Archivi tag: loredana bertè nuda

Cercasugoogle Sanremo Edition // Non capite un cazzo e fate pure schifo

Fate schifo al cazzo tutti

Fate schifo al cazzo tutti. Questo oltre al fatto di non capirne nulla di musica (voglio dire, dovete eliminare qualcuno e invece di eliminare una cacata infame, o perlomeno uno sconosciuto – penso a Finardi – mandate via Caron Dimonio che – non voglio dire che il pezzo sia bello – è perlomeno dotato di Lucio Dalla a cui vibra la bocca nei cori sul finale, una visione d’orrore e di gelido freddo del Nord, cui tuttavia non ci si può sottrarre, come agli incidenti stradali, come a Hill House).

Insomma, da qualche tempo a questa parte, il tag “emma marrone nuda” è diventato di gran lunga il più ricercato in google per trovare Bastonate, addirittura più di “Bastonate”, “Kekko nudo“,  e “Riti satanici vietatissimi e segreti”; e va bene, lo accetterò, accetterò il fatto che i più forti utilizzatori di google siano dei ragazzini liceali che hanno in Emma Marrone la loro coetanea sex-symbol. E d’accordo, accetterò anche che la controparte liceale femminile cerchi foto equivalenti di Pierdavide Carone, e che i ventenni si spingano fino a “Nina Zilli nuda” e “Dolcenera fascista”.

Ma questo

No, dai.

Ci sono cose davanti alle quali…

…Vabbè. Eviterò di listare tutte le altre chiavi di ricerca (ne spiccano varie sulle abitudini alimentari di Gianni Morandi), e mi chiuderò in altezzoso silenzio.

Non perdetevi stasera il nuovo rock americano (Patti Smith nuda).

Ashared Apil Ekur nudo

Scappano li cani // Sanremo 2012 first report

"Tenete a Bbertè! Tenete a Bbbertè!!..."

Parte I // Spune-mi ce sa fac (“Spiegami cosa devo fare” in rumeno), di Ashared Apil Ekur (il re assiro, non il redattore)

“Ho dato la mia vita e il sangue
paese e abbiamo bisogno di sparare alla fine
a Dio, le loro preghiere
Giuro, quando sono diventato il padre della fede
due guerre, senza alcuna garanzia di ritorno, solo
Medal of Honor”
(Emma Marrone, “Non è l’inferno”, testo ottenuto traducendolo su Google da italiano a inglese a italiano a spagnolo a italiano a malese a italiano a rumeno a italiano, fino allo svelamento del reale contenuto malavitoso-occultista celato nei versi apparentementi innocenti del BRANO. La procedura per arrivare a questo testo l’ho messa a punto ascoltando Helter Skelter al contrario).

 San Valentino ha fatto il miracolo e, guastando dal Cielo il meccanismo di votazione del Festival, ha fatto sì che stasera anche noi sposati potremo riascoltare da capo tutti e quattordici i BRANI (a Sanremo non ci sono pezzi ma solo BRANI, scritti in maiuscolo), senza perderci per strada gli eliminati certi – tipo i Marlene e un misconosciuto cantante qualsiasi, tipo quel Finardi lì.

In attesa della redenzione di oggi, quindi – sono disposto ad assumere anfetamine pur di restare sveglio-, non mi resta che riempire le mie vuote giornate con un report sul nulla a cui ho assistito.

Non ho visto i Marlene (li ho cercati su youtube stamattina, ma poi ho tolto l’audio guardando le sole immagini e pensando nel frattempo al Romanzo Storico come genere in ripresa); non ho visto Emma Marrone (cfr. parentesi precedente); non ho visto Dolcenera (cfr. ecc.); non ho visto Irene Fornaciari (e meno male); non ho visto Arisa, di cui si dicono meraviglie al contrario (in pratica si dicono eilgivarem, e prima di spegnere rabbiosamente tutto considerate che ho dormito tre ore ieri notte); non ho visto, soprattutto, Celentano, Papaleo, le Olimpiadi di Roma e gli abiti delle vallette, tutto ciò, insomma, di cui oggi parla un Paese allo sbando che non ha ancora scoperto il diversivo delle moltov a Syntagma.

Prima che questo pezzo (BRANO) si trasformi in un micidiale articolo del Fatto Quotidiano solo scritto meglio, torno sul pezzo (BRANO) parlando di musica, ancora musica, solo la musica conta e la musica è l’unica vera grande protagonista, e sì, io sono titolato a farlo perché ieri sera, tornando, ho caparbiamente acceso la tv malgrado un sonno d’altri tempi, e ho fatto a tempo ad ascoltare il BRANO di un vecchio vestito di nero con la coda (non ho capito chi fosse, e in ogni caso: du palle), quello di Ninja Zilli – ho scritto davvero così senza volere, e non lo correggo; il BRANO comunque non era né abbastanza sanremese né abbastanza orrendo per essere in qualche modo rilevante -; quello della terrificante coppia Bertè-D’Alessio, nostro vincitore morale finora (un femminiello napopop e un gigantesco Qualcosa, un informe essere rigurgitato dai più oscuri recessi di incubi lovecraftiani, che duettavano su un gelido funk alla Throbbing Gristle fingendo di esibirsi al Festival della Canzone Italiana), e infine il notevole esempio di violenza fisio-psicologica di un Dalla ormai ridotto a pappone di se stesso, che sequestra uno studente e lo manda avanti sul palco tipo pupazzo del ventriloquo a raccontare una compiaciuta storia di frequentazione di mignotte.

