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il pezzo serio.

Questo pezzo non parla di niente. È una specie di abbozzo di cose che succedono e se non esistesse il blog omonimo si sarebbe chiamato Pop Topoi, ma ovviamente se non ci fosse stato il blog non mi sarebbe mai venuto in mente e tutti saremmo più snelli e felici, ivi compreso il pezzo che sto scrivendo il quale sarebbe stato defalcato di due o tre righe MA se non cito Pop Topoi almeno una volta ogni due settimane mi esplode il cervello. Per ora la chiameremo PIPPONE. La principale notizia musicale del giorno è che in una New York inguaiata dalla testa ai piedi col CMJ, aka invasa da un esercito di indie-reporters tra cui persino qualche sparuto amico mio, i Daft Punk hanno suonato al Madison Square Garden sul palco dei Phoenix, o viceversa. Pare che della partita facesse parte anche Wavves, il mio pop-rocker contemporaneo preferito partendo dal fondo. In altri posti ed altri palchi la nuova America del rock faceva bella mostra di sé con la stessa colpevole nonchalance con cui ti spurghi il naso con l’anulare di fronte a tua madre durante il pranzo di natale per fare sfoggio del tuo ateismo. Questo dei Daft Punk assieme ai Phoenix naturalmente è un naturale punto d’arrivo della musica ed una piccola morte dell’orgoglio mainstrindie, e somiglia molto metaforicamente a un ciclo di reincarnazioni buddiste bruscamente interrotto dagli zombi che mordono la musica viva infettandola e rendendola una di loro, da cui ovviamente si capisce che a dispetto di ogni ragionevole previsione l’attesissima colonna sonora di Tron Legacy farà CAGARE A NASTRO e conterrà almeno un dirigibile nero, cioè l’unica vera freccia all’arco dei Phoenix. Mentre succedeva tutto questo (non tenendo conto del fuso orario) io stavo ascoltavo una ragazza (la mia) leggere una fiaba della buonanotte a sua nipote intitolata L’amico del piccolo tirannosauro, un grandioso precipitato di cultura pop che contiene tirannosauri, topi, animali strani ed informi, cucina faidate, amicizia, cose verdee e –del tutto a sorpresa- Wolfgang Amadeus Phoenix in persona, fagocitato e cacato via dal Piccolo Tirannosauro pochi secondi prima dell’inizio della storia a segnare il principio di una nuova necessaria ondata di vitalità barbarica (cit.). La cosa più divertente ed autoironica del tutto è che per il viaggio d’andata verso la casa in cui veniva raccontata la storia avevo trovato necessario incaponirmi per avere un best of di Beyoncè (informalmente fomentato da un post di Colasanti), a costo di dovermene fare uno con le mie mani. Il che non sarebbe stato difficilissimo, considerato il fatto che un best of di Beyoncè che si rispetti contiene solamente Crazy in Love, il guest starring in Telephone di Lady Gaga (che comunque già possiedo nella mia copia di Fame Monster, anche se ormai è troppo rigato e devo cambiarlo) e ovviamente Single Ladies, una canzone il cui ritornello potrebbe essere storpiato nell’espressione Boia d’e singulèri, un moccolo inoffensivo che non sapendo cosa significa esattamente non sarei in grado di tradurre se non come Bioparco, cercando di svicolare sul senso e droppare l’argomento prima di incappare in qualche domanda scomoda e tendenziosa –per quanto immaginare Beyoncè che smoccola un tanto al chilo mentre balla sorridente a grappoli di tre  è BELLISSIMO e importantissimo e più pop di qualsiasi cosa abbia fatto Stefani Angelina Germanotta questa settimana (non essendo occorsi questa settimana i VMA, nel qual caso la gerarchia sarebbe stata ristabilita a forza di calci e bistecche di manzo). Curiosamente scopro che qualcuno ha già pensato di fabbricare un best di Beyoncè, e riesco ad accaparrarmi un torrent in sedici secondi contenente una decina di pezzi con dieci remix ad opera di cani e porci. Il mio universo collassa. Riesco comunque a masterizzare un CD, lo metto su e prima di imboccare la superstrada mi torna il bisogno fisico di ascoltare un disco a caso degli Husker Du, il che significa che l’overdose di pop becero e brutto (la musica brutta è migliore, e qui cito un gigante come Fabrizio Ferrini, tra i più grandi conoscitori di musica che abbia mai conosciuto) sta passando in favore del sempiterno noiosissimo concetto di non passa più. Il video di Single Ladies è talmente DROGA che in qualche modo sono costretto a ipotizzare complotti, tipo che nella versione uncut (quella che passa su Vimeo, perchè su Vimeo tutto è più verdeo che su Youtube) ogni trenta secondi appare la gigantesca scritta OBEY. Il gancio con gli Husker Du serviva solo per dire che oggi ho anche pensato ai live più belli e importanti della storia del rock e me ne sono uscito fuori con una lista su Twitter, che riposto qui perchè su Twitter io non sono un cazzo di nessuno:
#1 Replacements al CBGB’s, circa 1984, ubriachi fradici, cover di Sabbath/REM/Beatles, musica che viene da Dio e a lui ritorna
#2 Husker Du – Camden Palace, Londra, 1985 (audio). bottona. la miglior celebrated summer mai suonata tra quelle che ho sentito.
