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Tanto se ribeccamo: EARTHTONE9

Gli Earthtone9 si sono riformati. Non è che sia ‘sto notizione, soprattutto in mezzo a mesi di reunion roventi -di gruppi che magari ha pure senso che si riuniscano, tipo i Ratt. Comunque gli Earthtone9 erano un gruppo inglese che fece abbastanza parlare di sè verso la fine degli anni novanta, in mezzo a una specie di ondata postmetal inglese che diede abbastanza materiale alle riviste. Perlopiù era un branco di cagnacci assoluti, di cui con molta vergogna conservo qualche disco ammassato negli scaffali alla voce col cazzo che li riascolto (qualcuno è persino griffato Earache, ricordi di un’epoca di crisi assoluta): Kill II This, One Minute Silence, Pulkas, Stampin’ Ground, Miocene et similia. Giri diversi ma manco troppo. Tutta roba da innaffiare di benzina e incendiare con urgenza (il lemma preferito dei giornalisti italiani che si occupavano di crossover e accacì), eccezion fatta per Raging Speedhorn e ovviamente Iron Monkey, che erano un altro pianeta ma stavano comunque abbastanza dentro al giro da infilarsi in un paio di gruppetti del genere dopo la morte del cantante. E altrettanto ovviamente la fase nu-metal dei Pitchshifter, che per motivi del tutto casuali ho ripescato martedì scorso e consta di almeno un paio di dischi di una classe che tutti gli altri gruppi techno-metal che Dio ha avuto la sadica malvagità di mandarci in terra se la potevano giusto immaginare mentre si schiantavano una pippa, ivi compresi certi blasonati sacchi di merda tipo Filter o Fear Factory post-Demanufacture (figurarsi Static X e PM5K, cristo del dio di cui sopra). E se ci ho buttato i Clayden tocca menzionare pure i Misery Loves Co, e vabbè. Last but not least, o anche sì, ‘sti benedetti Earthtone9. Che erano un po’ il gruppo con cui si iniziò a parlare di questa sorta di rinascita inglese. Il principale merito che avevano era quello di essere l’unico gruppo MAI ESISTITO ad ispirarsi pesantemente ai Tool senza suonare come un crimine di guerra. Il motivo principale era che avevano un certo stile nel buttarla sull’effettaccio: intro di trenta secondi con arpeggi di chitarra orientaleggiante e voce melodica, poi un gran casino di chitarre e batterie con una voce bruciatissima (il cantante Karl Middleton era l’unico musicista nu-metal attivo tra il ’96 e il 2004 a vestirsi come una persona normale, camicia e pantaloni; il fatto che fosse un tamarro palestrato annullava l’effetto-shock, ma apprezzavo comunque l’intenzione) che potrebbe ricordare alla lontana una versione nu-metal di Mike Williams prodotta da Dave Chang -il quale, spero l’abbiate rimosso, ai suoi tempi era quotato come una specie di Ross Robinson inglese. Hanno mollato fuori tre dischi, più eventuali altre cose di cui non sono a conoscenza: il migliore è senza dubbio il secondo, che si chiama Off Kilter Enhancement. Funzionava benissimo. Funziona benissimo anche la reunion: per venire incontro a possibili sedicenti fans di lunga data con le braghe calate dopo l’oscuramento di Pirate Bay, la band mette un best of in download gratuito dal suo sito ufficiale. Buttala via. Lo sto scaricando ora: non miro alla beatificazione, quindi non ricordo i titoli delle loro canzoni e non so dirvi se il best rispecchi veramente il MEGLIO della band, ma per quello che vi costa potreste pure dimostrarvi solidali. Li vidi persino dal vivo, una volta, al Rock Planet. Fu un concerto terribile, ma il cantante usava un microfono anni cinquanta molto cool.