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Il listone del martedì: OTTO MAGLIETTE DI GRUPPI CHE HO INDOSSATO ANCHE SE ASSOLUTAMENTE VERGOGNOSE

Per ogni maglietta supercool e attira-femmine che avete acquistato al banchetto ufficiale e via internet (cfr, post ad argomento simile ma incentrato su un problema diverso), ce ne sono dieci cento e mille partorite da persone del tutto prive di ogni gusto estetico (molto presenti nel giro-musica, peraltro) che si dannano l’anima e il culo per metterti in imbarazzo se hai intenzione di portare il loro segno. La maglietta rock merdosa è il primo passo per la fidelizzazione del ragazzino al genere musicale in oggetto: se sei disposto a indossare una t-shirt nera due taglie più larga stampata con l’asfalto, sei disposto anche a compare le edizioni limitate dei dischi con le bonus track e/o a fare tre ore di fila per entrare in uno stadio stracolmo di gente ubriaca (e molesta e puzzolente e irrispettosa verso vita umana) a metà luglio all’ora di pranzo. Con il tempo inizi a comprendere cosa vuoi dalla vita e che c’è una via personale alla frequentazione della musica, ma una maglietta ogni tanto tocca comprarla per dare soldi al gruppo, o perchè con tutto quel che può essere successo ai Korn negli ultimi dieci-quindici anni le magliette con scritto KORN (R rovesciata, grazie) sono ancora ideologicamente più commestibili di quelle con scritto NIKE o A NOI o HASTA SIEMPRE -meglio dimostrare che non capisci un cazzo di musica piuttosto che dimostrare che non capisci un cazzo della vita. La maglietta cafona e piena di sfregi, da sempre appannaggio di ragazzini coi brufoli alla disperata ricerca di un’approvazione sociale, è recentemente tornata di moda e fa bella mostra di sè negli scaffali di H&M e Zar(r)))a e simili, solo un altro modo di qualche genio del marketing per dimostrarci che la nostra cultura ha fatto il giro e quello che stiamo comprando non sono maglie e pantaloni ma l’idea che le maglie e i pantaloni ci porteranno dentro al culo di qualche ragazzina e che sabato sera ci ubriacheremo fino a SBOCCARE, anche se l’ultima volta che ho sboccato è stata un anno fa e secondo me il cibo era guasto (fischiettare) e il giorno dopo sembrava stessi facendo il cosplay di The Walking Dead. La presente è una lista di magliette improbabili che fanno parte del mio curriculum vitae, è costata un doloroso processo di autoanalisi e prima di giudicarmi pensate alle VOSTRE maglie, anche a quelle che avete comprato e mai indossato, anche a quelle che avete pensato di comprare e poi vi siete trattenuti per un dono di Dio e per un anno avete rosicato pensando “ehi cristo se solo avessi preso quella maglietta coi cavalli alati fatti con il glitter”. Scommetto che la vostra lista è molto più triste e brutta della mia. Il che ovviamente non mi giustifica.

GUNS’N’ROSES

Ho avuto anche io il mio periodo di fanatismo per i Guns’n’Roses, che allora appunto si chiamavano Guns e sfoderavano una serie di magliette allucinanti. Le magliette dei Guns erano brutte in blocco, eccezion fatta forse per quella con la copertina di GnR Lies, non è vero, era brutta in culo anche quella ma in qualche modo vederle addosso alla gente brutta e media come me funzionava da livellatore sociale e ti introduceva in un mondo di cose segrete e recondite in cui nonostante tu passassi il tempo ad ascoltare ballatone rock senza nerbo ti sentivi di trasgredire l’establishment, generando tra l’altro un’incredibile assonanza tra establishment e buon gusto. Se eri pronto a fare schifo con una maglia piena di sbocchi di sangue stampata con la vernice per l’asfalto? Eccotela. Sei pronto per il prossimo livello? In questa maglia Axl si tocca il pisellino. Nella prossima sarà Slash a toccarselo, poi sarai pronto per sfoderare la maglietta con Eddie e quando invecchierai il serpentone di The Great Southern Trendkill. Il paradiso di queste magliette, per quanto riguarda il periodo 12-14 che contemplava l’idea di portarne una, era l’abbazia di Pomposa, che se non lo sapete sta a Pomposa e se Pomposa non è un luogo non lo sapevo io. C’erano due o tre banchette che vendevano magliette di gruppi e gadget tipo i portafogli dei gruppi o anche roba più astratta e teorica tipo le stelline ninja e i nunchaku ma quelli li potevi trovare anche in posti tipo i borghi medievali. La miglior maglietta dei Guns comunque era il faccione del cristo serigrafato tipo Che Guevara e la scritta Kill Your Idols. Che ideologicamente non si sa bene se fosse un invito alla guerra santa (Gesù che dice di uccidere gli altri idoli) o un diss casuale contro Gesù Cristo, probabilmente nessuna di queste due cose ma insomma, una bella botta culturale per gente che non sapeva si sarebbe dovuta fare altri cinque anni di scuola per sapere che esisteva la parola iconografia.

