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NAVIGARELLA o anche SCARTI – roba che separatamente non sarebbe bastata a fare un pezzo intero.

Miley Cyrus si esibisce seminuda ai VMA con comparsata finale di Robin Thicke ed esecuzione di Blurred Lines con un ditone di gomma al neon che passa sulla fica di lei e sul pisello di lui. Dal punto di vista storiografico è solo l’ennesima tappa in un percorso di ricalibrazione dell’evento-VMA da evento cardine del pop più in vista a freakshow di disperati stile Eurofestival, in cui chi abbassa di più il livello vince il premio ed il premio è di essere trending topic su twitter per un giorno -possibilmente sfottuti a morte. Dal punto di vista culturale è l’informale passo-dopo che segue Scream and Shout di Will.i.am feat. Britney Bitch. Dal punto di vista del contenuto tutto somiglia a quelle situazioni in cui lei ti racconta una barzelletta orribile, tu non ridi e lei ti prende per un cretino perché pensa che tu non l’abbia capita. il giorno dopo c’è qualcuno pro, qualcuno che si prende la briga di parlare dei contenuti ideologici, la sessuofobia e la misoginia latente e tutto il resto; per me è solo triste vedere in quanti siano disposti a prestare il proprio corpo alla prosecuzione di un piano che evidentemente non è stato messo insieme da una mente. Se ripenso a quando Gaga cantò Paparazzi sullo stesso palco mi viene da piangere.

Manuel Agnelli invece è finito nel nuovo video di Big Fish. Big Fish sarebbe Fish dei Sottotono, il quale sembra abbia continuato a tagliare dei beat per gente tipo Two Fingerz, Fabri Fibra ed Emis Killa e quindi potenzialmente può essere additato tra i massimi responsabili del distacco tra rap italiano e hip hop italiano E tra rap italiano e ordine morale. Il pezzo è la stranota Lasciami leccare l’adrenalina, però sembra che la traccia vocale originale sia stata ricantata ed insomma è stata riempita di beat gommosi genere Skrillex. Nel video Manuel Agnelli fa Manuel Agnelli, cioè uno perennemente indeciso se provare ad avere un significato artistico qualsiasi o prendere su armi e bagagli e presentarsi ai casting per il prossimo episodio di Hunger Games. Considerato che viene dalle fogne dello scibile musicale italiano, il pezzo ha una sua dignità malata e sembra poter fare il suo, cosa di cui va senz’altro dato merito agli artisti coinvolti. Nel frattempo, nota a margine, il festival Hai Paura del Buio (a cui gli artisti suoneranno a rimborso spese) nella data di Roma pare costerà venti euro. il tumblr del festival è qui. Andateci o non rientrano coi soldi.

Il nuovo disco degli Editors fa cacare. Probabilmente sembra un’opinione buttata così alla cieca, quindi forse dovrei spiegarvi di essere stato nel mio passato un buon fan degli Editors: i primi due dischi sono meglio di quasi tutta quella roba alla vorrei essere Ian Curtis e non suicidarmi se c’è modo, il secondo in particolare è epico e tronfio in un modo che mi esalta. Quando ho sentito che avevano buttato nel cestino l’assetto electro-neworder-EBM del terzo disco, per qualche minuto ho pensato che ci sarebbe stata qualche speranza di sentire una cafonata barocca con dei pezzi decenti. Avevo ragione per metà: è una cafonata barocca senza pezzi decenti. In questo probabilmente persino il terzo disco era migliore.

Ho aperto Pitchfork in questo momento, sono le 07.27 del 28 agosto 2013. La news in evidenza, con foto allegata, è J DILLA’S UNCLE TO OPEN DONUT SHOP. Vorrei aprire e leggere se questa cosa ha un minimo interesse musicale ma non vorrei rovinarmi l’impatto.

ABBASSARE IL LIVELLO #2 – Kylesa – Ultraviolet

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Per apprezzare appieno il nuovo disco dei Kylesa bisogna avere una mente molto aperta. Per mente molto aperta si intende ovviamente ABBASSARE IL LIVELLO, cioè (in senso cognitivo) adeguarsi ad accogliere alcuni assunti di base che per quanto riguarda la mia formazione (o anche solo la mia permanenza tra la gente che compra dischi oggigiorno) non sono così facilmente concepibili. Vado ad elencare sommariamente:

1-     può esistere musica metal non violenta;

2-     può esistere un ascoltatore di musica metal che ascolta sia musica metal violenta che musica metal non violenta;

3-     gli steccati tra i generi musicali sono stati abbattuti. questo ci ha permesso NON di smettere di usare i generi musicali per descrivere il prodotto MA di usare, esempio, la parola “sludge metal” per cose che “sludge metal” non sono;

4-     l’offerta crea la propria domanda. Un musicista con un briciolo di reputazione registra il disco e l’ascoltatore può essere costretto a rivedere i suoi principi di base per accoglierlo con favore;

5-     questa cosa avviene senza più un apparato promozionale alle spalle.

