TOP TEN DISCHI DORO 2015

Sono già uscite le prime classifiche dei migliori album dell’anno ne volevo quindi approfittare per proporre a voi lettori di Bastonate la migliore classifica album 2015 concepita finora: quella del mio guru e mentore Doro.

Il Doro Hotel che è stato costruito in suo onore a Tirana, Albania, da Pirro: Re dell'Epiro.

Il Doro Hotel che è stato costruito in suo onore a Tirana, Alabania, da Pirro: Re dell’Epiro.

Dovete sapere che Doro è il miglior giornalista/critico di spettacolo, calcio, oggetti, canzoni e internet-tv che abbiamo in Italia. Se vi sono piaciuti i miei PikkioMusicAwards fate i complimenti a Doro e non a me, fu lui ad inventarsi il format dei generi personalizzati (tre dischi per svariate catogorie) tre anni fa su twitter. Il suo account twitter ( @frittatine ) è infatti grande fonte di riflessioni e scuola di ilarità, per un futuro in cui potremo certamente vivere risonanza passo finale nell’ombra di furto di fanfara. Dopo questa necessaria introduzione vi lascio scoprire la TOP TEN DISCHI DORO 2015 !!!

TOP TEN DISCHI DORO 2015

 

#10: Unknown Mortal Orchestra – Multi-Love [MEGLIO CON INGROIA]

10 unknown mortal orchestra - multi-love [MEGLIO CON INGROIA]

#10: unknown mortal orchestra – multi-love [MEGLIO CON INGROIA]

#09: Father John Misty – I love you, honeybear [grz @DManusia]

#09: father john misty - i love you, honeybear [grz @DManusia]

#09: father john misty – i love you, honeybear [grz @DManusia]

#08: Baba Commandant and the Mandingo Band – Juguya

08 baba commandant and the mandingo band - juguya

#08: baba commandant and the mandingo band – juguya

 

#07: Miguel – Wildheart

#07: miguel - wildheart

#07: miguel – wildheart

 

#06: New Order – Disco Coniglietto

06 new order - disco coniglietto

#06: new order – disco coniglietto

 

#05: Promised Land Sound – Pasquetta a Bosco Ficuzza

05 promised land sound - pasquetta a bosco ficuzza

#05: promised land sound – pasquetta a bosco ficuzza

 

#04: Romare – Rainbow

#04: romare - rainbow

#04: romare – rainbow

 

#03: Nick Höppner – Folk

#03: nick höppner - folk

#03: nick höppner – folk

 

#02: Kurt Vile – B’lieve I’m goin Down [KUESTA GIA’ FAMOSA]

#02: kurt vile - b'lieve i'm goin down [KUESTA GIA' FAMOSA]

#02: kurt vile – b’lieve i’m goin down [KUESTA GIA’ FAMOSA]

 

#01: Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

#01: sufjan stevens - carrie & lowell

#01: sufjan stevens – carrie & lowell

 

 

FUORI CLASSIFICA X @strofinaccio : Oneohtrix Point Never – Garden of Delete

#00: oneohtrix point never - garden of delete

#00: oneohtrix point never – garden of delete

Schermata 2015-12-11 a 17.52.30

DISCONE: EARTH – Angels of Darkness, Demons of Light 1 (Southern Lord)

Il leak è saltato fuori presto, molto presto, tanto che ancora prima di Natale praticamente chiunque era già in grado di esprimere un’opinione circostanziata su Angels of Darkness, Demons of Light 1, che esce ora. Angels of Darkness, Demons of Light 1 è il nuovo disco degli Earth, il terzo dopo la svolta western mentale operata nel traumatico Hex; Or Printing in the Infernal Method del 2005, in mezzo una marea di live album, ristampe, EP di pezzi vecchi risuonati con lo stile nuovo, qualche sciccheria per collezionisti matti (lo split coi Sunn O))) per il tour del 2006, 2000 copie in vinile dorato, l’allucinogeno remix album Legacy of Dissolution, ancora 2000 esemplari in vinile multicolore) e soprattutto l’ottimo The Bees Made Honey in the Lion’s Skull, ancora più terrigno, muschioso e malsano fin dal miasmatico artwork, opera dello spinellante Arik Roper e del jeffminteriano Seldon Hunt, un capolavoro di devianza e desolazione stepposa da acido salito male durante la visione dell’opera omnia di Sergio Leone, mandato in orbita dall’ospitata di Bill Frisell in assetto sciamanico da far salire le paranoie anche alla buonanima di Jerry Garcia.
Angels of Darkness è la logica prosecuzione di tutto questo, nonché probabilmente l’album che più di tutti mette a fuoco la visione di Dylan I mean” Carlson, sempre più ossessivamente perso in una wasteland polverosa e leonesca, un’ancestrale cosmogonia di città fantasma, miniere abbandonate, saloon deserti e praterie incolte in cui continua a vagare senza requie come Charlton Heston in Occhi Bianchi sul Pianeta Terra ma senza i vampiri e in generale senza altri esseri viventi in giro, al massimo qualche foto ingiallita di cowboy sporchi di tabacco e merda di vacca e pionieri coi baffi morti da secoli. È un west malvagio, arido, mortifero e perversamente languido, che così com’è esiste solo dentro la sua testa; nessuno lo abita e nessuno vorrebbe entrarci, eppure se ne resta ammaliati, rapiti da una serie di trenodie che sembrano la musica preferita di mandriani agonizzanti e cacciatori di taglie condannati a un eterno peregrinare in un non-luogo da qualche parte tra la Valle della Morte e le pieghe più oscure dell’ultimo dei film perduti di John Ford. L’innesto di Lori Goldston (al violoncello e ‘devices‘) contribuisce a rendere la musica qualcosa di molto simile a un incrocio tra i Rachel’s presi male e il Morricone del periodo western però nel pieno di una crisi depressiva devastante, il tutto con il flow di uno sciamano pazzo che ha appena fatto indigestione di peyote; la title-track, posta in conclusione e frutto di una lunga jam quasi interamente improvvisata, poteva essere un MATTONE (dura venti minuti e rotti), senonché a ben vedere è il pezzo meno bello del disco. Tutto quello che viene prima, in compenso, è roba che farebbe venire voglia a John Wayne di resuscitare solo per il gusto di poter ammazzarsi. Artwork misterico di Stacey Rozich e mixaggio finale di Stuart Hallerman (che tra le altre cose aveva già lavorato con Carlson ai tempi di Special Low Frequency Version, ma non si nota affatto). Per una volta vivamente consigliata la versione in vinile, dal momento che il disco è stato registrato interamente in analogico.