LITFIBA

Ho visto i Litfiba dal vivo tre volte, una per il tour di Terremoto e due per quello di Spirito. Piero Pelù era Satana, o forse no ma m.c. lo scrive sempre e quindi è vero. All’ultima data dei Litfiba a cui ho assistito la mia fede in Piero Pelù era già traballante, in qualche modo, ma non mi ha impedito di comprare una t-shirt al banchetto delle magliette del gruppo, peraltro sponsorizzato durante il concerto con proclami tipo “solo quel banchetto contiene il merchandising ufficiale”. Tra l’altro mi sfuggono le dimensioni del business delle magliette non-ufficiali e come possa qualcuno imbarcarsi in una vita fuori dai concerti grossi cercando di venderle -intendo, quello che mi sfugge è proprio l’identikit di quello che si compra la maglietta tarocca dei Coldplay, fermo restando che se sopra c’è scritto COLDPLAY senza errori di stampa la maglietta serve al suo scopo come le originali, ma l’idea generale intendo. Come del resto il biz dei bagarini, ecco, un’altra cosa che mi sfugge totalmente, sarà colpa mia. Comunque: nell’ultima data che vidi dei Litfiba Piero Pelù era in superbotta con la storia di Mururoa e i Litfiba sfoggiavano a gran vista il loro (credo) nuovo simbolo, il cuoricione con le corna. Il tutto si fuse magicamente in maglietta con scritto STOPPA IL NUCLEARE che comprai e indossai spessissimo, per ragioni che al momento mi sfuggono. Fu più o meno a quei tempi che la mia trippa iniziò ad esplodere, cosa che portò la parola NUCLEARE a deformarsi in basso per l’ilarità di certa gente che frequentavo in quel periodo. Sei o sette mesi dopo la maglietta era diventata brutta e non-indossabile, alla faccia della qualità del merchandise ufficiale, e fortunatamente la questione venne chiusa.

BRITNEY SPEARS

Possiedo una maglietta serigrafata da Legno, c’è stampata sopra la foto di Britney Spears e nella canotta di Britney Spears c’è scritto FUGAZI. Naturalmente è una delle mie t-shirt preferite, alla pari di quella col codice a barre che vi spiegherei ma vi voglio anche bene, e poi c’è quella dei Putiferio e quella dei Matmos con un blob che non si sa cosa sia ma molto bello, eccetera. Come qualcuno potrebbe avere intuito leggendo Bastonate, vivo in Romagna. questa cosa c’entra col resto perchè quando abbiamo avuto la prima e unica conversazione sulla mia maglietta c’erano signori di cinquant’anni che mi hanno chiesto perchè portavo una maglietta del genere e io ho cercato di spiegare il concetto, artista superpop con maglietta di gruppo superpunk. Uno risponde “Oh, pensavo che c’era scritto figaza“. FIGAZA in dialetto romagnolo vuol dire, uhm, brutta figa o mezza figa, ma non rende bene l’idea. FIGAZA è quando una ragazza è brutta ma crede di non esserlo o quando una ragazza sempre brutta si tira in modo improponibile, o cose simile. Non credo che saprei definire FIGAZA una singola persona che conosco, d’altra parte io non sono quel che si dice un maschilista. Per essere sinceri la mia fidanzata mi descrive dicendo “te basta che respirino”. Io di solito rispondo che non è necessario, e questa è una storia sul fatto che la gente non è tenuta a recepire il messaggio.

