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il listone del (ehm) martedì: DIECI CICCIONI CHE CI RENDONO LA VITA MIGLIORE.

La leggenda del RUOCK ha permesso ai suoi principali esponenti di dedicarsi a qualsiasi attività girasse a loro per la testa, a patto che queste attività non inficiassero l’impatto scenico delle foto sui giornali. A livello di immaginario sei una leggenda se ti mangi un pipistrello e un obeso di merda se ti mangi dieci pipistrelli al giorno. C’è un certo grado di accettazione di artisti dichiaratamente nazisti, pedofili, comunisti, cristiani, tossicodipendenti ed omicidi, ma continua un certo grado di autocensura della stampa quand’è il momento di parlare di un musicista sovrappeso, buttando alla peggio il discorso in caciara parlando di un generico disinteresse per i formalismi e l’estetica maggioritaria e continuando ad ignorare il problema, cioè che strafogarsi di cheeseburger è RUOCK e integrare con il tofu è LENTO, e che l’unico modo di non ingrassare scolandoti una bottiglia di Jack Daniels a sera è di morire di cirrosi epatica prima che succeda. La lista che segue, dunque, comprende dieci persone con problemi di peso che rappresentano a ragion veduta il meglio del meglio che la musica RUOCK ci abbia mai dato e che continuano ad alzare le spalle, affogarsi di pasta e suonare duro/veloce/incazzato. La riduzione a dieci nomi ha imposto scelte drastiche e l’esclusione di gente tipo Pink Eyes, il ciccione dei Raging Speedhorn, il batterista di Vasco Rossi, Fletcher dei Pennywise, il bassista dei Kepone, Daniel Johnston e una barcata di altri. Non ci siamo soffermati sull’origine dell’obesità (medico, alimentare, psicologico, photoshop), quindi può darsi che qualcuno dei nomi inclusi non ami sentirsi ricordare di essere un ciccione.

D.BOON
I Velvet Underground dell’arcòr, più o meno, un gruppo che non raccolse tantissimo ai tempi ma che ispirò una legione di musicisti che ancor oggi pagano debito, erano un power-trio di San Pedro con alla chitarra un ciccione matto che saliva sul palco e saltellava a destra e a manca in un modo che ricorda vagamente la prima volta che vai in discoteca a quindici anni. Il fatto che i Minutemen abbiano composto solo musica bella e che Dale Boon sia morto in un incidente alla fine dell’85 ha cristallizzato la cosa in un attimo infinito a cui chiunque faccia musica indie deve piegarsi. Puoi stare lì con il ventre piatto, la testa bassa e i capelli davanti agli occhi a percuotere la tua chitarra atona, ma quello che ti ha insegnato a suonare così era un culone sudato che l’avresti guardato e preso per il culo.

BOB WESTON
Il bassista più stiloso in attività, ad occhio e croce, pesa intorno al quintale. Si piazza al lato sinistro del palco con le gambe leggermente divaricate e i piedi in fuori piantati per terra; spara fuori una dozzina di pezzi suonando pesantissimo e guardando fisso davanti a sè come un autistico, con un’aria tipo chissà se in camera stanotte c’è il bidè. Incidentalmente, come ingegnere del suono, ha messo la firma su una sfilza di dischi talmente belli e importanti da fare quasi invidia a quelli messi in fila dal sodale Steve Albini. Nel corso degli anni ho sviluppato una specie di dipendenza da Bob Weston. Per l’ultimo lustro ho cercato forsennatamente in giro per i negozi un paio di scarpe uguali a quelle che gli ho sempre visto ai piedi, senza successo tra le altre cose. Non mi arrendo.

KIRK WINDSTEIN
Di tutti gli obesi del giro southern metal andiamo a scegliere il più cazzuto e pittoresco, chitarrista dal tocco indelicato con una voce strozzata che a una quindicina d’anni dal primo giro sul lettore di un disco dei Crowbar ancora non mi sono abituato alla paura che fa. L’inclusione di Kirk Windstein ha significato l’esclusione di alcuni pezzi da novanta (ma anche centoventi) tipo Jim Bower e Vinnie Paul, anche se probabilmente Vinnie Paul è un’esclusione bella pesante e di suo sarebbe incazzatissimo all’idea di essere accomunato con uno di questo giro. Vabbè.

I POISON IDEA
I Poison Idea sono un gruppo composto quasi esclusivamente di ciccioni. Questa cosa si ripercuote nella musica, che è sboccata veloce e violenta come poche altre musiche e che veniva suonata in condizioni abbastanza al limite dell’umano da rendere sostanzialmente impossibile bloccare il cervello sui ciccioni da sfottere.