Per quanto riguarda il punto 1 ovviamente è un dibattito che dura da un sacco di tempo, o meglio è una cosa comunemente accettata che io continuo a non concepire; nei primi anni duemila la distinzione tra gli ascoltatori del punto 2 comunque era ancora abbastanza netta, oggi è abbastanza facile conoscere gente che si abbevera a tutte e due le fonti. È una questione di invecchiamento mio, certo non sono convinto che il mischiarsi tra musica pesa e musica non pesa abbia creato un buon ambiente per i gruppi ma insomma. Per parlare del punto 3 inizio a parlare del disco dei Kylesa: i Kylesa ancora oggi suonano sludge metal, ove per sludge metal si intende tipo i Down di Nola con Cristina Scabbia alla voce. Questo tra l’altro è tutto quello che ho da dire sul disco: sono i Down di Nola, ovviamente senza manco un pezzo degno entrare negli SCARTI delle session di Nola, con Cristina Scabbia alla voce. Il punto 4 e il punto 5 entrano in gioco nel momento in cui ti leggi le recensioni del disco (tipo qui o qui o qui, mica debaser voglio dire), le quali si concentrano su aspetti tipo completezza, ispirazione, ripetere gli ascolti per capirlo e generici cazzi di contorno per guardarsi dall’ammettere, o dall’accorgersi, che il nuovo Kylesa è un disco loffio con pezzi indecenti realizzato da un gruppo che per un sacco di tempo  è stato non-loffio e con pezzi decenti. Punto 5: se una cosa come questa fosse successa nei novanta si sarebbe ipotizzato che la casa discografica avesse cacciato il grano per avere una buona recensione. In un momento di collasso editoriale/discografico, e di gente che ascolta musica a trecentosessanta gradi, suona strano. Uno si aspetta che questa roba venga scremata per conto suo, trattata con la sufficienza e il rispetto che merita (poco), rispedita al mittente e dimenticata appena possibile. Non viene fatto. Perché? Buona domanda.  L’unica reale funzione di un disco come Ultraviolet è di raccontarci i Kylesa come gruppo: i dischi precedenti non erano (come pensavamo) buone variazioni sul tema e tentativi di trovare una propria via al rock pesante di oggi ma le prime avvisaglie di un tracollo artistico con pochissimi precedenti, una cosa così vergognosa che ti senti come quando facevano ballare gli storpi nel medioevo e tu stavi lì a guardare. Di chi è la colpa?

Stanotte ho sognato Emma Marrone + il nuovo disco dei Dillinger Escape Plan.

