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Mark Lanegan – Blues Funeral (recensioni di mille e passa battute come quando eravamo giovani)

L’onda dei pezzi che stanno uscendo sull’ultimo album di Mark Lanegan sta concentrandosi abbastanza sul fatto che i suoni elettronici presenti in qualche pezzo dell’album possa lasciare spiazzati i fan di vecchia data e togliere qualche consenso all’album, nel quale comunque è assolutamente possibile riconoscere la penna dell’Uomo in tutta la sua smagliante forma. Ecco, per prima cosa IO ho passato quasi una ventina di anni ad ascoltare musica ai limiti dell’ascoltabile, e so che non è una cosa per cui tirarsela ma mi sembra comunque molto arrogante da parte di un critico venirmi a dire che penserò tutto il male possibile di un disco solo perché dentro ci sono due pezzi di elettronichina scrausa. Seconda cosa, l’elettronichina scrausa in un paio di pezzi è DAVVERO l’ultimo dei problemi dell’ultimo disco di Lanegan, una robetta con due pezzi decenti che se fosse uscita a nome Pinco Pallo si sarebbe stato “Pinco Pallo fa roba alla Mark Lanegan, solo che Mark Lanegan è Mark Lanegan e Pinco Pallo è appunto Pinco Pallo”. Poi sì, NON è un disco atroce di quelli che ti fan venir voglia di scendere in strada e rigare macchine a caso, magari a sforzarsi ci si tira fuori tre o quattro pezzi decenti. Bel risultato, complimenti, viva la figa, viva Dio, la musica è in formissima. Vaffanculo.

Navigarella (BLACK METAL THANK YOU)

Due o tre robe nuove per stare bene.


La prima è il primo pezzo dal nuovo disco di Mark Lanegan, un tremendo pezzo di rock del cazzo* vagamente ispirato al baratro in cui sono caduti i QOTSA da quando qualcuno ha iniziato a cagarli seriamente e/o a un milione di altre cose fatte prima, meglio e con più sangue al cervello e sulla traccia. Non voglio ricominciareHaters gonna hate, dice la gente pensando a quelli come me, quelli che non s’accontentano, quelli a cui non piace il rock pregevole. Io oggi ho pensato che Mark Lanegan è tipo la mia ex-fidanzata, quindi tanti saluti -insomma, ok lasciarsi in pace ma ci stareste male anche voi se la vedeste troieggiare e pippare coca nei bagni dei locali fighetti assieme a Greg Dulli e Isobel Campbell.

[vimeo=http://vimeo.com/30931337]
Per stare bene, o per STARE BENE, arriva il cock-teaser del prossimo disco semestrale dei nostri eroi Pontiak, the Will Oldhams, the Marco Caizzis, i più grandi rappresentanti contemporanei dello sgrattoa-rusty, l’ultimo gruppo folk rimasto in terra. Il nuovo disco sarà bellissimo perchè quello che i Pontiak fanno ha sempre un senso e alle volte il senso è quello di suonare una cosa. Il prossimo disco uscirà sempre per Thrill Jockey e si chiama, boh, non mi ricordo, però esce a febbraio.


Eccezion fatta per Andrew WK, che si ripresenta al suo meglio (cioè ancora I Get Wet, che lo riascolti e ogni volta lo trovi più bello e più grosso e più importante) con un video epocale che ridefinisce la nostra epoca a livelli tipo che per oggi e domani siamo a posto.

 

*introducing ROCK DEL CAZZO come genere musicale. Mi è venuto in mente l’altro venerdì sera, stavo in una birreria assieme a certi amici miei e suonava questa specie di cover band potenziale, solo che invece dei pezzi dei Sabbath facevano roba originale. Ecco, ROCK DEL CAZZO è quando suoni musica che -nonostante le etichette ci abbiano investito soldi giganti sopra- non vende un disco nel mercato specializzato dal 1988, eccezion fatta per i gruppi precedenti. Quelli la cui massima aspirazione è smettere presto al lavoro per andare a fare le prove, che passano due domeniche a dipingere il lenzuolo col logo della band eccetera. Il rock del cazzo è tendenzialmente un genere molto più nobile e glorioso di qualunque altro genere musicale partorito dalla discografia occidentale: non è duttile, non accetta compromessi, puzza di birra, si copre volentieri di ridicolo e forgia gli uomini nel ferro degli Dei, ma è comunque rock del cazzo.

Come cazzo stiamo messi con Mark Lanegan.

