Crea sito

RICCARDO SINIGALLIA (#13)

rs

Come già detto in precedenti occasioni detesto la musica di Riccardo Sinigallia: comprendo che sia buonissima musica se a uno piace quel genere di musica (la roba di qualità, diciamo così), ma io tutto sommato vivo meglio con la musica di non-qualità. Stanti così le cose, c’è comunque da dire che ci sono artisti che disprezzo più di Sinigallia, gente che mi spacca i coglioni più o meno uguale e non fa manco musica di qualità, e quindi Sinigallia in gara sarebbe potuto arrivare al decimo-nono posto, ma diocristo c’è UNA regola da rispettare quando vai a Sanremo (la non-squalifica di canzoni tipo Italia amore mio è abbastanza rivelatrice del fatto che non viene applicata nessuna regola legata alla moralità, al buon gusto, alla decenza umana e al quantitativo di noia che si possa provare negli stessi tre minuti). La cosa più agghiacciante naturalmente non è né il pezzo in sé, né che Sinigallia abbia barato, anzi che abbia barato nella classifica delle cose agghiaccianti in questa storia viene al terzo posto. La seconda cosa più agghiacciante è che non si riesce a trovare UN SINGOLO motivo ragionevole per cui Sinigallia abbia dovuto imbrogliare su questa cosa (tipo: buona fede? Non sapeva che eseguire una canzone in pubblico era contro le regole? Non aveva idea del fatto che i musicisti con più di 2 spettatori a data vengono tendenzialmente ripresi dal telefonino e messi sul tubo?). E davvero uno ci può perdere la testa per sei giorni senza trovarci niente di sensato. La palma d’oro delle cose agghiaccianti, invece, è che per un paio di giorni l’affare Sinigallia s’è ingigantito tra blog e social network con diverse persone le quali (l’uno indipendente dall’altro) hanno iniziato a coprire di insulti e pece non Sinigallia ma il giornalista che ha dato per primo la notizia, accusato di essere un infame e/o un crumiro e/o un invidioso represso con conti suoi da saldare, tipo la mafia. E due giorni dopo magari coprire d’insulti Civati perché ha votato la fiducia (gran stile, Civ: continua così) e/o rompere il cazzo sulla mafia e le scie chimiche. Nel momento in cui scrivo non so dire, in ogni caso, se al giornalista in oggetto sono state spaccate le rotule con una mazza da baseball, ma spero in ogni caso che Sinigallia abbia spedito qualche cotechino in giro, in cambio di tale e tanto sostegno alla causa della Buona Musica.

BOCELLI CE BLASTA: Sanremo terza serata, senza te o con te.

bb

Si nota già un generale aumento della qualità delle canzoni, dovuto soprattutto all’incremento di confidence dei cantanti e al fatto che l’altra sera ascoltavamo i pezzi per la prima volta. Il critico musicale italiano, in questo, riesce con un certo genio ad assommare la schizofrenia tra IO SONO SERIO I DISCHI ME LI ASCOLTO VENTOTTO VOLTE E APPROFONDISCO E NON LASCIO NULLA AL CASO senza riuscire ad ammettere di aver sparato cazzate dopo un solo ascolto sul palco con dei fonici opinabili e gli artisti terrorizzati. Noi, per quanto ci riguarda, diamo la colpa di tale e tanta assuefazione alle nostre cazzate pregiudiziali ad una scelta di campo, naturalmente (abbiamo letto Bertrand Russell invece di guardare la TV, quando Bertrand Russell è diventato inevitabile abbiamo iniziato con Grisham, e quando la gente ha iniziato a ripescare il Grisham grande narratore di storie americane ricominceremo a farci massivamente di televisione rivendicando un ritorno alla purezza concettuale e la purga del trash, il che a conti fatti pone quelli che commentano tre programmi televisivi a settimana su twitter una possibilissima avanguardia culturale del paese nell’anno 2015 -dandoci la possibilità di smetterla con le marchettine sui social, puntare a qualche cattedra di prestigio in certe università di periferia, stempiare la nostra capigliatura e circuire le studentesse ventunenni. I dieci che ce la faranno potrebbero venire spernacchiati dagli altri, ma possono sempre accusarli di essere hater. Il che ci mette di fronte al fatto che la rivoluzione digital è destinata a un fallimento programmatico e non dissimile da quello della rivoluzione francese, del movimento hippy e del punk rock (magari fermatemi quando pensate che stia esagerando). Loro avevano la Marsigliese, Hendrix e i Dead Kennedys, noi in pole position abbiamo Renga.