I FRATELLI CONNER
La scena di Seattle si prestava benissimo ad accogliere ciccioni ributtanti al suo interno, ma i gruppi di primo piano erano composti quasi tutti da musicisti anoressici (Nirvana, Pearl Jam, Alice in Chains eccetera). Fanno eccezione il non-poi-così-obeso Kim Thayil, uomo d’altri tempi, e il non-poi-così-geniale Tad Doyle, che sul fatto di esser grasso ci ha marciato abbastanza da tirarci fuori i soldi per un’auto, o qualcosa del genere. E ovviamente King Buzzo, che comunque non è sempre stato grassissimo e non mi piace l’idea di mettere i Melvins a rappresentare il grunge. Voglio dire, sarebbe come dire che i Kyuss erano un gruppo stoner (ok, ho sbagliato esempio). I miei obesi preferiti del giro Seattle sono comunque, da sempre e per sempre, i fratelli Van e Gary Lee Conner, rispettivamente bassista e chitarrista degli Screaming Trees e principale ragione estetica della Grande Menata della stampa mondiale sugli Screaming Trees, vale a dire che avrebbero dovuto fare molto più successo di quello che avrebbero meritato. Ma voio dì, manco Lanegan da solo ce l’ha fatta a diventare Eddie Vedder, tanto valeva che continuasse a farsi fare i riffoni dai fratelli Conner che COL CAZZO sarebbe uscito un Blues Funeral demmerda.

KEVIN SHARP
I Brutal Truth, gruppo di grindcorer anoressici newyorkesi capeggiati da Dan Lilker, si sciolgono dopo l’uscita di Sounds of the Animal Kingdom in seguito a dissidi tra i componenti. Quando ricominciano a girare dal vivo, poco meno di una decina di anni dopo, il cantante Kevin Sharp si è trasformato in un panzone barbuto ed affronta il palco come una specie di Henry Rollins sovrappeso. L’estetica del ciccione è più o meno tutta qui: carismatico, infoiato e preso d’assalto dalle prime file di fanatici, ovviamente tutti ultratrentenni e quindi tutti ugualmente sovrappeso. Grosse botte su grosse pance. La condivisione di alcuni gruppi permette a Kevin Sharp di stare in lista a rappresentare anche il molto più ciccione Shane Embury, che a me personalmente sta molto antipatico (voglio dire, alla fin fine è abbastanza chiaro che nei primi Napalm Death il genio erano TUTTI GLI ALTRI MEMBRI a parte lui, da cui il fatto che mentre la diaspora delle prime incarnazioni del gruppo generava cose tipo Cathedral Scorn e Godflesh e Carcass, loro prenotavano un ruolo di macchinetta automatica del metal estremo dentro cui son rimasti intrappolati).

YNGWIE MALMSTEEN
Il fatto che il più grande emissario del metal estetico tecnico e cafone, l’artista che perfino i fan dei Manowar considerano troppo infoiato per poterselo sparare a livello quotidiano, finisse per donarsi così intensamente alla propria arte da perdere cognizione della propria forma fisica e diventare un ciccione da guinness, insomma, sembrava scritto in cielo. La gente ha PAURA e continua a non comprenderlo, teme il confronto, esalta il post ed il pensiero laterale ad ogni costo, continua a non dargli credito e a liquidarlo come irredimibile merda de cane e a fare battute sui pantaloni di pelle che gli fasciano i coscioni giganteschi. Solo l’ennesimo prezzo da pagare per il più fiero ed autodistruttivo culturista della chitarra di fine secolo.

FAT MIKE
Michael John Burkett è il bassista, cantante e principale autore della musica dei NOFX. I NOFX sono il gruppo con il suono più merdoso con cui abbia avuto a che fare (punk rock melodico con chitarre plastificate a zanzara e basso più o meno intuibile in rare circostanze), e al contempo sono la dimostrazione che se dalle mani ti escono dei pezzi tipo Dying Degree puoi avere il suono più merdoso della storia ed essere comunque tra i migliori gruppi usciti fuori dagli anni novanta. Il nome con cui ha scelto di essere famoso lo squalifica agli occhi del grande pubblico, e il paradosso è che (specie ultimamente) Fat Mike non è per niente un ciccione, piuttosto una specie di finto obeso e finto idiota che suona musica finto-divertente. Come è logico, l’interpretazione popolare della faccenda non tiene mai conto dei finto,  bollando i NOFX come un gruppo di dementi senza talento che ha ispirato una generazione di dementi senza talento. E insomma, delle due è vera solo la seconda.