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Sono in un bar di tendenza a Gambettola (FC), un posto di quelli per aperitivi che a quanto ne so a Gambettola manco esistono, e mi sto sparando un bicchiere di qualcosa con certa gente della mia ditta, una specie di rimpatriata o riunione di lavoro o entrambe le cose. Nel locale c’è musica wave moderna tipo Bloc Party e qualcuno sta provando a fare il karaoke ma il dj è un tizio con la puzza sotto al naso e toglie i pezzi appena qualcuno inizia a infilarli col microfono, la situazione è un po’ tesa e io penso che in fin dei conti non sono obbligato a stare qui ed esco. Fuori è freddio e inizia ad essere buio, quei climi che le ragazze non hanno più il piumino ma girano ancora col giubbino di pelle eccetera. A un certo punto passo accanto ad un monumento a scaloni di quelli simili alle fontane, sento una ragazza che urla “Checco!” da dietro, Checco sono io. Mi guardo un po’ intorno e vedo Emma Marrone, quella di Amici e/o la vincitrice del festival di Sanremo, che mi sorride con uno sguardo un po’ spento. Sorrido a mia volta e le corro incontro e ci abbracciamo e iniziamo una tirata tipo ma quanto tempo che non ti vedo, ma come ti va la vita eccetera. Nel sogno non mi viene spiegato come faccio a conoscere Emma da così tanto tempo, ma è chiaro che Emma in realtà è una gambettolese con trascorsi punk costretta per lavoro a fare la cantantessa da ex-reality e nella chiacchierata lei mi parla di quanto sia una rottura di cazzo mimare quella parlata southern metal becera. Ci incamminiamo assieme per il centro di Gambettola e affrontiamo i soliti discorsi che si fanno tra amici di sesso opposto: la mia vita sentimentale è un casino, vorrei mettere insieme un gruppo decente, ho dei bei testi per un disco chitarra e voce, il manager non mi fa fare un cazzo, la metà delle canzoni nel disco manco le canto io. Ha un giubbino di pelle e i capelli alla Emma con il ciuffone riccio da una parte. Ha uno sguardo triste di qualcuno che ha i cazzi suoi, ma non mi dice perchè. La chiacchierata continua per un sacco di tempo, forse un’ora, è difficile da dire, parliamo di un sacco di cose e vorrei che continuassimo a parlare per l’eternità perchè non ci vediamo da un sacco e mi sento come se fossi a casa. Passiamo davanti a una chiesa e lei entra. C’è un corteo e un funerale, e lei mi dice che è morto un suo zio che era come un padre ed è tornata apposta e ora sta piangendo ma in un modo molto composito. Mi chiede se voglio leggere qualcosa a messa, le dico di sì e lo faccio, ma mentre sono sul pulpito e leggo un salmo di fronte a tutti mi viene la voce stridula (ogni tanto mi viene la voce stridula, se vi capita con me dal vivo non mettetevi a ridere). Emma piange un po’, qualcuno le ronza attorno a mo’ di paparazzi, io la proteggo, lei mi sta attaccata e sembra che non conosca nessun altro qua dentro o che tutti la evitino come la peste. Dice che i contratti che ha firmato non l’hanno nemmeno riempita di soldi, che è tutta una mafia ma sempre meglio che quelli di x-factor, anche se non so cosa significhi. La notte faccio qualcos’altro e poi mi arriva una mail di Emma, che mi scrive belle parole sul fatto che è stato bello incontrarsi e parlare con qualcuno che ti capisce e si scusa per quello che sta succedendo sulla mia bacheca facebook. Vado sulla bacheca e ci sono centinaia di insulti perchè ho fatto la voce stridula durante un salmo. Qualcuno mi difende citando Diamanda Galas e parlando di scale pentatoniche in modi che non capisco ma che ho letto una dozzina d’anni fa in un flame nel forum di metal.it che parlava di una possibile stecca nell’assolo di basso di Another Life degli Skylark, con gente della scena epic metal italiana che si iscrisse al forum per intervenire nella discussione e regolarsi i conti al suo interno. Qualcuno mi indica come il fidanzato segreto di Emma, qualcun altro dice che no, sono un amico di lungo corso e snocciola quasi tutto quello che ho fatto negli ultimi sei anni di vita (aperto dei blog, sostanzialmente). Sono più o meno a metà dei commenti quando in casa succede qualcosa e mi sveglio. Sull’onda del sogno oggi ho dato un’ascoltata al disco di Emma, e mentirei se dicessi che è un disco interessante ma sono stato così bene durante il sogno che davvero al momento Emma è l’artista italiana vivente che preferisco. Ho scoperto che i Dillinger Escape Plan hanno un nuovo disco in giro perchè ho letto la recensione di Rumore, che ne parla (ovviamente) come del più grande album rock mai registrato. Il titolo del disco, One of Us is the Killer, è evidentemente dedicato al cantante Greg Puciato, uno scarsone che per metà del minutaggio è convinto di essere Mike Patton (sentitevi la cazzo di title-track del cazzo che plagio del cazzo) e per l’altra metà sembra che dopo quattro dischi da frontman non abbia ancora capito che musica suonano i DEP. Il gruppo comunque ci prova: in qualche passaggio prova a far sentire la voce e cerca di mettere insieme un reboot di quello che a conti fatti è l’unico disco ascoltabile della formazione, risolvendo il nuovo disco dei DEP in un patetico alternarsi tra jazzettino, strapponi alla 43% Burnt (che sembrano buttati a cazzo in giro per il disco: stan suonando un’altra cosa, la batteria si ferma un attimo e le chitarre fanno DA DA DA DA DA con quel bel tirone noise, poi ricominciano a suonare l’altra cosa o a urlare qualcosa di stupido) e scimmiottamenti casuali di gruppi crossover stradigeriti e che non citiamo perchè sarebbero parafrasi della parola Patton, appunto. Già da tempo ascoltiamo i dischi nuovi del gruppo per stupirci di quanto siano sempre più brutti e patetici, ma persino in questo a questo giro veniamo delusi -diciamocelo, il precedente Option Paralysis nel suo starsene lì a cresta alta era molto più vergognoso. Mentre cerco un finale per la recensione del disco di merda dei Dillinger Escape Plan mi assale un dubbio : il fatto che abbia sognato di essere amico di Emma sta forse a significare che mentre dormo sono Kekko dei Modà? Vabbè. Prog-math-core che più stantio non si potrebbe. Copertina stilosa, ma forse meglio quella del disco di Emma. 3.2