CATHEDRAL

Nel periodo Endtyme i Cathedral iniziarono a girare con delle t shirt a manica lunga ORRIBILI, con un teschione brutto davanti stampato su un torso bianco e le maniche nere, tipo per capirci una maglia da baseball con un teschio sopra, una scelta pacchianissima. Quando arrivavi al bancone, comunque, puntavi la maglia e la compravi. Il motivo era una geniale mossa di marketing di Lee Dorrian, che sul retro della t-shirt aveva stampato a caratteri cubitali la scritta DEATH TO NU-METAL!, punto esclamativo incluso, che occupava tutta l’altezza della maglietta. Anche qui una cosa che travalicava i generi, nel senso che la compravano più i nu-metallari che i metallari di stretta osservanza (i metallari di stretta osservanza non usano magliette bianche nemmeno ad agosto), ma l’impatto era assicurato e se non fosse per l’effettiva bruttezza del resto l’avrei portata fino ad oggi e non sarebbe finita a fare il pigiama della mia morosa.

CRIPPLE BASTARDS

Questa l’ho razziata via da una distro di Cesena (si chiamava xforthekidsx) negli ultimi giorni di vita assieme a qualche decina di altri dischi. Il tizio, che si chiama Paso, mi dice “vabbè io la maglietta te la do poi alla peggio la metti per dormire”, e ad essere sincero l’avrei pagata pure a prezzo intero. La verità è che molte di queste t-shirt è impossibile metterle anche per dormire, a meno che non si viva e dorma da soli in un tugurio di merda circondato dal nulla assoluto e senza gente che ti piomba in casa O con gente che ti piomba in casa uguale a te, vale a dire che certe magliette le può mettere sì e no Gaahl e gente così. La maglietta dei Cripple Bastards, sottotitolo MASSACRECORE, mostrava nel davanti un bambino coperto di sangue e nel dietro un bimbo coperto di sangue con in mano un’accetta e qualche cadavere ai piedi. Tutto bello stampatello e rosso brillante con tanto di date del tour, gentile concessione dei gruppi ad una ulteriore in-vestibilità dell’insieme. Roba che compri a prescindere, naturalmente, ma a volte è semplicemente troppo difficile contestualizzare.

BLACK BREATH

Sempre alla voce iconografia, una maglia che ho comprato tipo l’anno scorso e adoro indossare tuttora è stata stampata dai Black Breath (un gruppo crust-metal di qualità sopraffina su Southern Lord) e consta di un diavolo con le tette e il pisello barzotto che ghigna in faccia a chi guarda. Ciao, sono un diavolo con le tette e il pisello barzotto, amami. Ho anche magliette con cani teneri grattati da gatti teneri e insomma, ho la presunzione che una persona mi giudichi sulla base del complesso, ma la domanda rimane -non credendo io a Satana nè alla Santa Inquisizione nè al metal nè alla malvagità dell’uomo, che cosa me ne viene dall’indossare una maglietta con sopra stampato un diavolo con tette e pisello barzotto? Difficile a dirsi, ma ho il sospetto che mi ostinerò a portarla finchè lo scolorimento naturale non lascerà intravedere l’immagine di Cristo come nella sindone e probabilmente la scritta KILL YOUR IDOLS sullo sfondo.

SEPULTURA

Ma CERTO che ho posseduto la maglietta della nazionale brasiliana con scritto sopra SEPULTURA a caratteri totalitari (grazie napo). Chiunque la possedeva, in quegli anni. Non è vero, ma sarebbe stato carino da parte vostra indossarla e farmi sentire meno solo. L’età poteva essere intorno ai vent’anni, Roots era uscito, i Sepultura si erano sciolti e io portavo alto il vessillo di un’epoca ormai tristemente conclusa (oggi faccio fatica a riascoltare i dischi del gruppo, sono invecchiati di merdissima). La maglietta, essendo gialla e vagamente imparentata col calcio, poteva essere indossata in contesti pubblici tipo al lavoro. Il problema era che in quegli anni LAVORO voleva dire fare il commesso nel negozio di alimentari di mia mamma, e questo voleva dire avere a che fare con signore di sessant’anni che consideravano morale scavalcare la fila e litigare per l’ultimo filone di pane montanaro che dieci giorni dopo mi riporteranno indietro per grattarlo ma immorale che uno dei commessi avesse scritto SEPOLTURA a caratteri totalitari (grazie napo) sulla maglietta. Col senno di poi probabilmente sono d’accordo con loro.