Il report completo dei BRANI lo fa qui sotto kekko, che è pagato per farlo; per quanto mi riguarda, stasera guarderò ancora una volta nell’abisso, che guarderà in me, dirige l’orchestra il maestro Vessicchio.

“Clutching forks and knives /
To eat their bacon”
(Anonimo traditional inglese)

****

Parte II // Un video degli Unsane e poi dormo, di kekko (il cantante dei Modà, non il redattore)

L’inizio con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu fa schifo come tutti gli inizi di Sanremo. Dolcenera canta un pezzo senza nessun sottotesto nazo, peraltro sembra non ci sia nessun altro sottotesto. 6.7, il mio cavallo vincente nonostante quasi tutti su twitter stessero urlando PENA E SCHIFO E DISDETTA, questo poco prima di sentire il pezzo di Bersani in botta Tiziano Ferro con un pezzo che parte talmente male da prenotare fin da subito il premio Tricarico. Il premio Tricarico è un premio di incoraggiamento a uno che sembra essere finito sul palco di Sanremo per caso, che prende sempre il nome del vincitore del premio dell’anno precedente –tipo Tricarico aveva vinto il premio Toto Cutugno, etc. Noemi ha i capelli come Maria Antonietta e ricorda un po’ quella cosa che disse Steve Albini, presente no, “sai qual è quella cosa arancione che sta bene in testa agli hippie? LE FIAMME.” A questo punto della faccenda è già finita la possibilità di concepire il Festival di Sanremo come un festival della Canzone, figurarsi della Canzona, e mi sarebbe piaciuto essere il vicino di casa di Infetta o Chiara Ferragni e mettere giù qualche commentino all’estetica, sempre e solo Dolcenera (su Bersani non ho opinioni mie, una su Twitter ha scritto che come sex symbol continua a preferire Pierluigi a Samuele, anche io soprattutto dopo la foto di lui che si scola una IPA da solo in qualche postaccio di Roma). Che poi questa mia cosa sessuale con Dolcenera non mi impedisce di volermi fare in linea di principio anche Chiara Civello, della quale Bastonate era l’unico a sapere TUTTO decenni prima di questo festival, Chiara Civello, la Nicky Nicolai italiana sembra suggerirci Google. In mezzo il gruppo alt-rock anni novanta come ogni anno di corvè a Sanremo, cioè i Francesco Renga in BOTTA stile libero con una linea vocale presa di peso da Pierpaolo Capovilla ed un accompagnamento un po’ melvinsiano, scommessa sicura su un finale vincente e fidatevi di me perché io sono un giurato demoscopico potenzialmente perfetto. La figlia di Zucchero suona come un crossover tra Bianconi e una tizia con le tette grosse a cui batteva i pezzi un mio compagno di liceo (camicione militare verde della pace, insomma) e ha delle mani enormi e sproporzionate e orribili che al confronto quelle di Gianni Morandi sembrano piccole. Fine del festival di Sanremo per me: Torna dentro Morandi, bofonchia due parole, lo vengono a prendere e lui dice una cosa tipo “cazzo succede”, il massimo momento punk del festival. Dopo due secondi metti insieme i pezzi e capisci che è arrivato il momento di Celentano, cioè di spararmi Californication S05E06 (finora la migliore di questa stagione, comunque iper-deludente rispetto agli standard, se Californication fosse finito alla fine della quarta serie sarebbe stato solo un bene). Purtroppo Celentano non ha ancora finito di predicare a fine puntata, quindi inizio a spararmi Trappola di Cristallo. Ho gli occhi gonfi di sonno e il cazzo girato. Riesco a stare sveglio fino ad Emma Marrone e ai Marrone Kuntz: entrambi suonano un pezzo dei Modà, vagamente più ispirato quello di Emma. Alla fine dei Marlene Kuntz Gianni Morandi si avvicina a Papaleo (che per tutta la sera non ha fatto altro che chiedere “dov’è la figa”, essendo entrato solo dopo Dolcenera). Gli dice “senti Rocco? IL ROCK.” Sono esausto. Ho dichiarato la mia sconfitta all’altezza di Bersani e Dio non me la sta rendendo facile. Passo dal tubo e mi sparo un video degli Unsane e poi dormo. Il redattore Ashared Apil-Ekur mi contatta su twitter e mi chiede come sono stati i Marlene Kuntz.

L’ultimo Festival della Storia // SANREMO 2012 R. U. READY?