 

Renga in pole position è come il governo Letta o quando c’era Jim Courier in cima al ranking dell’ATP, cioè tipo il segnale di una situazione di stallo in cui -in attesa di tempi migliori o di un colpo di spugna- viene promosso come testa di serie uno sfigato qualunque che dia contemporaneamente l’impressione che il trono sia vacante e occupato. Ci vuole talento, naturalmente, e gli invidio molto la barba e la forma fisica, un po’ meno le doti vocali (quando canto somiglio a Mike Johnson) (scherzo), ancora meno la canzone che ha avuto il fegato di portare. Sulla serata di ieri, fermo restando che alle undici e mezzo ho deciso di anteporre il sonno arretrato alla mia sete di conoscenza, non ho commenti da fare, quando han fatto la gag delle canzoni a cappella ci avevo creduto, poco altro. E ci tengo a precisare che non ho niente contro Jim Courier e non so niente di lui, ma se non metti un gancio sportivo ogni tot scendi nella classifica di Wikio. Seguono giudizi modificati rispetto alla prima serata:

 

IL CRIBER

La magia non poteva durare, naturalmente. O in alternativa il fottuto CRIBER ha dato tutto nella prima serata e questa cosa è un errore tattico abbastanza devastante (tipo usare il NOS troppo tempo prima del traguardo, questo se siete dei fan di Fast&Furious) (ma se avete visto il 4 sapete che la sottile differenza tra errore madornale e strategia vincente dipende dalla tua capacità di improvvisare). Considerate il testo tra parentesi parte integrante di un periodo troppo lungo per il mio cervello e concludetene che probabilmente il fottutissimo CRIBER può giocarsi ancora un paio di bombe, cosa che Arisa sta facendo dal primo giorno (il suo secondo posto è altrimenti inspiegabile, anche se ieri sera mi sono abbioccato prima di sentirla ricantare).

 

GIUSY FERRERI

Settima al parziale di ieri sera, sempre più in cima al mondo.

 

RIFAZI

Abbastanza glorioso Bob Rifo (grossomodo l’unico personaggio esteticamente arrapante e artisticamente inattaccabile che abbia messo piede sul palco dell’Ariston nell’ultimo decennio) non perdere la calma sul palco con Gualazi e sorridere persino un po’ mentre il FAZ lo riempie di gag esilaranti tipo CIAO BLOODY VIENI QUI BLOODY, CHISSà COME SEI SOTTO LA MASCHERINA BLOODY.

 

PERTURBAZIONE

Hanno un testo che è una specie di rip-off di Ex-Girl Collection degli Wrens, questa cosa mi ha imposto di riascoltarla sul tubo dopo l’esibizione, CIAO CER. L’altro video che ho guardato sul tubo a Sanremo ieri è stato quello di Bocciofili mentre Luciana Littizzetto veniva insultata da chiunque su internet per un monologo che per carità, bruttino parecchio ma prima della fondazione di ComedySubs.org avrebbe fatto strage di cuori. Poi il monologo è sfumato e un danzatore maschio superdotato ha fatto un balletto con le stampelle, e questo è il momento più politicamente scorretto di Sanremo da quando Ceccherini lanciò una fiorentina cruda sulle prime file del pubblico.

