STRATEGIA DELLA TENSIONE EVOLUTIVA #3 – Amadeus imita Jovanotti a Tale e Quale Show (con gli ovvi richiami ad Amedeo Minghi)

(pezzo a quattro mani, Franci + Accento Svedese)

Francesco F Senti scusa, mi hai girato un video di Amadeus che canta Ragazzo fortunato di Jovanotti al Tale e Quale show e ora sarò di cattivo umore per tutto il giorno nonostante qui abbia potuto vederlo soltanto senza audio. La prima cosa a cui ho pensato è che diocristo con quella barbina e quei capelli lì Amadeus è davvero la  copia un po’ sciapa di Costantino della Gherardesca, il che tutto sommato implica che uno dei massimi intellettuali italiani della nostra epoca è fisicamente il mashup tra Amadeus e Lorenzo Cherubini con la vergogna che basta a non vestirsi come uno dei due. C’è altro? Dimmi dell’audio, ti prego. Dimmi perchè. Dimmi perchè Gabriele Cirilli che parrucca PSY e Gangnam Style non è -evidentemente- un punto d’arrivo. 
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Accento Svedese Pensa se avessi sentito l’audio. Amadeus è stonatissimo ed in sovrappiù per imitare Jovanotti fa la zeppola, con l’unico risultato di somigliare più a Max Tortora che imita Silvio Muccino che imita Amadeus che imita Jovanotti – una cosa psichedelicissima e pericolosa, insomma – che a Jovanotti stesso.
Poi canta Ragazzo fortunato, il cui testo, se applicato alla triste figura di Amadeus, si trasforma all’istante in un delizioso ossimoro. Amadeus, che ormai è talmente alla frutta da ridursi a partecipare a quel fantasmagorico carrello dei bolliti che risponde al nome di Tale e Quale Show (a proposito, ci sono anche Fabrizio Frizzi, Riccardo Fogli e financo Gabriele Cirilli, che l’ultima volta ha imitato Wanda Osiris ma quando dalla regia hanno fatto partire Gangnam Style ha iniziato a ballare come PSY – meglio dei barbiturici con l’alcool, insomma) perchè artisticamente parlando non si è mai più ripreso dal suo jumping the shark, il litigio con Pedro all’Eredità, che istantaneamente ha trasformato Pedro in una celebrità sotterranea ed ha rappresentato l’imbocco del viale del tramonto per il buon Amadeus.
Amadeus, che a Deejay Television quando ero piccolo veniva sfottuto da tutti (Fiorello compreso – ricordo una puntata estiva all’Aquafan in cui Fiorello canzonava Amadeus perché si era ustionato naso e faccia) e che continuo a chiedermi come abbia fatto ad arrivare così in alto, in quell’imitazione ha stonato tantissimo, si è rotolato per terra, ha baciato Loretta Goggi, ha entusiasmato la sua compagna Giovanna Civitillo, ha imbarazzato perfino quel gran maestro di classe & stile che risponde al nome di Claudio Lippi ma ci ha fatto assistere a quella che nel suo complesso è stata una delle scene televisive più tristi ed imbarazzanti di sempre, e questo basta. Quell’imitazione di venerdì sera in prima serata – che più che un’imitazione è un autentico rip-off – sta lì a certificare che Jovanotti è diventato uno dei più grandi intellettuali pop italiani senza nemmeno rendersene conto, anche se spiegare bene il perché è molto difficile.

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The Real McKenzies @ Atlantide (Bologna, 12/5/2010)

Due ore e un quarto di concerto in uno squat grande quanto uno sgabuzzino e bollente peggio di una fonderia a ferragosto, in sei sul palco (più un roadie obeso bruttissimo che pareva la versione subnormale di Rick Rubin), gonnellino, cornamuse e tutto il resto, una line-up che comprende – tra gli altri – Sean Sellers dei Good Riddance (soprannominato “Pork Chop” per ragioni a me ignote) e l’inossidabile Karl Alvarez (venticinque anni di leggenda, un attacco cardiaco alle spalle e finito lo show beveva whisky dalla sua fiaschetta di metallo come un vero alcolizzato): i Real McKenzies oggi  sono l’emblema della passione. Un carrarmato inarrestabile che macina pezzi come non ci fosse un domani, sudore a secchiate, vene pulsanti, corde vocali spinte oltre il limite, una scaletta che da sola occupava mezza parete; e ogni canzone è un inno da urlare a squarciagola, in alto i boccali, fianco a fianco con i propri migliori amici, con gli affetti più cari. Il tutto per cinque pidocchiosi euro: stare bene non ha un prezzo, ma quando è quasi regalato diventa commovente. L’unico risvolto negativo di un evento del genere è che di conseguenza tutti i concerti a cui assisterò nelle prossime settimane (o mesi, o anni, o vita) dopo stasera mi sembreranno merda. A settembre torneranno in Italia, chi non va a vederli è un vegetale che si merita tutto il vuoto in cui pateticamente ristagna. Ancora una volta eroici Real McKenzies.

foto di Saori R.F.

 


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