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the INDIENOVELA issue

La formazione del Teatro degli Orrori aveva dato i primi segni di scossoni all’indomani dell’uscita del secondo disco, con Favero che aveva smesso di suonarci dal vivo –per un certo periodo s’è parlato di un ingresso in pianta stabile come chitarrista degli Zu, di cui era già fonico fisso dal vivo (e con i quali aveva registrato Carboniferous), ma non se n’è fatto niente. Nel Teatro degli Orrori era entrato Bologna Violenta, e sembrava un po’ tutto come se fosse diventata la backing band di un Pierpaolo Capovilla sempre più lanciato verso l’informale status di Jean-Paul Sartre dell’indie italiano.

*a proposito di backing band, nella performance in playback di Pezzali a Quelli che il Calcio compare come bassista Matteo Lavagna, il bassista dei Disco Drive che aveva rimpiazzato Pomini*

*un’altra cosa piuttosto figa, parlando di Sanremo e cose simili, è che sul palco dell’Ariston con Anna Oxa c’è finito il chitarrista/cantante degli Aidoru*

Nel frattempo pare che il Teatro sia tipo esploso: si parla di una serie di sommovimenti che porteranno Capovilla a licenziare quasi tutto il gruppo, con uno strascico di polemiche piuttosto intenso e dichiarazioni del tipo “non sono mai stati un gruppo” da parte di alcuni degli epurati. Niente di concreto finchè non è uscito un post nella bacheca Facebook dell’uomo. Il quale, nel frattempo, sta portando in giro un reading (Majakowski, probabile sottotitolo territorio confinante tra nirvana e sclero), con musiche a cura di Giulio Favero, che  in tutto questo tempo pare non avere perso i contatti con la band: si rifà vivo come bassista di One Dimensional Man nel tour performing You Kill Me, e qualche giorno fa arriva anche la notizia di un disco nuovo all’orizzonte. Tornando al messaggio, pare esserci stata una sorta di epurazione che lascerà il Teatro degli Orrori (volutamente) in mutande con una formazione a tre per la realizzazione del nuovo disco: Capovilla, Favero e Mirai. In altre parole è stato cacciato via anche il batterista matto con gli occhi fuori dalla testa, probabilmente l’elemento più valido e caratteristico del gruppo e/o il secondo più grande batterista italiano in attività.

Paradossale in tutto questo il fatto che –file under LOLLONI- il primo più grande batterista italiano, vale a dire Jacopo Battaglia, abbia mollato Zu e si sia unito come turnista nientemeno che ai Bloody Beetroots, i quali hanno collaborato con il Teatro nel brano più brutto e noioso dell’ultimo disco (già abbastanza brutto e noioso di suo: nei primi ascolti ci si poteva tirar fuori del buono, poi è rimasto lì); questo dopo aver tentato la strada della dance adulta con Mooro –progetto che dà l’idea di essere in animazione sospesa senza manco aver prodotto un disco, davvero un peccato. Nel frattempo non è più chiarissimo se Zu continueranno a suonare come e quanto e quando e soprattutto con chi, dopo il tour d’addio a Jacopo. Il tutto, letto e sentito in un paio di settimane al massimo, dà l’idea di stare in un giro di amici di paese in cui l’evoluzione dei rapporti sociali è deputata alla volontà di scoparsi le ex fidanzate e gli ex fidanzati degli altri amici, come in una specie di ruota delle reincarnazioni. Come in queste situazioni il grado di romance è sempre più basso e meno credibile ad ogni nuovo incrocio, nella segreta speranza che si trasferisca qualche ragazzina da fuori a seminare un po’ di ormonella e mettere il pepe al culo alla gente (nel caso specifico probabilmente gli Aucan). L’unica cosa che sembra chiara, al momento, è che per sperare di ricavare altro indie-rock peso di rilievo dall’Italia sembra sia DAVVERO ora di concentrarsi su altre cose/persone/gruppi. Il che, nei giorni dell’uscita di un album di Anna Karina che testimonia un gravissimo caso di sindrome di Emidio Clementi, fa cagare addosso dalla paura.

(dimenticavo: l’immagine ovviamente l’ho rubata a Scarful)

piccoli fans: MOORO

Qualcuno dice che la fidget house é uno stile di house music che incorpora altri stili dance, principalmente impastati da influenze rave, breakbeat e UK garage. Altri orecchiano di preponderanti influenze tech-house, assieme a bizzari sample e ad un incessante ritmo funky. La struttura di questo nuovo genere sarebbe costituita da sequenze 4/4 , piuttosto frammentate e di stile glitch se contrapposto ad altri generi dance ma la maniera per la quale differisce da questi è l’andamento zompettante della cassa, quasi sempre associata al basso nella battuta, così incoraggiando sequenze tagliate, preferendo inoltre uno stile di mixaggio maggiormente nervoso e frammentato.
L’ho presa da qui. Io ho questo problema che pur avendo la tipica scimmia elettronica d’accatto dell’indierocker anni novanta (che significa sostanzialmente che nella mia vita ho comprato dischi Warp, DFA, hip hop a caso, Daft Punk etc, Gigolo e svariati altri dischi rappresentativi di tutta l’immondizia che andava di volta in volta nel corso degli anni) non riesco a distinguere i generi (tantomeno i sottogeneri). Quindi se leggo qualcosa su un sito internet lo prendo per buono. Se dite fidget io penso a robe tipo Crookers e Bloody Beetroots (ho scoperto recentemente che non li odio poi così tanto, tra le altre cose). La storia del giorno, cioè di un paio di giorni fa, è che Jacopo Battaglia e Giulio Favero (dei quali sapete tutto), assieme all’Aucan Giovanni Ferliga, sono usciti con un progetto fidget, o quel che è: musica da cassa crassa suonata da gente che sa suonare, che per l’occasione si è ribattezzata (rispettivamente) Jake Mathman, George Gabber e John Fear Liga. Il nome del gruppo invece è Mooro, o m66r6 che dir si voglia -non faccio differenze ex-ante. Roba a volte palesemente suonata (un poco alla Shy Child), a volte più sfumatamente elettronica. Ascoltando i pezzi che la band ha piazzato su myspace provo questo senso di goduria colpevole come se stessi scaccolandomi una narice da venti minuti avendo cura di non spezzettare il caccolo manco per sbaglio, lavorandolo progressivamente ai bordi con pazienza e certosino impegno, fino ad ottenere il naturale distacco di un mostruoso anello verde macchiato di sangue rappreso delle dimensioni della testa di Steve Aoki. Suppongo che per un gruppo che si pronuncia MURO sia più che altro una questione d’imprinting. Suppongo anche che un Giulio Favero, uno che lavora alle sue condizioni o manda tutto in culo, dia a tutto il progetto quel nonsochè di paradigmatico. Rimango ad aspettare le novità e vedo se ®iesco a trovare su facebook quel mio amico delle medie che avevano ingabbiato per spaccio di paste.
PS: non so bene perchè, ma parlare di beat dopo aver visto Zekkini attaccato alla transenna (e tranquillissimo) ieri sera al concerto dei !!! mi sembra solo giusto.