 

Credo nient’altro: Frankie mantiene intatta la sua dignità anche vestito da gelataio, Sinigallia mantiene intatta la mia voglia di morire durante Sinigallia. Volevo sentire The Niro e Rocco Hunt ma 1 mi sono abbioccato e 2 quando dico che li volevo sentire sto mentendo. Mentre gioivo per l’assenza della canzone napoletana in concorso arriva Renzo Arbore color marrone fosforescente e io mi continuo a chiedere come se la vivono questa cosa quelli di Secondigliano.

LA STRADA NON PRESA // Sanremo 2014 serata due, appunti su Baglioni

I rubini se la cantano alla grande! benji disco dell'anno!!!111
I rubini se la cantano alla grande! benji disco dell’anno!!!111

L’infusione musicale nazista scavò dentro ogni tedesco un piccolo auditorium e ne ingrandì l’anima affinché i suoni si armonizzassero con la musica interiore sincronizzata con le marce dei panzer, poi, trionfò Lili  Marleen*. Cos’è successo ieri a Sanremo, non lo so, non ricordo, perché quello che è certo è che quando è salito sul palco Baglioni, e si è seduto al piano, era come se un usignolo fosse entrato all’Ariston, e dall’Ariston nelle nostre case, riempiendole di gioia e bellezza. Possa il mio cuore essere sempre aperto agli uccellini, che sono il segreto del vivere**: Baglioni, Claudio Baglioni, lo stesso Baglioni che straziava i cuori delle nostre madri, e che per questo forse non abbiamo mai perdonato, autoilludendoci di non apprezzarne i dischi, creando noi stessi metallari e grunge, lo stesso Baglioni, ma senza riccioli, senza completo jeans, ma pur sempre Baglioni, ieri ha infine straziato i nostri, di cuori, ammiccando a noi, proprio a noi alla fine del suo torrenziale solo show, come dicesse, Visto che mamma aveva ragione?, meglio, come dicesse, Vi voglio bene, o forse solo, semplicemente, A regà, ma sti carzoni, li voi o nun li voi?

Ed eccoci così, stupiti e sconvolti, restituiti a una nuova non-vita che ci vedrà forse, domenica mattina a festival finito, trafelati a Porta Portese a rivendere gli inutili dischi accumulati in questi anni, sperando che ce li permutino perlomeno con un 45 giri del Passerotto.

Lo racconterò con un sospiro da qualche parte tra molti anni: due strade divergevano in un bosco ed io – io presi la meno battuta***, e sbagliai ogni cosa.

 

 

 

* Mi piacerebbe spacciarmi per genio, ma i versi sono di Valentino Zeichen
** E questi di E. E. Cummings
*** E questi ancora di Robin Williams

BOCELLI CE RIVEDE!!11!! Sanremo 2014 serata 2, o de li EMOZIONI VERI

noemi

(Questo pezzo sarà fondamentalmente illeggibile e conterà parecchi incisi tra parentesi, ma vi invito a non considerarlo tanto un pezzo di Bastonate su Sanremo quanto piuttosto un viaggio.)

Non so se abbia senso ritirare fuori una volta ogni quattro ore (l’ultima stamattina al bar con una letale commistione tra l’analisi politica di Gramellini sulLa Stampa e l’invettiva di un distinto cinquantenne grillino incazzato che ha commentato il summit Grillo-Renzi urlando VALÀ CHE DIO **IA senza aggiungere altro, mentre cercavo disperatamente di godermi il primo cappuccino al bar da due mesi e mezzo a questa parte, peraltro buonissimo) la cazzo di QUESTIONE MORALE quando due ore di Festival ti fanno a brandelli la pazienza al punto di considerare un grandissimo momento di televisione old skool quando una specie di versione photoshoppata di TAFKAClaudioBaglioni in stop-motion si presenta sul palco e (con la complicità di un FAZ in modalità autocelebrativa spinta) caccia la sua merda dando a bere che ci crede davvero. Ho la distinta sensazione che il magone che mi viene su mentre IL BAG esce una versione bella e senz’anima di Mille giorni di te e di me sia anch’esso realizzato con Photoshop, nondimeno uomo incredibile e leader maximo di una generazione intera di ascoltatori di musica italiana.

