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il listone del martedì: I DISCHI DEI FUGAZI DA QUELLO CHE PREFERISCO DI MENO A QUELLO CHE PREFERISCO DI PIU’

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L’altro mese –per pulire un po’ l’auto- ho comprato un’autoradio con la USB. Mi sono caricato dieci giga di musica su una chiavetta e non è servito a un cazzaccio di niente, ho continuato a skippare da un disco a caso all’altro senza farmi una minima idea di cosa mi andasse di ascoltare in quel momento. Poi a un certo punto mi sono scaricato un torrent con tutta la discografia dei Fugazi in mp3, di base perché non trovo più la mia copia di In On the Kill Taker. Così ora ho tutti i dischi dei Fugazi nella USB che tengo in macchina e di base non ascolto nient’altro che dischi dei Fugazi e mi sento la coscienza pulita perché ce li ho comunque tutti (da qualche parte persi) in CD e qualcuno doppio in vinile e mi sono comprato una mezza dozzina di live in digitale dal sito di Dischord (fatelo pure voi). Quella che segue è la classifica dei dischi di studio dei Fugazi, solo quelli diciamo lunghi (a parte 13 songs che è un disco vero e proprio perché non ho mai posseduto gli EP originali) in ordine crescente di mio gradimento dal più brutto al più bello, e voi fatevene pure il cazzo che volete.

 

STEADY DIET OF NOTHING

La cosa più bella di Steady Diet of Nothing è che inizia con Guy Picciotto che dice chiaramente E CIUCCIA, E CIUCCIA una decina di volte e poi continua con la musica. A parte questa cosa che comunque mi ha rovinato la vita (io sono uno di quelli che quando lavorano o fanno cose in pubblico assorti iniziano a canticchiare senza pensarci troppo ed è brutto canticchiare E CIUCCIA, E CIUCCIA mentre sei in fila dal medico con davanti una ragazzina di tredici anni che sta delirando per via della febbre alta) e Reclamation che è più o meno la canzone definitiva dei Fugazi primo periodo, nonostante sia uno dei primi dischi dei Fugazi che ho sentito, è quello che amo di meno e quello che riascolto meno spesso. Ha una produzione un po’ asciuttina che a conti fatti non rende troppa giustizia ai pezzi.

 

REPEATER

Questo invece me lo risento di tanto in tanto, ma sempre meno spesso degli ultimi dischi. Sta basso perché mi sta antipatica la copertina e perché c’è un casino di gente che lo considera ancora il miglior disco (qualcuno forse lo considera pure l’unico) mai inciso dai Fugazi. Cosa che non è: dieci anni di discografia dopo Repeater rendono chiara la cosa e i pezzi precedenti tipo Waiting Room sono meglio, puro e semplice: Repeater è un disco grandioso di pezzi quasi tutti bellissimi ed è migliore del disco successivo del gruppo, ma a conti fatti funziona più come una buona introduzione (nel senso di disco per turisti) che come feticcio sfasciato a forza di riascolti –piuttosto vado un passo indietro e mi riascolto 13 Songs. AUEDAUEDAUEDAUÉ


RED MEDICINE

A questo punto siamo già in zona dischi della vita (oltre che in zona il classico pezzo piagnone di bastonate che parla di quando eravamo giovani belli ribelli e ascoltatori di quel prete di Ian MacKaye) di cui non si può mai dire bene a sufficienza. In realtà il ricordo più carino di questo disco è che una sera mettevo dischi all’HanaBi, probabilmente già trentenne, e io e Diego dobbiamo averne suonata una da Red Medicine (quasi sicuramente Bed for the Scraping) perchè passeggiando verso il parcheggio Renato A.T urlava a tutti i passanti DO YOU LIKE ME?. Ok, forse non è così divertente sentirla raccontare così.

 

13 SONGS

Qualche tempo fa un tizio aveva iniziato a postare su youtube dei video in cui ballava in posti comuni e casuali su una canzone punk che stava ascoltando in cuffia. Il video da cui era partito tutto era ripreso dalla telecamera di sicurezza (probabilmente fake) di una sala d’aspetto, con lui che iniziava a danzare al ritmo di Waiting Room e un altro tipo seduto a leggere di fianco che non faceva una piega. Se qualcuno ritrova il video me lo mandi. Comunque il senso è che Waiting Room vive del paradosso che pur non essendo la canzone più bella mai incisa dai Fugazi è comunque la canzone più bella mai incisa da chiunque. Oltre a essere quella che fisicamente ti rende impossibile non partecipare ad un coro immaginario di duecento kids (qualsiasi cosa siano i kids) che urlano composti AUEDAUEDAUEDAUÉ anche se magari sei da solo in una casa di campagna nella periferia di San Martino Spino o altri posti indierock simili con densità di un abitante per chilometro quadrato. Diciamoci la verità: quando è stata l’ultima volta che avete ascoltato Waiting Room e non avete canticchiato AUEDAUEDAUEDAUÉ? (magari è stato l’altro ieri, ma se non l’avete canticchiato è perché vi siete trattenuti, democristiani di merda). Ed è anche importante ricordare che Ian MacKaye non urla quattro volte “I’ll wait”, come riportato nelle liriche ufficiali, bensì un unico laconico e corale esperanto AUEDAUEDAUEDAUÉ. Ecco.
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IN ON THE KILL TAKER

Una cosa che non sapevo fino a quando ho iniziato questo pezzo è che in realtà una prima versione del disco era stata registrata da Steve Albini (volevano essere un pugnetto di canzoni per un EP, poi le canzoni sono uscite eccetera), ma il gruppo era insoddisfatto e ci rimise mano completamente con i soliti Ted Niceley e Don Zientara. Alla fine è difficile non dire che In On The Kill Taker è il disco più bello del primo periodo dei Fugazi, quello che inizia più fragorosamente e il primo nel quale tutti i momenti interlocutori diventano parte integrante di un’economia perfetta. In On The Kill Taker è anche il mio primo disco in assoluto dei Fugazi, ma ho scoperto dopo che fosse In On The Kill Taker –nel senso, me l’aveva doppiato un amico in una cassetta senza titoli intitolata FUGAZI e per quanto ne sapevo poteva essere una raccolta, o l’unico loro disco, eccetera. Ho perso il CD originale da qualche parte nei traslochi e sono incazzatissimo.

