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L’ultimo Festival della Storia // SANREMO 2012 R. U. READY?

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SOPA e PIPA ci chiudono tutto! E quando dico “tutto”, intendo TUTTO, ossia anche Megaupload, e con esso le già scarse possibilità che vedevo nel mio futuro per conoscere il finale di Mad Men e quello di Lost. Per chi volesse raccontarmi il resto, a Mad Men sono arrivato al punto in cui lui tradisce la moglie con una darklady-donnaforte, quindi potrebbe trattarsi di una qualsiasi puntata di qualsiasi serie – ah, ho un’altra hint da darvi, però: nella puntata a cui ero arrivato si parlava vagamente di una pubblicità di qualcosa. Riguardo a Lost, invece, ero arrivato a quando il negro resuscita, più o meno. Ora che ci penso, di Lost ho i dvd originali, e il motivo per cui ho smesso di vederlo non è l’on-line piracy act, ma il fatto che faceva schifo. Come non detto. Dicevo però che, con questo atto che stalinamente ci obbligherà d’ora in avanti a pagare le cose in commercio (e io gliela faccio pure passare, ma se qualcuno mi mette una legge che mi impedisce di fottermi le rosette dal fornaio, bè, stavolta scendo in piazza), e che Obama, l’FBI e J. Edgar col naso finto (ma Eastwood, invece di usare quel trucco assurdo, non poteva prendere dei vecchi per la parte dei vecchi, tipo Godano e Tesio?) subdolamente diffondono proprio quando nelle nostre arriva – portato dallo Sceriffo di Nottingham e dai suoi sgherri (o dai Bravi di Don Rodrigo nel nord Italia) – il contocorrente del Canone RAI, a noi due sole cose restano per evitare le conversazioni in famiglia: la televisione e il Festival di Sanremo.

Perché Sanremo è Sanremo, e se proprio ce lo devono far pagare, gliela faremo pagare noi questa volta, ‘sti stronzi, infiltreremo dei nostri agenti nel cast (rock di avanguardia, tipo i Marlene) e davanti agli apparecchi, per scrivere sagaci recensioni che solleveranno le folle ribelli e porteranno la musica giovane e di qualità (Afterhours) in televisione, il cantante dei Cani a capo del governo, e i Tre Allegri Ragazzi Morti agli esteri. Toffolo con delega per l’Afghanistan, Talebani disperati e fine della guerra.

Dicevamo, e se non dicevamo lo diciamo ora: il cast, ragazzi! La più grande dimostrazione con l’albero di Natale che Eliade non diceva cazzate tonanti sull’eterno ritorno – peraltro era una cover di Nice, da cui la canzone di Zucchero che anche quest’anno manda in terra quella gran cozza della figlia (ricordate la hit, “Sono down, down…”?) a terrorizzare i più piccoli – sfoggia quest’anno dei veri e propri pezzi da novanta.

 Riesumati dalla tomba come quello di Lost, guidano la cavalcata i principi della reunion, i Matia Bazar, con una formazione ormai ambigua e raccogliticcia oltre il lecito (due ex-componenti di varie reunion anni ’80, Pete Best, Radu al centro e Stankevicius sulla fascia) e il loro pianolone d’assalto; unica altra contendente per la vittoria finale (parlo del premio Bastonate), la Berté, direttamente dalla notte dei tempi, resa irritabile e schizoide per il fatto di non essere stata citata nella autobiografia di Agassi, e contenuta da Gigi D’Alessio che tiene eshperienza.

 

Basterebbe questo per un gigantesco SOPA (che significa “zitti!” in greco) a tutti i detrattori, ma c’è, naturalmente, di più: la Rita Pavone della no-wave post-punk, cioè Dolcenera, magra, così magra da essere praticamente uno dei Marlene; i Rita Pavone della no-wave post-punk, cioè i Marlene magri, così magri da essere praticamente il braccio di Dolcenera; Samuele Bersani, cautamente intelligente e dalle tinte morbide e calde (che du coioni, ritira il premio della critica fin d’ora e non farti mai più vedere); Pierdavide Carone in full-frontal naked (non so chi sia Pierdavide Carone, di lui so solo che è giovane e brutto, ma spero di ottenere in questo modo molti contatti e numerosi elogi dalle ragazzine sue fan); Arisa che ha scoperto la propria femminilità e ora ce la fa pagare a noi; la Phil Anselmo del pop italiano, Emma Marrone, che canta per l’occasione un brano composto da Kekko, leader di Bastonate e dei Modà, in full-frontal naked anche lui; e poi due-tre minori, la Civello, Nina Zilli, tale Finardi.

Come avrete capito, la fotta è tale e tanta che neanche le gigantesche mani (a Roma “mano”) di Morandi (“Morando”) potrebbero ridurla. I telespettatori già accendono la tv, la SIAE prepara i bollini per i dischi (SOPA ci chiude i torrent), quello di Mad Men tradisce la moglie che tanto ai suoi tempi c’è al massimo la Motown: pagate il canone, e state sereni, che un mondo più giusto si appronta. 