#3 Rollins Band -Live 87/88 (dal cofanetto Audio Airstrike Consultants). Gun In Mouth Blues dieci volte meglio dell’originale, cioè dieci volte meglio della musica rock,
#4 Brutal Truth – Goodbye Cruel World, spiegazioni pleonastiche.
#5 Suicide – 23 Minutes Over Brussels. vabbè.
#6 Stooges – Metallic KO (in realtà qui ci avevo messo i Pearl Jam a Seattle 2000, poi ho visto la vita superarmi e farmi il dito).
#7 MC5 – Kick Out The Jams.
#8 Slayer – Decade of Aggression.

e qui mi interrompo per mettere nono e decimo a pari merito tutti i dischi e le cose dal vivo che non ho in mente in questo particolare momento. Naturalmente non intendo dire che preferisco Stooges, Suicide ed MC5 agli Slayer, nè che in qualche modo il live degli Earth col pezzo pallosissimo di settanta minuti uscito su Megablade sia in qualche modo inferiore a 23 Minutes Over Brussels. Come potrei? Il problema naturalmente non sarebbe nemmeno quello. Su twitter la situazione si incaglia invece perchè il live preferito dei Pearl Jam di GiorgioP è un altro. GiorgioP è un fan degli ultimi Converge, di Vasco Brondi, dei Sonic Youth e di tante altre cose che rivelano sostanzialmente la confusione emotiva che la sua generazione continua a fare tra scorrettezza politica e dare opinioni non richieste. In questo senso il consigliatissimo blog di Giorgio, nonchè il celeberrimo tlog che a lui fa capo, sono la forma più compiuta di nostalgia anni novanta messa in scena sul web in questo momento. Primo perchè nel blog di Giorgio in linea di principio ci scrivo anch’io, secondo perchè Giorgio è anche un fan di Justin Broadrick e terzo perchè io negli anni novanta a GiorgioP NON LO CONOSCEVO, e questo è indice di tante cose, la prima delle quali è che prima del 2000 non ho mai visitato Roma. Uso le ultime dieci righe per un’autocritica e per fare una sponda. La prima si basa sul fatto che quando mi metto a scrivere senza un argomento potrei andare avanti per giorni e giorni, anche se in genere arriva (metaforicamente parlando) qualcuno che mi toglie da un tavolo di blackjack che sto sbancando per portarmi a vedere Tab Jones, la seconda è che parlando di metafore una domanda MOLTO interessante è perchè i tre dischi più caldi dell’alternative italiano (Verdena, Marlene Kuntz, Le luci della centrale elettrica) hanno tutti e tre un titolo che è una palese e definitiva metafora delle seghe?
Il nuovo Le Luci della Centrale Elettrica si chiama Per ora la chiameremo felicità.
Il nuovo Verdena si chiama WOW.
Il nuovo Marlene Kuntz si chiama Ricoveri virtuali e sexy solitudini.
Un’altra domanda che mi sto facendo da ore e ore è se l’uscita quasi contemporanea del nuovo disco delle tre formazioni sia o meno la più meschina e pianificata alleanza contro l’italiano corrente degli ultimi venti o trent’anni. Poichè la risposta non è particolarmente interessante passo oltre, nel disperato tentativo di non passare per un fan dei Verdena anche se di fatto i Verdena (per motivi a me ignoti) mi son sempre piaciuti UN CASINO, anche Il suicido del samurai, anche il Grande Sasso, tutto quanto. Se è per questo arrivai anche a consigliare caldamente Vasco Brondi a m.c. in tempi non sospetti, ammesso e non concesso che per Vasco Brondi siano esistiti tempi non sospetti. Gli dissi che mi ricordava il primo Carboni e questa cosa mi mandava fuori. Qualche mese o anno dopo, al concerto degli Ex con Mekuria, m.c. mi risponde che credo di aver capito LLDCE, davvero, insomma, il fascino che può esercitare, insomma, portami a bere dalle pozzanghere, va bene, ma ecco… anche no. Decretai la sua vittoria formale e sostanziale, in larga parte perchè nel frattempo avevo girato il culo e perso interesse in Brondi e in qualsiasi altra forma di cantautorato ad eccezione di Fausto Rossi e Piero Ciampi, e mettiamoci dentro pure il riunito Edda che tirò fuori in quello stesso periodo un disco che ho ascoltato una volta a dir tanto ma che, insomma, non è che ci puoi dire molte cose contro. Nell’attesa dunque che i tre mammasantissima del rock italiano caghino fuori il loro ovetto d’oro, mi segnalano che Ari Up muore di una malattia contro cui stava lottando, che John Lydon era il suo patrigno e che il Kindergarten di Bologna è stato chiuso per storie di droga sgamate da un’inchiesta di Repubblica. Pare che nonostante fosse appunto coinvolta Repubblica, il Ministro della Cultura non abbia detto un cazzo di niente in merito. Non che io sia mai stato al Kindergarten, ma se tagliano la programmazione rischio di vedermi saltare l’agendina settimanale dei concerti. L’unica altra cosa rimasta da dire è che questa settimana Indie Passere ha aggiornato, e qui mi interrompo perchè voglio scrivere un pezzo per Maps sulla ristampa del primo disco degli Earth prima che il gallo canti. Ora che ci penso qua intorno di galli non se n’è mai sentito uno, quindi Francesco e Jon se la possono anche andare a prendere nel culo fino a domattina. Sapete quale potrebbe essere un’idea davvero STUPIDA? Infarcire il post di foto del piumone su cui sto sopra in questo momento.