 

(La quale generazione non è né quella a cui appartengo né quella degli ascoltatori di musica italiana, ed è triste notare che la l’attuale generazione di ascoltatori di musica italiana è sempre la mia generazione che ha occupato militarmente lo scranno del perdere tempo in cazzate alla cerimonia inaugurale delle olimpiadi invernali di Lillehammer, avvenuta nel febbraio del 1994 (seguirà post di Ashared Apil Ekur a celebrazione del ventennale del nostro non far cose e rincoglionirci di canzonette e dischi dei Mortician), ma ancora la manda)

 

Del resto qual è l’utilità sociale di Sanremo se non il fatto che crea un terreno comune per fare una discussione politica tra me e mia mamma? Mia mamma non ha opinioni su nessun musicista a parte cinque o sei artisti che ama alla follia (Mina, Cocciante, Gianna Nannini, il primo Rufus Wainwright, Giuseppe Verdi) e due artisti che odia come se le avessero scopato un parente, Madonna e Claudio Baglioni. Di Claudio Baglioni diceva finto prima che assumesse le sembianze attuali, per dire, il che la rende in qualche modo un critico musicale rispettabile e rende me in torto quando cercava di sfondare la porta chiusa a chiave della mia cameretta con un’accetta tipo Shining (cito Stephen King, non Kubrick) (scherzo). Sto divagando. Sta di fatto che se la prima serata si apre con Santamaria e le gemelle Kessler (una delle quali è il chitarrista degli Interpol, ricordiamo) e da lì in poi si dispiegano pezzi in gara tra i quali il più memorabile a occhio e croce è scritto da Nina Zilli, alternati da ospitate tipo Franca Valeri e appunto le fottute Kessler e Tatanka Russo che sommate alla serata di ieri mettono insieme una situazione tipo Mostra delle atrocità (cito Ballard, non i Joy Division) (scherzo) in cui IL FAZ continua a intervenire con recensioni in diretta tipo “è stato un momento davvero memorabile”; l’intento manco troppo nascosto, naturalmente, è quello di abbassare il livello della prima parte della serata così da raggiungere un climax inaspettato e sborrare un ottovolante artistico nel culo di ogni indiesnob attaccato a twitter in questo momento (presenti inclusi). Il fottutissimo MAGONE che sale su Baglioni e l’artisticamente inappuntabile rottura di cazzo di Sinigallia in concorso, slavata da Sarcina per darci modo di avere uno sguardo critico sulla cosa (del tutto inutile nel momento in cui il busto s’irrigidisce nel tentativo di essere sciolti e non dire in giro che TUTTI noi l’abbiamo sempre chiamato con l’accento sulla I e non sulla A). E poi Rufus Wainwright che ti entra nel culo già unto spaccandoti a metà con Across the Universe, e a quel punto puoi pure aspettare la morte ideologica che tanto hai la pancia piena. Senza alcun nesso logico a parte la necessità di finire il pezzo, vado con le rece dei pezzi in gara, big e nuove proposte:

 

FRANCESCO RENGA

La più grande qualità di Renga è che fondamentalmente non esiste. Tu stai lì con la sensazione di fissare un palco vuoto, a un certo punto rinvieni, controlli e il palco è vuoto sul serio; Renga te la spara così, sempre addosso con quel modo gentile e democristiano di uno che ha cura di non disturbarti, e a me ricorda sempre molto certe robe norvegesi tipo Alog o Biosphere che stai lì e ti fai cullare da questa musica che se la senti o non la senti ti fa lo stesso effetto, ed è bellissimo perché se lo piazzano primo in scaletta c’è ancora da mettere i piatti in lavastoviglie e scopare il pavimento. Passa il pezzo più scritto da Elisa dei due.

 

GIULIANO PALMA

Arriva sul palco con gli occhiali da sole e capisci che invece di venir qui a insegnare LO STILE s’è presentato per la gag. Ora io mi vergogno un po’ a dire che mi piace Nina Zilli, ma è sempre meglio di un calcio nel culo e il King è comunque impostato a prescindere. Verrà asfaltato più o meno da chiunque, mi dispiacerà, farò spallucce e commenterò che ogni stop è solo un altro start pensando di essere divertente.