Mancarone / Stop press / Santo subito: OSAMA BIN LADEN (8 Cha’bân 1376 – 27 Jumâda al-Awwal 1432)

"In tutte le culture umane, la dicotomia bene/male è espressa per mezzo di semplici opposizioni come bianco/nero"

Goodbye Desert’s rose
May you ever grow in our hearts
You were the grace that placed itself
Where lives were torn apart

(Elton John 2011)

This radio station was named Kowalski/
In honour of the Last American Hero to whom/
Speed means freedom of the soul./
The question’s not when he’s gonna stop/
But who’s gonna stop him

(Prima Scream 1997)

C’è sempre grande amarezza quando finisce un’epoca e ci si rivela con rabbia la verità, e cioè che tutti coloro che nasceranno d’ora in avanti, o sono nati in queste ore, vivranno in un mondo comodo comodo dove potranno disporre di saggi e libri (ebook naturalmente) che partono da dati acquisiti tipo la morte di Greenspan, la morte di Saddam, la morte di Bin Laden e la vita di Majorana. Che andranno in vacanza in Viet Now e in Libia come paraculi bastardi mentre noialtri stronzi vivevamo al fronte in un mondo precario di terrore, “Faticando la Vita” – il virgolettato è un mio suggerimento per il titolo di un film di/con Ascanio Celestini, che ho già sceneggiato: Maurizia è una segretaria precaria ed è bella, sta con Giacomo, 52 anni, sposato e con figli, direttore della sua azienda che la illude di darle il posto fisso e poi si rimette con la moglie – Laura Morante – e lei perde anche il lavoro, mostrando così all’occhio invisibile della macchina da presa la corrispondenza tra la precarietà della vita e la precarietà degli affetti e del lavoro. Un film di denuncia con: Alba Rohrwacher (Maurizia), Fabrizio Bentivoglio (Giacomo), e per la prima volta sullo schermo Eleaduse Sacinori (la dodicenne figlia di Giacomo, l’unica che mostra raziocinio in un mondo di adulti-bambini), Laura Morante (Laura), Ascanio Celestini (Pionzo, il matto di quartiere). Con l’amichevole partecipazione di Elio Germano (nel ruolo del ragazzetto che urla in romano per strada).

E insomma è morto Bin Laden: e mentre i forum e i facebooks si riempiono di teorie del complotto di chi ha capito tutto (chi c’è dietro ai rigori in favore della Roma? Dentro i colpevoli, e fuori il nome!) e di chi invece non ha capito niente e ancora oggi sogna un Futuro e una Italia Migliore in cui non contano soltanto le “tette e i culi” ma anche, e soprattutto, valori dimenticati come la passione sociale, la lotta politica e l’amore, l’Amore vero.

[Fausto (Giorgio Pasotti) è un padre di famiglia che all’improvviso perde il lavoro. Sua moglie Irene (Margherita Buy), avvocato in cura neurologica e costantemente sotto psicofarmaci, non si accorge del dramma; solo Giulia (Isabella Ragonese), la giovane tabaccaia, che apre il negozio ogni mattina alle 5, si accorge che Fausto, durante la notte, lavora come clown in un circo rumeno, pur di dar da mangiare ai piccoli Sebastiano e Giuffrina. Quando anche Irene perde il lavoro, Fabrizio è costretto a confessare, in lacrime per l’umiliazione, Irene lo lascia per Giacomo (Fabrizio Bentivoglio) e quando tutto sembra andare in merda Fausto si mette con Giulia e insieme prendono i regazzini e partono col circo rumeno della Signora Badu (Stefania Sandrelli), che tra parentesi mostra in un clima tutto veterocircense e mimo che i rumeni sono molto calorosi e meglio di noi e i bambini sono contenti di accudire alle zebre e di giocare con Gzorbu (Imiliu Dragonescu), mangiafuoco burbero ma in realtà dal cuore d’oro].

E’ morto Bin Laden!, fiaccolata stasera e Colosseo acceso. E’ morto Bin Laden!, e io non ho più voglia di lavorare (bè, manco prima in realtà) o di fare nient’altro che non sia un lungo, compunto applauso alla bara che attraversa in silenzio tutte le strade della Gente Perbene (perciò tutte le strade del mondo ad eccezione di quelle di Washington, Gerusalemme ebraica, Arcore) e di ubriacarmi – di piscio perché l’alcool non si può – e di gridare al cielo che Wojtyla non è il mio Santo! (e forse indosserò anche una t-shirt su questo tema). E’ morto Bin Laden! e io mi sento i Pontiak.

Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. Perciò i ragazzi oggi crederanno che Bin Laden non è morto: è soltanto in trasferta
(Indro Montanelli)