Immagine

 

SOPA e PIPA ci chiudono tutto! E quando dico “tutto”, intendo TUTTO, ossia anche Megaupload, e con esso le già scarse possibilità che vedevo nel mio futuro per conoscere il finale di Mad Men e quello di Lost. Per chi volesse raccontarmi il resto, a Mad Men sono arrivato al punto in cui lui tradisce la moglie con una darklady-donnaforte, quindi potrebbe trattarsi di una qualsiasi puntata di qualsiasi serie – ah, ho un’altra hint da darvi, però: nella puntata a cui ero arrivato si parlava vagamente di una pubblicità di qualcosa. Riguardo a Lost, invece, ero arrivato a quando il negro resuscita, più o meno. Ora che ci penso, di Lost ho i dvd originali, e il motivo per cui ho smesso di vederlo non è l’on-line piracy act, ma il fatto che faceva schifo. Come non detto. Dicevo però che, con questo atto che stalinamente ci obbligherà d’ora in avanti a pagare le cose in commercio (e io gliela faccio pure passare, ma se qualcuno mi mette una legge che mi impedisce di fottermi le rosette dal fornaio, bè, stavolta scendo in piazza), e che Obama, l’FBI e J. Edgar col naso finto (ma Eastwood, invece di usare quel trucco assurdo, non poteva prendere dei vecchi per la parte dei vecchi, tipo Godano e Tesio?) subdolamente diffondono proprio quando nelle nostre arriva – portato dallo Sceriffo di Nottingham e dai suoi sgherri (o dai Bravi di Don Rodrigo nel nord Italia) – il contocorrente del Canone RAI, a noi due sole cose restano per evitare le conversazioni in famiglia: la televisione e il Festival di Sanremo.

Perché Sanremo è Sanremo, e se proprio ce lo devono far pagare, gliela faremo pagare noi questa volta, ‘sti stronzi, infiltreremo dei nostri agenti nel cast (rock di avanguardia, tipo i Marlene) e davanti agli apparecchi, per scrivere sagaci recensioni che solleveranno le folle ribelli e porteranno la musica giovane e di qualità (Afterhours) in televisione, il cantante dei Cani a capo del governo, e i Tre Allegri Ragazzi Morti agli esteri. Toffolo con delega per l’Afghanistan, Talebani disperati e fine della guerra.

Dicevamo, e se non dicevamo lo diciamo ora: il cast, ragazzi! La più grande dimostrazione con l’albero di Natale che Eliade non diceva cazzate tonanti sull’eterno ritorno – peraltro era una cover di Nice, da cui la canzone di Zucchero che anche quest’anno manda in terra quella gran cozza della figlia (ricordate la hit, “Sono down, down…”?) a terrorizzare i più piccoli – sfoggia quest’anno dei veri e propri pezzi da novanta.

 Riesumati dalla tomba come quello di Lost, guidano la cavalcata i principi della reunion, i Matia Bazar, con una formazione ormai ambigua e raccogliticcia oltre il lecito (due ex-componenti di varie reunion anni ’80, Pete Best, Radu al centro e Stankevicius sulla fascia) e il loro pianolone d’assalto; unica altra contendente per la vittoria finale (parlo del premio Bastonate), la Berté, direttamente dalla notte dei tempi, resa irritabile e schizoide per il fatto di non essere stata citata nella autobiografia di Agassi, e contenuta da Gigi D’Alessio che tiene eshperienza.

 

Basterebbe questo per un gigantesco SOPA (che significa “zitti!” in greco) a tutti i detrattori, ma c’è, naturalmente, di più: la Rita Pavone della no-wave post-punk, cioè Dolcenera, magra, così magra da essere praticamente uno dei Marlene; i Rita Pavone della no-wave post-punk, cioè i Marlene magri, così magri da essere praticamente il braccio di Dolcenera; Samuele Bersani, cautamente intelligente e dalle tinte morbide e calde (che du coioni, ritira il premio della critica fin d’ora e non farti mai più vedere); Pierdavide Carone in full-frontal naked (non so chi sia Pierdavide Carone, di lui so solo che è giovane e brutto, ma spero di ottenere in questo modo molti contatti e numerosi elogi dalle ragazzine sue fan); Arisa che ha scoperto la propria femminilità e ora ce la fa pagare a noi; la Phil Anselmo del pop italiano, Emma Marrone, che canta per l’occasione un brano composto da Kekko, leader di Bastonate e dei Modà, in full-frontal naked anche lui; e poi due-tre minori, la Civello, Nina Zilli, tale Finardi.

Come avrete capito, la fotta è tale e tanta che neanche le gigantesche mani (a Roma “mano”) di Morandi (“Morando”) potrebbero ridurla. I telespettatori già accendono la tv, la SIAE prepara i bollini per i dischi (SOPA ci chiude i torrent), quello di Mad Men tradisce la moglie che tanto ai suoi tempi c’è al massimo la Motown: pagate il canone, e state sereni, che un mondo più giusto si appronta.