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L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – 13-19 settembre

 
Non si fa in tempo a chiudere la settimana con un devastante, eroico live dei Last Days of Humanity (portato avanti nonostante tutto e tutti, con la corrente che saltava di continuo, il microfono a singhiozzo e mezzo impianto praticamente fuori uso) che è di nuovo tempo di concerti. Si comincia questa sera all’Atlantide con una tripla da urlo nel segno del crust/d-beat più urticante in circolazione negli USA e in Finlandia: The Holy Mountain (questi sono veramente micidiali), Abrupt e i finnici Unkind (temibilissimi con il cantato in madrelingua). Dalle 22, l’ingresso dovrebbe stare sui cinque euro (per i fighetti e gli insonni cronici ci sono i Blonde Redhead all’Estragon a quindici euro). Martedì non mi risulta ci sia nulla a parte i Tre Allegri Ragazzi Morti (gratis con summer card – dieci euro) che suonano all’Estragon per la millesima volta quest’anno; meglio mercoledì con i Dub Pistols, sempre all’Estragon e sempre previa summer card. Se poi non siete troppo storditi dai cannoni basterà una breve passeggiatina rinfrancante fino al Kindergarten per godersi il dj set inaugurale del Robot Festival: masters of ceremonies, i Pastaboys, Nôze e Dani Siciliano (dieci euro). Giovedì 16 una scaletta serratissima, da maratoneti: alle 21 aperitivo con i Montefiori Cocktail alla terrazza del MAMbo (gratis), alle 21.30 DJ Balli a Palazzo Re Enzo (cinque euro), poi di corsa ancora all’Estragon per i grandi Real McKenzies (gratuito con summer card a dieci euro) e infine al Cassero per Daniele Baldelli (dieci euro, cinque se in possesso del biglietto di ingresso di Palazzo Re Enzo).
Venerdì 17 armati di ferro di cavallo, cornetto antisfiga e manina che fa il gesto delle corna, ci sarà ancora di che desiderare il dono dell’ubiquità: ancora crust punk alla vecchia all’Atlantide con Deathraid e Bhopal (dalle 22, cinque euro), un live set che si preannuncia devastante di Kevin Martin nella sua ultima incarnazione King Midas Sound a Palazzo Re Enzo (dalle 23, dieci euro), la prima serata dell’AntiMTVday all’XM24 (dalle 22.30, il prezzo dell’ingresso per ora non è dato saperlo), e tanto per non farsi mancare niente i Cassius al nuovo Link (quindici euro). Per i romagnoli ci sono i Uochi Toki in set semiacustico al Grottarossa (dalle 21, cinque euro con buffet vegano), per i fighetti e in generale chi della musica in fondo non ha mai capito un cazzo ci sono i Nouvelle Vague all’Estragon a quindici euro.
Sabato 18 seconda giornata dell’AntiMTVday (dalle 16.30, ingresso non pervenuto, tra gli altri ci sono anche gli ZEUS!), per i metallari panzoni attempati col mullet i Phantom-X a Comacchio (dalle 22.30 al Voodoo Club, il prezzo lo ignoro), per i nightclubbers più aggressivi la riapertura del SynkLab, per i nightclubbers strafatti di keta The Speed Freak al Redrum. Finale col botto per le teste metal più coriacee domenica con il Rock Hard Festival all’Estragon (dalle 11): per trentacinque bombe vi beccate dieci gruppi (tra cui spiccano Sodom, Grave Digger e i mitici Malnàtt – non i nazi di Milano), bancarelle a tema, ricchi premi, cotillons, e l’elezione di Miss Maglietta Bagnata durante lo show di quei fini stilnovisti dei Rain.

Tanto se ribeccamo: Sade

Sono già le cinque, è tanto che l’aspetto
Ocean Drive, Miami beach, che pacco c’ho vuoto il letto
Sade Sade Sade, odio ormai
Your love is king
Meglio Varazze, e l’Italia, e gli Eight-Eight-Three
(Mauro Repetto, Nervoso)

 

 

La citazione ben racchiude due elementi fondamentali per inquadrare il personaggio, il suo raggio d’azione e lo scopo della sua proposta musicale. Il periodo: quando Mauro Repetto scrive quel pezzo è il 1995, da qualche mese è uscito un punitivo The Best of Sade con conseguente implacabile riproposizione a spron battuto, da parte di milioni di stazioni radio, di gran parte del repertorio passato dell’artista, pezzi come – appunto – Your love is king che risale a undici anni prima. La situazione: il CD in repeat nel lettore, Repetto sta aspettando una squillo (probabilmente negra) seduto nel suo appartamento in affitto in una zona lussuosa di Miami. Ecco che inconsapevolmente Repetto ha riassunto in due parole la funzione dell’universo musicale di Sade: un sottofondo adeguato in attesa di una scopata di lusso. Da sempre, fieramente immutabile e stoicamente identica a sé stessa, Sade ha raccontato lo sforzo erotico nei quartieri alti, la sensualità prezzolata, il lato torbido del lusso e della lussuria nascosto dietro una patina illusoria di esorbitante opulenza. Sfarzo, esotismo da cartolina, atmosfere da film porno chic ambientato ai Caraibi, un senso di mollezza e lascivia che emerge in modo anche contagioso, sopra ogni cosa il caldo feroce e impietoso, spossante e defatigante, da vento del deserto alle due del pomeriggio, da rendere in pochi istanti canicolare anche il soggiorno di una casa senza riscaldamento in Lapponia, una condizione di costante ottundimento dei sensi e della ragione, in ogni caso roba al cui confronto Le mille e una notte diventa una cazzatella per cuori aridi, il Kamasutra roba da educande e il dubbio se dietro le serrande abbassate ci sia qualcuno che ha coraggio da vendere e fa l’amore assolutamente pleonastico. Dopo venti secondi di un suo brano qualsiasi anche l’essere più orribile della terra si sentirebbe il più arrogante fottuto pornodivo miliardario in circolazione; nessuna meraviglia che i suoi dischi si vendessero come il pane, e si siano continuati a vendere senza la minima difficoltà anche quando il martellamento radiofonico era terminato da un pezzo. Perfino in tempi di peer-to-peer e downloading più o meno illegale un nuovo album di Sade (Lovers Rock, 2000) ha raggiunto in poco tempo e senza sforzo il triplo disco di platino, segno che il suo inimitabile trademark da jazz club sotto sedativi, del tutto impermeabile a condizionamenti esterni, continua a raccogliere consensi evidentemente non solo tra facoltosi ultraquarantenni dal portafoglio pingue e un enorme sigaro dall’effluvio pestilenziale perennemente acceso. Nel 2002 tuttavia, poco dopo la sua ultima apparizione pubblica (in occasione dell’assegnazione del titolo di Ufficiale da parte dell’Ordine dell’Impero Britannico), si chiude in un impenetrabile isolamento salingeriano (ma senza insidiare epistolarmente nessun suo giovane ammiratore). Il ritorno discografico è recentissimo, e inaspettato come uno sparo nel buio: Soldier of Love esce in tutto il mondo l’8 febbraio scorso, anticipato dall’omonimo singolo diffuso due mesi prima tramite il sito ufficiale. Nulla è cambiato, allure desertica, sinuosità pornesche e pompa costantemente ai limiti del kitsch comprese; stesse movenze, stessi collaboratori, stessa voce da pantera narcotizzata. E stesso successo: pare che l’album abbia venduto più di mezzo milione di copie negli Stati Uniti soltanto nella prima settimana. Di questi tempi, è un risultato fantascientifico. Chiunque sia in attesa di donne squillo ora sa cosa metter su.