 

END HITS

Nel ’98 avevo comprato il mio primo lettore CD e ho comprato End Hits. La mia poetica stava subendo un repentino cambio di stile: prima di avere il lettore non potevo andare al negozio a farmi metter su sette dischi da Giovanni, il quale doveva subirsi i miei commenti e vedersene comprare uno solo –due quando andava proprio grassa. Per i Fugazi non me l’ha permesso. Mi fa “io te lo faccio ascoltare ma poi non è che mi puoi dire se ti è piaciuto o no”, per dire che un negoziante per quanto malleabile ha comunque una sua moralità di fondo. Possedevo un originale e nuovo CD dei Fugazi quando possedevo una dozzina di CD in tutto, tutti gli altri non erano buoni quanto End Hits e facendoci una rapidissima botta di conti direi che End Hits è il disco che ho ascoltato più volte in vita mia sullo stesso formato (i pochissimi dischi che ho ascoltato più di End Hits li ho posseduti in cassetta registrata o CD masterizzato o cose così, di End Hits ho ascoltato sempre e solo lo stesso CD). Il fatto che sia un disco di umori molto contrapposti ha un suo senso perverso, naturalmente. Contrariamente agli altri dischi dei Fugazi non ho mai avuto momenti in cui ho perso di vista la mia copia di End Hits. Quindici anni dopo ho una collezione di CD sensibilmente più estesa ma tutti gli altri dischi non sono buoni quanto End Hits, e per certi versi trovarmi nella stessa situazione in cui stavo quando di dischi ne avevo dodici non depone a favore di me, della musica e di voi che mi date retta.

 

THE ARGUMENT

Una volta con m.c. stavamo scrivendo una retrospettiva sui Fugazi e lui scrisse questa cosa su The Argument: In quello che a posteriori potremmo definire l’annus horribilis del rock, il momento in cui il rock prende definitivamente coscienza del fatto di essere ormai un affare morto e sepolto (e l’annichilente esplosione di realtà quali Strokes, White Stripes, Black Rebel Motorcycle Club eccetera non farà che infliggergli le picconate finali; da allora in poi sarà l’inizio di uno scempio che dura tuttora e non accenna ad attenuarsi: la devastante ‘nuova’ scena inglese nel segno del revival degli scarti più rancidi dell’era Madchester –The Music, The Coral e via discorrendo, il garage da fighetti di The Kills e compagnia berciante, il recupero di certo rockettaccio da ex-freak rincoglioniti di Kings of Leon e Jet, la necrofilia pura sul cadavere della new wave ad opera di Interpol e Liars, il folkettino semplicistico di Devendra Banhart e amici froci vari, le reunion di patetiche anticaglie come se piovesse, MC5 in primis… finirà che l’unico ‘salvatore’ dello spirito rock’n’roll sarà l’iper-sottovalutato Andrew WK, dai più bollato come cazzone ridanciano e nient’altro… ma questa è un’altra storia), i Fugazi se ne escono con un disco e un EP (Furniture, di soli brani inediti) che prendono energicamente le distanze non solo dallo stesso universo radicalmente a sé stante che la band è stata capace di creare in oltre due lustri di rigoroso artigianato indie, ma anche e soprattutto dall’idea di “disco”, di “gruppo” e financo di “rock”; mai, nemmeno nello sfuggente Instrument, si era registrato un distacco così totale dalla forma-canzone, quasi che i Fugazi si siano limitati a captare un sussurro isolato, un alito di vento, uno sguardo, e magicamente renderlo senso, atto, altro da sé. Aperture inaspettatamente ‘progressive’, squarci krautrock, elucubrazioni e ipotesi di tempi e spazi altri, un ripiegamento su sé stessi mai azzardato neppure dall’intera cricca post-rock, una sensibilità pop che tutto annulla e verso cui tutto ritorna; The Argument resta una dichiarazione di manifesta superiorità impartita con una levità propria dei capolavori invisibili. E tale divenne la stessa creatura Fugazi dall’ultima nota della conclusiva title-track ad oggi. Se mai decideranno di ricomparire, un giorno o l’altro. In prospettiva è anche abbastanza dura per uno come me avere a che fare con uno che infilava tutte queste cose nel 2003 e continuare comunque a scriverci assieme per dieci anni facendo sempre il tizio rilassato e cool che ha le sue opinioni SBAGLIATE rispetto alle sue che invece sono GIUSTE. Metto The Argument sopra End Hits per via del pezzo di m.c., del fatto che è il miglior disco dei Fugazi secondo Bob Weston e del fatto che è il loro ultimo album, tipo spinta per il futuro. Secondo me si riformeranno davvero, ma sarà quando a nessuno gliene fregherà più un cazzo e loro saranno sdentati e stempiati e faranno un disco nuovo che parlerà di abbracciarsi in modo molto acustico ed emo e la gente se ne sbattera li coioni. En passant, l’EP di tre brani che lo anticipava è probabilmente il loro miglior disco alla pari con End Hits e questo.