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MANCARONE – R.I.P. Shrek, la pecora ribelle (200?-2011)

Mentre il mondo parla di futilità, l’Italia dice stronzate (Milano e Napoli sono state “liberate” dalla destra e forse dalla monnezza ma nessuno le libererà mai da se stesse – let us face the trout, come direbbe Captain Beefheart, RIP, mancarone nel mancarone) e Bastonate aggiunge poco visto che la mancanza del gattino (cioè io) ha scatenato i topi che hanno iniziato a ballare sparando stronzate a caso sulla musica leggera, mentre insomma succede tutto questo, viene a mancare in Nuova Zelanda (terra grandemente inutile, nota perlopiù per essere agli antipodi dell’Italia, per avere la forma dell’Italia al rovescio e per nient’altro, assolutamente nient’altro) la grandissima pecora Shrek, che nel 2004 sfuggì alla tosatura annuale (no means no) rifugiandosi nelle grotte e lì vivendo di arbusti e acqua sporca, perciò alla grandissima (come se un essere umano si rifugiasse a un banchetto di nozze), finché sporchi, inetti, inutili, neozelandesi esseri umani, invidiosi di tutta quella bella lana, la catturarono e la sottoposero al giogo della tosatura pubblica e in diretta tv. Esistono le foto di tutto ciò, se siete curiosi, ma non le metterò perché Shrek la lana ce l’ha ancora e ce l’avrà sempre, nei nostri cuori. Shrek, malata e stanca, da oggi bruca in pascoli migliori, dove angeli con pettini d’oro la aiutano a rendere ancora più selvaggio e scompigliato il bel manto che il buon Dio le ha dato nella sua immensa saggezza, proprio Lui che per figlio aveva un agnello e che, se avesse voluto che le pecore avessero la lana corta le avrebbe fatte simili a cani, e se avesse voluto che gli uomini sopravvivessero ai suoi inverni sterminatori non li avrebbe fatti nudi come vermi. Poi, è noto, è intervenuto quell’altro, Satana, a darci la parola, il cappotto di lana, il sesso, il blues, e tutto ciò che è sbagliato e ci corrompe.
So long Shrek!

Possono tosarci la lana, ma non ci toseranno mai
la libertà.