamente i coglioni); a venire celebrata è piuttosto la morte di un intero genere. Merda & Melma è l’ultimo disco di hip hop italiano. L’ultimo spasmo di vita di una scena che da allora in poi diventerà regno incontrastato del fiaccume più bieco, proscenio esclusivo di smiroldi e giaccaloni da offesa alla dignità umana, quegli stessi smiroldi e giaccaloni che fino ad allora erano obbligati a tenere bassa la crestina perché il microfono stava in mano a chi sapeva confrontarsi con la musica e con la vita senza malafede.  E non è una questione di sterile piagnisteo nostalgia canaglia-pilotato totalmente fine a sé stesso, non è un tristo esercizio di memoria per vecchi dentro che rimpiangono aprioristicamente il passato per il solo fatto che è passato. No: è un atto dovuto e un riconoscimento di superiorità totale a prescindere dal fatto che quello che stiamo vivendo ora è probabilmente il momento più nero della storia dell’hip hop nazionale, e la nottata non accenna a passare.
La storia la conoscete: Deda Kaos e Sean in jam molesta assemblano il disco in pochi giorni coinvolgendo giusto qualche amico (tra cui un Neffa in fiamme che parallelamente stava consumando il suo addio all’hip hop nell’irripetibile Chicopisco). L’album esce l’8 dicembre 1999; in un sussulto di bastardaggine decidono di tirare soltanto venticinque esemplari dell’edizione in vinile, che diventa immediatamente una sorta di sacro Graal 2.0 per b-boys fieri e collezionisti ossessionati al punto da assumere in tempi recenti i contorni dell’urban legend come manco il disco dei Devil Doll stampato in una copia o il CD di Merzbow saldato nell’automobile. Un peccato veniale tutto sommato concesso a un disco che resta assolutamente mostruoso ora come allora, tanto cupo e opprimente nelle sonorità quanto battagliero e assassino nelle liriche; mai si era sentito un Kaos così lanciato a bomba contro il mondo, armato “solo di fotta, il resto non serve a molto“, mentre il flow malmostoso di Sean demolisce suckers come fossero biscotti friabili. I più intellettuali negli anni si sono fissati sulla lunga Trilogia del Tatami nella pretesa di estrapolare un solo brano “rappresentativo” del lavoro, ma la realtà è che tutto il disco è ugualmente potente e terminale e definitivo, frutto di tre autorità incontestabili ognuno allo stesso modo in orbita, animato da un senso del disastro e portatore e generatore di un clima di fine incombente che attrae magneticamente piuttosto che spaventare, come restare a lungo ad occhi spalancati a scrutare dentro l’abisso.
Seguirà un breve tour, fondamentale allo stesso modo del disco, che documenta l’assoluto stato di grazia del collettivo; poi la dissoluzione, mai ufficialmente annunciata, sparire in silenzio fagocitati dallo scorrere implacabile del tempo. Kaos è riemerso nel 2007 con l’ottimo Karma, un disco di cuore che parla alla gente che ha un cuore; ogni tanto torna a fare concerti, più spesso dj set in mood nostalgico, tra i pochi depositari rimasti in giro della memoria di un’era che non ritornerà più. Deda si è reinventato dj funky con la ragione sociale Katzuma; Sean non ho la minima idea di che fine abbia fatto. Dopo di loro soltanto macerie.