 

NOEMI

Prima o poi vincerà anche lei il suo festival. Ha la dignità di presentarsi con dei pezzi da podio, e quest’anno si veste pure tipo Katy Perry ai provini per il reboot di Flash Gordon, rimane il fatto che se quest’anno arriva più alta di Giusy Ferreri capace che pianto un machete nel collo di qualche essere umano a caso che mi sembri avere possibilità di entrare in una giuria demoscopica.

 

RON

Si presenta con un pezzo glorioso alla Ron e con un pezzo indiefolk di merda (cioè pienamente al livello di qualsiasi scarso di cui abbiamo comprato dischi nell’ultimo quinquennio), passa quest’ultimo, siete presi male perché vi pippa il culo. Anche io.

 

RENZO RUBINO

Ogni anno tra i big c’è qualcuno che mi prende male non conoscere prima del festival, e ogni anno decido che non vale la pena. Diciamo che tra Renzo Rubino e Simona Molinari preferisco Simona Molinari sia musicalmente che come estetica generale.

 

RICCARDO SINIGALLIA

Riccardo Sinigallia mi fa vomitare. Comprendo che faccia musica molto più ricercata e personale di chiunque altro in gara ma mi fa comunque vomitare, questioni personali mie, mai sopportato, manco quando ero un fanatico di Blow Up e Zingales lo spingeva come se fosse il De Gregori della nostra epoca. La cosa bella che distingue i blogger musicali dai giornalisti musicali è che si sentono in obbligo di dire che una cosa bella è una cosa bella, mentre io posso tranquillamente passare le giornate a insultare gente contro cui tutto sommato non ho niente per il solo motivo che la loro stessa professionalità senza sbavature mi irrita e mi fa sentire privo di argomenti. Vi invito a considerare comunque che il modo tentacolare in cui i due pezzi di Sinigallia ci rompono i coglioni (pluralone maiestatis) nel disperato tentativo di sovra-intellettualizzare roba intellettualizzabilissima per conto suo, fallito peraltro in un suono liofilizzato e carino all’estremo, un po’ alla Naked City (cito il film del ’48, non il gruppo) (scherzo) sono probabilmente l’unica crepa nell’armatura altrimenti perfetta del FAZISMO imperante dell’attuale edizione: arrivi al secondo pezzo slabbrato di noia che quasi quasi sei pronto per Sarcina. Da questo punto di vista odiare Sinigallia senza alcun motivo diventa un altro punto fisso della nostra resistenza, forse ancora più importante dell’odio cieco e scriteriato verso il fottuto CRIBER (scherzo).

 

SARCINA

Non ho opinioni in proposito.

 

 

GIOVANI

Dei giovani non ho molto da dire: la vecchiaia t’incula nel momento in cui scopri di aver vissuto dei festival in cui  tra le nuove proposte una come Giorgia Todrani (mica ho detto Lighea) arrivava tipo SETTIMA nella classifica finale dietro Bocelli, Danilo Amerio, Irene Grandi e paradossalmente Lighea. Stasera viene scartato il figlio di Ivan Graziani, altro colpo basso alle trame del FAZ (il quale probabilmente l’aveva fatto andare avanti all’apposito scopo di farlo decapitare e dare l’idea che le sue trame si stessero indebolendo), per fare spazio a un buzzurro che non mi ricordo come si chiama e a un altro tizio di nome Deodato e fissatevelo in mente perché non dimenticheremo, NON DIMENTICHEREMO, che questo tale Diodato si è presentato con un pezzo vuoto e triste e la magliettina di Daniel Johnston con scritto sopra HI HOW ARE YOU sotto la giacca, la quale (nonostante io ancora mi sciolga con Daniel Johnston) è diventata ufficialmente dal 2009 circa il simbolo occulto della massoneria degli stronzi. L’unico altro pezzo in gara era tipo avvilente.