BETH DITTO
Non è l’unica donna col culone della storia del rock, e un po’ mi dispiace inserirla in lista dopo l’uscita del primo disco veramente brutto a firma The Gossip. Ma cristo di un dio è stato semplicemente troppo LOL vedere la cantante di un normale gruppo indie-cassa diventare il simbolo popolare di una ribellione estetica contro l’anoressia ed il velinismo, sull’onda di articoli di giornale che ne celebrano la sostanziale normalità (è (sinonimo di) GRASSA! è (sinonimo di) LESBICA! è (sinonimo di) MONOGAMA!) come un buco nero culturale da cui si sta sviluppando un mondo di nuove star della moda tutte indie, grasse, lesbiche e monogame che provano a far fuori la concorrenza, e basandosi ovviamente sull’assunto ideologico secondo cui qualunque donna abbia mai preso un microfono in mano sia sempre e solo voluta diventare Kylie Minogue o se va male la Pausini, e tutto questo dando del misogino a me perchè scrivo in questo capoverso che la cantante dei Gossip è cicciona e lesbica.

BOB MOULD
Il chitarrista e autore dei migliori pezzi del più grande gruppo mai esistito aveva le ossa grandi e una depressione cronica. Poi ha sciolto il gruppo, ha iniziato a dimagrire e ha prodotto musica sempre molto bella ma molto molto meno di quella che aveva prodotto negli anni delle ossa grandi, delle litigate col batterista e della depressione cronica. Si tratta probabilmente del miglior sponsor a favore dell’obesità e dell’infelicità.

dischi stupidi: †††

Chino Moreno è il cantante dei Deftones. Quasi tutti convengono che oltre a essere il cantante sia anche l’unico vero genio all’interno della band, ma personalmente ho tre argomenti contro questa tesi. Vado ad elencarli e grazie per l’occasione.

1 Stephen Carpenter. Il chitarrista dei Deftones, un ciccione che suona a testa bassa e se ne frega il cazzo di tutto, oltre che l’unico vero fanatico di metal all’interno della band (ci sarà pure un motivo per cui i Deftones sono considerati un gruppo metal, anche dai metallari tra l’altro). E cristo santo fa pure Carpenter di cognome.

2 La prima uscita extra-Deftones di Chino Moreno, che se non ve lo ricordate si chiamava Team Sleep ed era un progetto che operava in un’area grigia tra Bristol, Mo’Wax e cose tipo i Depeche Mode se l’unico pezzo rilevante della loro carriera fosse Condemnation. Un progetto ultra-anticipato, con un disco finito nel 2003 che viene bloccato per alcuni leak circolati in rete (WTF), rimesso insieme nel 2004 e rimandato al 2005 da Maverick perché troppo bello (WTF) e quindi meritevole di un’elefantiaca campagna promozionale, tristissimo una volta arrivato nei negozi e sostanzialmente ignorato da quasi tutti, compresi diversi fan terminali dei Deftones.

3 Il nuovissimo progetto di Chino, che si chiama ††† (tra l’altro sulle croci non puoi mettere il grassetto, da cui appunto il grassetto su “il nuovissimo progetto di Chino”) e viene spacciato gratis, previa fornitura di un indirizzo email. Anche se il titolo non desta particolari sospetti in merito, si tratta di un disco witch house. In realtà si tratta di un disco così sintomaticamente witch house che l’unica cosa che puoi dire del disco stesso è che è un disco witch house. Il tutto senza che nessuno sia mai riuscito a capire cosa sia in effetti la witch house, a parte le croci e i triangoli nei titoli e nei nomi dei gruppi. Il che renderebbe Chino Moreno un buon esempio di dadaismo contemporaneo (essere triste e di maniera in qualcosa che di fatto non esiste), ma non credo sia il caso di mettere in piedi analisi di secondo o terzo grado se il primo fa cagare. Magari sono io. Il disco, in qualsiasi caso, lo trovate qui.

Ma io lo so chi è Mark Lanegan (reprise)

l'estetica del rock.

