Notizie per svoltare la giornata: è uscito il nuovo album dei Peeesseye.

 
Lo annuncia direttamente il chitarrista-factotum Chris Forsyth in primo luogo tramite un dispaccio diramato dalla sua mailing list arrivatomi l’altroieri, poi sul sito dell’etichetta Evolving Ear con tanto di esaustiva sinossi. Due gli elementi che ci hanno più colpito: la doppia copertina (da una parte un allucinante disegnino macho-porno-mongoloid-frazettesco, opera dell’illustratore gay Ronaldo Wright, dall’altra il primo piano di un Baphomet arrostito – cito alla lettera – …), e il fatto che i testi siano stati ispirati da William Blake e la sceneggiatura di Freddy vs. Jason, oltre che dai ‘soliti’ Black Flag (autentico chiodo fisso del gruppo, già tributato trasversalmente a più riprese). La brutta notizia è che esce in sole 300 copie. Sarà un bel delirio, per chi riuscirà ad accaparrarselo.

Speciale Dischi Stupidi: Maxence Cyrin

 

Maxence Cyrin suona il piano fin da bambino. Poco più che adolescente scopre la new wave, ed è la prima folgorazione; la seconda sarà la techno, un amore vissuto con passione viscerale e coinvolgimento totale nel pieno degli anni d’oro del genere. E la fiamma non si spegne: Maxence è ancora un technoide pazzo quando conosce Laurent Garnier nei corridoi del network francese dove entrambi lavorano. Da qualche tempo sta cullando l’idea di riarrangiare pezzi techno per piano solo; accenna il suo progetto a un incredulo Garnier che lo mette sotto contratto per la sua etichetta Fcom sulla fiducia, senza avere ascoltato nemmeno una nota. Modern Rhapsodies esce nel 2005, e sulla carta sembra una gran puttanata: la scaletta è di quelle che ci si aspetterebbero da un dj set très-très chic a una festa privata tra miliardari o in localini di un certo livello, in perfetto equilibrio tra generalismo dance sofisticato (Go di Moby, l’hit planetario Don’t You Want Me di Felix, ma anche Sabres of Paradise e Windowlicker per i palati più esigenti) e improvvisi colpetti da stronzo che tradiscono una passione autentica (DJ Rolando, Sueño Latino, Laurent Garnier & Shazz, LFO), con i Massive Attack in mezzo a depotenziare e i Depeche Mode all’inizio per rompere gli indugi. E invece funziona; quasi tutte le riletture sono perlomeno interessanti nonchè perfettamente in grado di reggersi sulle proprie gambe, chi non ha mai ascoltato un pezzo techno in vita sua penserà di trovarsi di fronte a un Michael Nyman preso bene, e anche per gli introdotti ogni sospetto di gratuità dell’operazione viene spazzato via al cospetto di una Jaguar perfino commovente, tipo Steve Reich in trip ibizenco, comunque una cosa indescrivibile. Intanto l’uomo comincia a esibirsi dal vivo, ed è incontenibile, pare poter riarrangiare qualsiasi cosa, da Britney Spears agli immancabili Nirvana (ormai coverizzati in tutte le salse da chiunque) ai classici degli anni ottanta (quale che sia il genere non fa differenza), il tutto frullato dissezionato e ricomposto in un imprevedibile stream of consciousness condito spesso e volentieri da torrenziali improvvisazioni (a differenza di quel cialtrone di Allevi che non improvvisa mai un cazzo).
Per il recentissimo Novö Piano Maxence alza il tiro, titolo con umlaut e scaletta onnicomprensiva, non più soltanto limitata a un repertorio di stretta osservanza dance; il rischio è quello di trasformarsi anzitempo in un incrocio (ancora più molesto della somma delle parti) tra Tori Amos e Yanni. Rischio per ora dribblato in extremis grazie a due numeri francamente eccezionali: una malinconica, debussiana Where Is My Mind? (di gran lunga superiore all’originale) e la conclusiva, tonitruante Crazy In Love (capace di rivaleggiare con la frocesca versione di Antony). Il resto è robetta, tra scelte da francese snob del cazzo (My Bloody Valentine, Daft Punk), ciarpame attuale indifendibile (Arcade Fire, MGMT e gli orribili Justice), ancora Nirvana (Lithium) e una coraggiosa Ivo dei Cocteau Twins fortunatamente passabile. Bonus track per il solo mercato giapponese, ovviamente della Yellow Magic Orchestra. Tolti i due pezzi di cui sopra, ecco pronta la nuova colonna sonora degli aperitivi estivi più à la page: il produttore, del resto, è lo stesso dei Nouvelle Vague, e già da questo si doveva capire che sarebbe andata a finire male. Non metto link perchè praticamente tutto l’album è già finito su youtube, basta cercare.

