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Cavalli morti e teste incorrotte: Siena come l’inferno (Un pezzo contro il Palio)

AC Siena v S.S. Lazio - Serie A
La testa incorrotta di Santa Caterina dribbla e umilia la Lazio (courtesy of fotomontaggifattimale.wordpress.com)

C’è una città moderna dove, due volte all’anno, si tiene una giostra medievale nel corso della quale muoiono i cavalli. Mi riferisco, come è ovvio, al Palio de Siena demmerda dove, in nome del travestitismo – “Vestimose da medievali!” – i poveri animaletti vengono costretti a un’inutile, folle corsa, con loro che, montati da fantini sardi, rischiano le zampe e con esse la vita. Ma vi pare giusto? No, dico, così, senza troppe elucubrazioni, senza voler per forza parlare dei “diritti degli animali” di cui parlano tanti illustri filosofi politici, a cui non farò riferimento non tanto per ignoranza, quanto per mio profondo e sincero disprezzo per tutte le facoltà di Scienze Politiche, ossia quei luoghi di elaborazione di strampalate teorie alla moda (“facciamo un carcere rotondo con un solo guardiano che controlla tutti!”, “vietiamo di indossare simboli religiosi!”, “il terrorismo islamico non esiste!”, e così via) che conducono inevitabilmente a guerre e ghetti del cazzo e, il che è molto peggio, a discussioni intelligenti su guerre e ghetti del cazzo, discussioni che portano ad altre teorie ancora più bizzarre e ad altre guerre, e così via in un folle loop, mentre ormai da quattromila anni il Palio si continua a correre, e dei cavallucci infortunati se ne sbattono tutti le palle. Che a Siena ci fosse qualcosa di sbagliato, del resto, me ne accorsi fin da bambino, quando entrando in una chiesa mi ritrovai di fronte all’orrida testa mozzata di Santa Caterina, realizzando che dopo soli nove o dieci anni avevo visto il mio primo cadavere, il mio primo ghignante e scheletrico cadavere, a porre per sempre fine alla mia infanzia (doveva essere un Almanacco della Paura di Dylan Dog il libro dove avevo letto una riflessione il cui senso era grossomodo questo, che nel corso della vita fino a un certo punto ignori l’esistenza della morte, poi lo scopri, e va tutto in merda. C’è anche da dire che se non fosse stato per Santa Caterina, nel 1992 mio padre – dalla psiche evidentemente intasata di bruchi – mi avrebbe portato a visitare la Cripta dei Cappuccini di Palermo. Io a mio figlio non farò mai vedere dei corpi mummificati, ma soltanto Mini Pony, Mini Pony che non correranno nessun palio ma sfrecceranno leggiadri su grandi prati arcobaleno). Che poi, se non ricordo male, questa chiesa, che sarà il Duomo o che ne so, era praticamente di fronte allo stadio di Siena, e la testa incorrotta della Santa è tutto ciò che vedo ogni volta  che, da quando il Siena è arrivato in serie A, la Lazio perde rovinosamente in quello stadio (sempre). Insomma, torniamo ai cavalli, cos’è che diceva Pessoa sui cavalli? No, mi sa che mi confondo con una marca di finimenti. Che qualcuno, al mondo, i finimenti per cavalli deve pur produrli: ma dove vanno a finire, tutti questi finimenti? Sepolti assieme ai cavallucci che hanno ornato nelle matte corse senesi, Gesù, ma perché hai abbandonato Siena, una città anche graziosa ma esclusiva preda di banchieri corrotti, assassini di cavalli e teste mummificate che assaltano i bambini ignari. E la smetto qui perché sono troppo elegante per aggiungere alla lista di nequizie anche LA GIANNISSIMA, che ha aggiunto satana a satana pretendendo un figlio a cinquantaquattro anni. Come se la dannazione eterna non se la fosse già guadagnata coi suoi dischi. Ho un sogno, ed è questo, cioè vedere tutti i contradaioli dell’OA e del BRUO, e anche di tutte le altre contrade se è per questo, la TORRE, la SOLA, L’AQUILA e la MINCHIA, costretti a correre fino alla morte su una strettissima piazza, incalzati da cavalli di incubo pronti a travolgere i più deboli, ma alla fine anche i forti, mentre io mi godo lo spettacolo dalla torre del Mangia. Bastonate appoggia l’abolizione del Palio di Siena, che rimane peraltro l’ultimo piccolo scoglio per poter guardare negli occhi gli spagnoli e dirgli, senza complessi: siete inferiori.