Una delle cose che mi danno più al cazzo nella musica rock è l’attitudine a parlare di certi gruppi come di non hanno riscosso il successo che meritavano o ancora peggio con la formula da loro inventata ci si sono arricchite decine di gruppi. I principi di questo genere sono gruppi tipo Fear Factory, come se avere inventato il techno-metal fosse un pregio. Un altro assolutamente in pole position erano gli Screaming Trees. Gli Screaming Trees erano probabilmente il gruppo grunge definitivo: pesantissimo indierock sabbathiano con pezzi sbilenchi, cantante in bilico tra origini indie-punk e aspirazioni blues, due ciccioni inguardabili in pantaloncini a rovinare tutte le foto promozionali. Avevano fatto uscire una manciata di dischi su SST, uno più bello dell’altro (il migliore è l’ultimo Buzz Factory, senza alcun cazzo il miglior disco della carriera di tutti i membri coinvolti) e sull’onda dei contratti che stavano piovendo a Seattle e dintorni nell’epoca dell’esplosione del grunge, riescono ad uscire con un disco major già nel ’91. L’album si chiama Uncle Anesthesia (prodotto da Chris Cornell) ed è ancora uno dei migliori compromessi tra suoni alla Jack Endino ed ambizioni da grande arena. Riescono ad infilare un singolo di successo solo con Nearly Lost You, nel successivo Sweet Oblivion: un buonissimo disco, ma niente di paragonabile al pop rock allucinato dell’epoca SST (certo, se Sweet Oblivion uscisse uguale nel 2011 sarebbe il mio disco dell’anno senza sforzarsi, ma a metà anni novanta possiamo permetterci di fare le pulci). Del resto l’anima commerciale della band è sempre stato il solo cantante Mark Lanegan: si smarca dal gruppo già nei primi anni novanta, chiudendosi in studio con uno stuolo di amici e riemergendo con un disco solista di bellezza assoluta intitolato The Winding Sheet in cui dà sfogo alle sue ambizioni da cantautore. Gli Screaming Trees, in ogni caso, continuano ad esistere lungo tutti gli anni novanta con tre dischi all’attivo (l’ultimo è Dust, decisamente meno bello dei precedenti anche se non ancora da buttare), frequentazioni Mad Season e una formazione piuttosto stabile che dal ’96 in poi si fregia persino di Josh Homme alla seconda chitarra. Nel 2000 i Trees si sciolgono ufficialmente: l’ultimo disco di studio è vecchio di quasi un lustro, i fratelli Conner traccheggiano con side-project di estrazione stoner (val la pena di ricordare almeno i fondamentali Valis, che in onore alla loro grandezza figurano nel roster Man’s Ruin con uno split), Lanegan fa uscire il suo ultimo capolavoro (Field Songs, non a caso l’ultimo album scritto con/da Mike Johnson). Da lì in poi Lanegan diventa un collaboratore fisso del gruppo di Josh Homme (la sua stessa carriera solista da lì in poi va considerata una sorta di estensione concettuale dei QOTSA, oltre che una fonte quasi inesauribile di dischetti di cantautorato senza nerbo) e degli altri si perdono le tracce in gruppi sempre più invisibili o troppo grossi per non farci la figura dei turnisti (manco di lusso). Da anni girava già la voce che li voleva gruppo sfortunato, che avrebbe potuto essere –boh- i Soundgarden ma era stato fatto fuori dal music-biz. Noi siamo arrivati a giochi fatti e l’abbiamo presa così, come una specie di postulato del rock’n’roll che ci ha accompagnato mentre diventavamo vecchi e bolsi e lamentosi. Secondo una forma mentis più snella gli Screaming Trees erano un perfetto e incredibile gruppo indie rock di dimensioni medio-grandi, diciamo simili a quelle dei Melvins, con cui il mercato dei grandi numeri s’è giustamente pulito il culo una volta finita di cavalcare l’onda dei Nirvana. La loro musica migliore sta ancora nei dischi a marchio SST, che diversamente da Uncle Anesthesia etcetera NON STANCANO MAI e possono tranquillamente supplire da soli al bisogno di rock di un appassionato esigente per almeno due settimane.

Salta fuori dal nulla, tuttavia, che c’è un disco dei Trees, registrato poco prima dello scioglimento nello studio di Stone Gossard e mixato da Jack Endino. Si chiama Last Words ed esce tra meno di un mese in digitale, senza –pare- nessuna reunion ad accompagnarlo e con una possibilità aperta per formati fisici futuri. L’idea più ragionevole sulla faccenda è che questi dischi non escono per un motivo fondato e che questo motivo ha MOLTO più a che fare con il valore artistico di quanto ne abbia con la mafia, il signoraggio bancario, i complotti delle major e la sfiga. AKA non ci perderei troppo il sonno. Ma insomma, sperare è pur sempre lecito.