(la miglior locandina dei Malleus ever)

In questa cerchiamo di fare un conto di quanto ci sia costato emotivamente essere fan terminali di Mark Lanegan lungo tutti gli anni duemila. Il sodalizio con Mike Johnson (bassista dei Dinosaur Jr nella loro miglior formazione e deus ex-machina degli episodi più significativi della carriera solista del cantante dei Trees) si interrompe nei primissimi duemila, non si sa per quale ragione. Sulle prime l’Uomo si chiude in studio assieme al giro QOTSA, non ancora esploso a livello planetario, e inizia un sodalizio che andrà avanti a bocconcini per almeno un lustro. Nel 2004, anticipato da un modesto EP, esce un modesto album dal titolo Bubblegum. Ai tempi sembrava chissà che cazzo, ma era già intuibile lo scarto di maniera rispetto anche solo al pacificatissimo Field Songs (che ancora aveva Mike Johnson in forze). Del resto ai tempi potevi mettere Mark Lanegan sul palco a recitare l’elenco telefonico, uscire dalla sala e raccontare ai parenti di aver visto la Luce. Da lì in poi Mark Lanegan è diventato come credere in Gesù nel periodo in cui non faceva più i miracoli: un disco penoso con Isobel Campbell, lavori a cottimo per l’ormai sterminata famiglia QOTSA (Desert Sessions, Auf der Maur, etcetera), il patetico sodalizio con Greg Dulli (Twilight Singers e il progetto Gutter Twins), le collaborazioni più o meno estese con Soulsavers e simili. Nella seconda metà degli anni duemila Mark Lanegan è passato dall’essere uno dei cinque-sei grandi cantautori dell’età contemporanea ad incarnare la versione in scala del bluesman prezzolato alla BB King, guest-starring di dischi a cas(zz)o che danno sempre e solo misura dell’uomo come cottimante in giro per i bassifondi del rock. Una messe di album prima irrilevanti se non per il contributo di Lanegan e poi NONOSTANTE il contributo di Lanegan. Per trovare un disco figo con lui alla voce occorre attendere il recentissimo ripescaggio dell’ultimo album perduto degli Screaming Trees.

Ora salta fuori che nel febbraio del prossimo anno, per la prima volta dopo otto anni, uscirà un nuovo disco solista di Lanegan. La ciurma che lo compone non reca traccia degli ultimi contributori, se non in forma di guest stars estemporanee. Non c’è nemmeno Mike Johnson, figurarsi: l’ossatura del gruppo è composta dall’ex-PJ Jack Irons (quello che aveva passato il demo a Eddie Vedder, se v’intendete di quelle robe) e Alain Johannes (anche produttore). Non ci sono anticipazioni al momento, ma già l’annuncio ci servirà a fare i conti col presente di Mark Lanegan IN QUANTO Mark Lanegan invece di continuare a considerare le sue apparizioni qua e là come indici di qualcosa. E magari decidere una volta per tutte se è il caso di relegarlo nel limbo degli artisti ex-fighi o liquidare il suo periodo lontano da se stesso e dai dischi a suo nome come un decennio sabbatico. Non punto soldi sulla seconda.

L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – 13-19 giugno 2011

Godo.

 
Devastato dalla notizia della morte di Seth Putnam e dall’ansia pre-quorum ieri all’agendina dei concerti non ci ho nemmeno pensato; oggi imparo che c’erano i Cinderella all’Estragon (trentacinque euro), ma tanto chi ascolta i Cinderella difficile che legga bastonate, e comunque grazie a Dio gli anni ottanta sono finiti (lo diceva anche Jovanotti). Questa sera gran scorpacciata post-metal al Blogos con The Ocean, Intronaut, Red Fang, Earthship, quelle belve dei nostri Murder Therapy e molto altro ancora; dalle 20 su due palchi, sedici euro. Mercoledì se non siete a vedere Stooges e Social Distortion in quella trappola per topi legalizzata  in mezzo ai bauscia, c’è Eugene Chadbourne al bar della Montagnola (dalle 21), come a dire l’occasione di vedere Gesù Cristo con il banjo al collo; se invece non sapete chi sia Eugene Chadbourne, non oso pensare con quale aberrante chiave di ricerca siate potuti giungere fino a qui (comunque non troverete quello che cercavate). Per il resto MeryXM interlocutorio e scarica di elettrojazz al Bartleby (entrambi gratis dalle 20.30). Giovedì delirio post-qualsiasicosa all’XM24 con City of Ships (post-HC), Magdalene (post-HC pure loro), Valerian Swing (post-rock) e You, Me & The Coffin (post-punk, speriamo meglio del nome); dalle 22, quattro euro. Venerdì (17, grattatina di maroni di prammatica) non mi risulta niente di degno di nota, a meno che non consideriate Samuel Katarro (a Villa Serena), Cisco (a Ca’ de Mandorli) o Le Braghe Corte (al parco Dozza) degni di nota. Magari salta fuori qualcosa nel frattempo (speriamo). Ah, apre il Bolognetti. Sabato pomeriggio inaugurazione della mostra Vinile Futuro Anteriore con convegni e dj-set a tema, al Museo della Musica. Poi c’è una gran sbornia reggae al Parco Nord: Jah bless. Altrimenti gli OfflagaDiscoPax gratis al Bolognetti; per tutto il resto tocca emigrare. Domenica zozzume d-beat al Nuovo Lazzaretto con Slakattack, Reanimaniacs e La Prospettiva (dalle 22).
Se poi nel weekend siete in vena di gite fuori porta prendete in considerazione l’edizione 2011 della NO Fest a Torino, un sacco di gruppi pestoni e per i reduci la reunion dei Franti: ce n’è per tutti i gusti.

 

 

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