L’agendina dei concerti Bologna e dintorni – Luglio (parte 1)

 
Poi il concerto dei Dysrhythmia all’XM24, unica data in Italia in tutto il tour europeo, è stato annullato senza dire un cazzo a nessuno, quindi se siete tra quelli che magari si sono fatti kilometri per trovarsi di fronte a un cancello chiuso non prendetevela con noi perchè questa è stata esattamente la nostra situazione. Stasera al Giardino della Memoria (come del resto ieri sera, ma noi eravamo davanti all’XM per niente) si omaggia Stockhausen in occasione del trentennale della strage di Ustica (chissà se anche quella è stata una grande opera d’arte secondo il Maestro; non lo sapremo mai), tutte le info qui. Per chi invece non ha voglia di farsi innalzare il QI di diversi punti l’appuntamento imperdibile è, come ogni lunedì, all’Echoes di Riccione per la serata “Magic Monday”: questa notte ai controlli il genio della 303 Josh Wink. Lacrime.
Martedì la sfida ai gradi fahrenheit è al Nuovo Lazzaretto, dove suonano nientemeno che i Lords of Altamont (sempre per restare in tema di gente che muore a caso): chi riesce ad arrivare alla fine del concerto senza liquefarsi o cadere preda di visioni mistiche per la cronica mancanza di ossigeno finisce dritto nel Guinness dei primati. Mercoledì c’è Murcof a Ravenna, ma se avete deciso che per il suicidio c’è ancora tempo, la scelta a Bologna è tra la rassegna MeryXM (decliniamo ogni responsabilità per cancellazioni all’ultimo secondo) oppure, per i buskers all’ascolto, in piazza Verdi con il cantante degli Zen Circus; in entrambi i casi non si paga un cazzo (e vorrei anche vedere). Giovedì di nuovo nell’inferno del Nuovo Lazzaretto per i Misconduct, ma se non avete chili in eccesso da smaltire ci sono sempre i Marta Sui Tubi gratis ai Giardini di via Filippo Re, dove tra l’altro verso sera tira una brezzolina deliziosa. Venerdì c’è la Notte Rosa in tutta la romagna, ma anche Adam Green sempre ai Giardini di via Filippo Re e sempre gratis. Sabato la mazzata finale al Nuovo Lazzaretto con l’anteprima del September to Dismember in compagnia di Archaghatus, 2 Minuta Dreka, Lycanthropy e tanti altri (sempre se si riesce a sopravvivere al mostruoso microclima interno che ridurrebbe allo stremo anche la più coriacea delle zanzare di Singapore). Ah, per gli intenditori ci sono anche i Noyz Narcos al Rock Planet; una buona occasione, se non altro, per scambiare due chiacchiere con il loro fan numero uno, Trucebaldazzi.

Tanto se ribeccamo: THE POP GROUP

Lungimiranza.

 

Il Pop Group si riforma e passa pure dall’Italia per due concerti a settembre. Ora, sulla statura e l’importanza anche attuale di un personaggio come Mark Stewart credo sia inutile discutere, considerato che – a differenza della maggior parte delle vecchie scoregge che oggi tornano alla ribalta senza un perchè – negli anni ha continuato a fare album mantenendo peraltro altissima la soglia della qualità (senza dover andare troppo in là, l’ultimo Edit. è un capolavoro che qualsiasi altro artista/gruppo di ogni tempo può solo continuare a sperare di potere un giorno arrivare a comprenderne parte della grandezza). Piuttosto, quel che ci fa aprioristicamente girare le palle è il senso alla base dell’operazione;  loro hanno diffuso un delirante comunicato stampa in cui si autodefiniscono “the new Banalists” e tentano di nobilitare il tutto mascherando la reunion dietro cazzate situazioniste di quarta mano. Rimane il fatto, e questo niente potrà cambiarlo, che riesumare una sigla inattiva praticamente da trenta anni – per quanto radicale e necessaria sia stata nei tempi belli – difficilmente potrà avere motivazioni di base che vadano oltre il pagare la bolletta del gas; è pur vero che di questi tempi un’ultima galoppata prima del tristo pascolo che prelude alla morte non si nega a nessuno, e se può farlo David Thomas non vedo perchè non possa il Pop Group. L’appuntamento è dunque fissato a settembre per un altro karaoke per gonzi.

decisioni irrevocabili

I folli Isis hanno deciso di sciogliersi. Li ricorderemo come la band dai gruppi spalla molto più fighi di loro (Oxbow, Jesu pre-rincoglionimento shoegaze, Dalek, ecc.); lasciano un paio di album (e un mini) molto belli e una gran quantità di ciclopiche prescindibili rotture di coglioni (ma con artwork sofisticati). Certi che tra dieci anni ce li ritroveremo a tradimento al Primavera performing the album Celestial alle cinque del pomeriggio,