BACKSTAGE KNOWLEDGE SUXXX

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di nuxx
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Mentre Giulio The Bastard vince la prima edizione di Masterpiece e il suo personaggio fragile e weird, ma anche forte e committed inizia a risultare credibile anche con le braghe calate e uno sbarrone da CINQUANTATRE CENTIMETRI in bella mostra, mentre XL di Repubblica chiude i battenti sbattendo in copertina Sara Tommasi e Giovanni Lindo Ferretti ubriachi di piscio, mentre il 2014 inizia con il TROLOL dell’anno (Arisa che si dà al depressive black fuso col funeral doom, cercando spudoratamente di diventare bastonatamente rispettabile), inauguriamo l’ennesima estemporanea rubrica di bastonate, una pesantata tipo Gramellini travestito da Guè Pequeno che intervista Colapesce nel backstage di Hai Paura del Remo?, il festival messo insieme da Costantino della Gherardesca e una sfrontatissima Giorgia Meloni in piena sbandata Ebullition. Gesù non si è fatto mettere croce per questa gente, così a pelle credo sia una cosa che va combattuta con mezz’ora di twerking di stampo matematico e una vita sessuale più regolare del pedofilo Salinger.

Immaginatevi la Shinjuku di metà anni ’80 (quella di Technoiglesias e Luther Arkwright, dai) abbastanza fedelmente raccontata da un Marco Pecorari a caso imbevuto di zeitgeist, però girate in fondo a destra dove c’è il vicolo che puzza di merda e troverete [*SPOILER*] una stazione orbitante-paradiso coi soffitti bassi e un impianto di serie Z dove tutti sono hipster wannabe borgatari e coinvolti/compromessi in ambiti diciamo così artistico-culturali e dediti all’atto sessuale in solitaria o di fronte a platee gremite di alpini gay dilaniati dal popper che ballano Gangnam Style: anti-femminismo o missione pedagogica buona solo per hater da tastiera e raver di pura razza augeiana, ma anche la fredda cronaca della risurrezione di un sistema di valori, tipo portare bandane in pelle di Mithrandir, tanga extratone di pizzo «Like a Virgin», tatuaggi del Cristo lunghi tutto il braccio e t-shirt con scritto da qualche parte CHAOS TO COUTURE [*fine SPOILER*].

Copparo primi anni 90, città universitaria di 30000 anime circa diventa il centro della “Qualità come Eccellenza Italiana da Esportazione” grazie a Emiliano Zanotti, collaboratore di CHIAMARSI BOMBER (fanzine bibbia della violenza negli stadi del meridione e del seppuku terrone) prima di diventare l’assessore alla cultura di Musica nelle Valli e fondare la chiesa di † SHAYTAN †. L’idea che mi sono fatto nel 2013 (ma va detto: è probabilmente una razionalizzazione dovuta al consumo esagerato di vino in compagnia del figlio ciccione e violento di Boy George, una roba che ti gratta via sette anni di dosso) è che un mix fra la grammatica di Bianca e Bernie innestata a forza nel Johnny Cash pre-American Recordings e i pezzi anni ’90 su Silvia Baraldini ascoltati in cuffia guardando il remake di Oldboy al rallentatore. Il tutto ha quel sapore un po’ da rovina, quello dei personaggi che hanno avuto miglior fortuna in un altro tempo, tipo il Pomini o Benty. Immaginatevi tipo al college che dovete decidere se giocare a football americano con Succi & Dorella mentre gli stipendiati di Forza Italia urlano BASTA POLITICA VOGLIAMO LA FIGA o fondare un gruppo di psychedelia occulta sgarzolina con l’ammaliante Lisa Casali per suonare al Thalassa Festival.

A un certo punto la cosa cominciò a venir fuori, e ogni tanto arrivava gente – da Brooklyn, da Providence, da Gerusalemme – che arrivava e diceva: “Ma questa roba è meglio della Notte della Taranta! Bisogna farci un documentario! Bisogna farci un articolo! Bisogna farci uno speciale radiofonico! Bisogna farci un tweet!”. Ai tempi sembrò una specie di sabotaggio a freddo e il processo di rimozione collettiva è stato immediato e brutale. Arriverà un giorno, non so quando ma arriverà, che una guerra, la morte, o la muffa, o Apocalypse Disco di Balli Callahan, porranno fine a quelli che pubblicano foto del Pigneto su Instagram sognando una personale alla fondazione Tito Balestra. Voglio dire: non stiamo certo qui a farci le pippe come quel coglione di Benjamin sulla fame chimica, se non altro perché non l’abbiamo letto né abbiamo l’intenzione di farlo, ma siamo in molti, qui dentro, e siamo già in FOTTA e stiamo affilando le forchette per il prossimo sbrano post-giunto.

OT: vi siete mai fermati a riflettere che figata la storia di Barabba che sta nel vangelo? Quelle robe che piacciono ad Alberoni o ad Alborosie: gli Orchid presi a sassate al Palafiera di Forlì perché erano troppo SPEZZABOLGIA, Trucebaldazzi che urla di volersi scopare la propria madre durante un concerto all’Hanabi o quel che era, Matt Bayles che fa finta di suonare strumenti finti e di cantare in un linguaggio incomprensibile sopra un tappeto musicale da villaggio Alpitour, Justin Bieber rallentato a schiaffoni da Phil Anselmo, Papa Francesco che telefona a Burzum e lo nomina ambasciatore vaticano, Miss Violetta Beauregarde che ventila pubblicamente plagi della sua passera da parte di Beyoncé e Charlemagne Palestine si prende un libro sui templari in faccia da Baronciani. L’ho sognato o esiste/è esistito uno che si chiama Gesù? Non mi pare mi abbia mai mandato traffico. Non ho davvero qualcosa da dire su Gesù (è brutto ma c’è di peggio), ci sono inciampato l’altro giorno, ma mi fa piacere che in qualche modo esistano in una qualche forma il panda, le api, la democrazia, il dugongo, i negozi di dischi, le filarmoniche, il torrone morbido, l’apocalisse.

Michele Wad Colasanti è una delle maschere più tragicomiche della cristianità, il Gabriele Paolini della scena “backstage-hipster”, uno che vede nelle fiamme cose che poi puntualmente non si avverano e quando lui chiede perchè, si sente rispondere: “OAHAHAOA GAYNA P**C*****IIO PETTINATO!!!” e lui dice “ah ok”.

Che bomber il Colasanti oh. Continue reading