SMART COPS

Ho ascoltato due pezzi degli Smart Cops ma possiedo una loro maglietta. O se devo essere esatto non è una maglietta degli Smart Cops, è una maglietta-test stampata dal tizio di Serimal che l’ha riempita di immagini per stampare le magliette degli altri gruppi e gli Smart Cops sono semplicemente l’immagine più in vista. Ad essere sincero sono anni che mi volevo stampare qualche t-shirt con il logo di due gruppi, che secondo me è l’idea più bella che ci sia. Michele l’ha fatto per questioni di servizio. Le magliette le trovate qui, la maggior parte non sono assolutamente indossabili (compresa la mia, che in effetti non ho mai indossato e dubito che lo farò mai essendo pensata per esser data in regalo) ma sono tutte molto più belle e interessanti di qualsiasi maglietta che avete posseduto o possiederete mai.

RIVAL SCHOOLS – PEDALS (se lo sapevo smettevo in tempo)

(non è la ristampa di Power Corruption & Lies)

Quando uscì United by Fate, era il 2001, fu come se piovesse realtà dal soffitto della cameretta. La band che l’aveva inciso si chiamava Rival Schools e figurava come il primo progetto post-Quicksand di Walter Schreifels ad arrivare alla pubblicazione di un disco. United by Fate era una specie di informale rivincita dell’FM-rock su tutta una serie di movimenti di mercato volti a sommuovere l’impianto di base per farlo sembrare sempre più post (gli anni del crossover, At The Drive In etc): un disco che era bello senza essere qualcos’altro. A volte serve solo un bel disco. Serve a farci rendere conto che nonostante quel che importa alla fine della fiera sono le canzoni. Su United by Fate le canzoni c’erano alla grande, spaccavano più o meno tutte e hanno creato una base di fan insospettabili che ha tenuto abbastanza nel tempo da lasciare qualcuno col fiato sospeso alla notizia della reunion e/o di un disco nuovo. Me compreso, probabilmente: Walter Schreifels è uno dei miei scrittori di canzoni preferiti di sempre. Basterebbe Start Today, ma Manic Compression potrebbe essere semplicemente uno dei dieci più bei dischi rock di SEMPRE (voi e i vostri cazzi di bob dylans, diceva un tizio della mia città). Ma anche i periodi più opachi della sua carriera, tipo Walking Concert e il disco solista dell’anno scorso, pisciano sopra a chiunque. Il problema che abbiamo a questo giro, invece, è che il nuovo disco dei Rival Schools (titolo Pedals, etichetta PhotoFinish/Atlantic, copertina che sembra un Monet periodo cieco o un effetto blur casuale di Photoshop, o tutte e due) è una ciofeca. Un disco pensato composto e inciso con la seria intenzione di 1 suonare identico a United by Fate, 2 pagare la bolletta della luce e 3 (probabilmente) giustificare un reunion tour adunastronzi sufficientemente capillare. Nella fattispecie, Pedals contiene più o meno la stessa scaletta di allora (tipo: un pezzo tirato, un pezzo emo, un pezzo quasi-acustico e via daccapo) senza un briciolo della botta che stava dentro canzoni come Travel by Telephone o che so, Undercovers On. Sembra una specie di fiera della normalità o il primo disco di inediti di una cover band dei Rival Schools: non c’è nemmeno più il gusto di rilevare che sono, che so, meglio di tutto quello che li circonda, perché non è vero e perché anche se lo fosse non ci basterebbe. Difficile dire perché l’uomo non si sia tenuto questa raccolta di canzoni nella penna; la cosa più probabile è l’ipotesi 2 di cui sopra, ovviamente. E sia ben chiaro che se c’è un musicista che nel 2011 ha il diritto di passare all’incasso si chiama Walter Schreifels, anche solo per il culo che s’è fatto in venticinque anni di attività. Ma forse nel caso sarebbe stata più divertente una vaccata vera e propria, tipo Rival Schools performing United by Fate, pietra sopra e niente nuovo materiale. A questo punto, come niente, il prossimo anno uscirà un nuovo disco dei Quicksand.