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Piccoli fans: CRASH OF RHINOS

La prima volta che senti quei gruppi lì pensi che sia la cosa a cui Gesù stava pensando quando ha inventato l’elettricità. Ognuno naturalmente ha il suo preferito: Mineral, Van Pelt, Braid, Cap’n’Jazz e dio solo sa quanti ne potrei citare (non moltissimi, in effetti: la decina di nomi che mi è servita nel corso degli anni a non sembrare un completo ignorante in materia). Quello che è chiaro è che l’indierock va fatto in questa maniera qua: il suono come lo pensa Bob Weston, la musica scritta apposta per esser suonata ad alto volume, manco un secondo di mestiere o di intimità. Oggi uno si ferma un attimo e si ritrova con trentatrè anni in groppa, la pancia che sborda dai pantaloni, i debiti in banca e un problema con l’alcool. La musica che ascoltiamo oggi sta a quella di allora come la fotocopia della fotocopia della fotocopia della fotocopia della fotocopia della fotocopia sta all’originale con marca da bollo. Crash Of Rhinos invece esce con un disco pensato e realizzato per lasciare a bocca aperta un fanatico di emocore o indierock del ’98. Esce nel 2011, e per come girano le cose oggigiorno verranno seppelliti a forza di leak. Jacopo FBYC + Febio, nel loro blog, raccontano una possibile cronistoria del tutto. Aggiungono dettagli sulla musica, riferimenti a iosa e un camion di fotta (il resto non serve a molto). Se volete riferimenti cerco di ridurre il tutto a tre nomi: Mineral, June of 44, primi Soul Asylum. Funzionano bene solo se li combinate. Il bello dell’internet, comunque, è che potete skippare la parte in cui io cerco di darvi un’idea e passare direttamente all’ascolto con lo streaming su bandcamp, che se dio vuole riuscirò ad embeddare poco sotto. Probabilmente tra un po’ avrò cambiato idea, ma adesso come adesso ne sono convinto: lo stavo aspettando da almeno dieci anni. Il disco fisico esce su Triste.

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