Prurito alle ghiandole inguinali

 

il nostro caporedattore si fuma una tromba con un giovin e disponibile virgulto

 

Faccia giù a rovistare in merda e subprodotti culturali, non manca né l’aria né il colore. Più di sessant’anni di classe diligente nell’essere falsamente sobria e realmente idiota ci hanno fatto il culo a tag e strisce; il mondo, intanto, andava avanti. Quindi bestemmi, per scoprire poi di avere ascoltato in un mese più la colonna sonora di Samurai Champloo che le mille musiche del dopo-qualcosa, farsi una porra su One Piece, o Naruto, o altra troiata del genere, uscendone fuori di testa e piangendo l’italica sorte. Sta gente è omericamente in grado di catalogare quello che produce nel senso del percorso esperienziale stesso del tipo protagonista, da imberbe impotente imbecille a modello di perfezione transumana da imitare: ognuna di queste narrazioni un’epica del 8===D da esportare, progettando universi, architettando psicologie e setting storico-psichici. Dunque perché fottere nel culo gente tipo Warren Ellis o Moon Wiring Club o Kentaro Miura in Berserk (che grazie a dio dopo le ultime troiate fantasy power metal è tornato a sburare orrori chtulhuiani) o Warhammer 4000 (ché ha i Noise Marines e il Kaos e i cloni genetici di colui che è l’incarnazione di tutti i mistici – e per! Bacco! è tutto vero – e ancora non ho capito il tipo d’aritmia psichica nel collezionare e dipingere miniature) o il Neonomicon di Alan Moore (lui, la divina sublimazione spirituale di ogni vero fattone di ogni tempo) con chili di sesso e Lovecraft o Boris Vian che pubblica post-mortem con Stampa Alternativa o Mattin che insieme ad altri si spara dalla terra Basca (per dire, eh..) pose escatologiche su noise e dintorni, risultando tipo in tafferugli e barricate mentali da esportare. E potremmo finirla qui, ma anche no, perché in Berserk esiste un capitolo nascosto, dove Dio risulta essere semplicemente l’aggregato di tutte le energie psichiche negative esistenti nell’esistente; l’entropia, il caos, il male informe e tutte quelle così lì, che è (Lui) letteralmente il motore oscuro immobile della faccenda, ecco. Poi ci sono i dischi nuovi o semi-nuovi o malcagati tipo Residents, Legendary Pink Dots, Ramleh, Grey Wolves, Foetus (e Manorexia da camera), The Ex, Brian Eno, The Body, Monte Cazazza (cfr qui), The Secret, Uochi Toki, LeLucidellaCentraleE (cfr qui), Meat Beat Manifesto, Circle, Pain Jerk e John Wiese, GZA (con Liquid Swords 2: The Return of the Shadowboxer che non so se farà cagare ma solo a sentire liquidswords), Zola Jesus, Arp, AA.VV. Future Bass, K-X-P, eccetera, etc. Ed essendo questione di intel-design tutto interno al costruire livelli e universi e  textures e colonne sonore che siano, ecco, belle colonne sonore, allora mi val la pena di pipponi su Miike Takashi che fa Sukiyaki Western Django [guardare qui per un cappello introduttivo che riassume lo Stivale tricolore  ndcazzaro] e mi ricorda perché cazzo l’ho amato in the first place, su Spore che non ho ancora giocato e Peter Molyneaux e fLOW o Bioshock o Inception che è il più bel videogioco che abbia giocato ultimamente. Rimane sul limite della scarsa coscienza che si è bloccata la lavastoviglie e ha quasi finito di girare The Mouse and the Mask, dunque cadere a pesce sugli Eterni di Kirby, un Chiarelettere a caso, C. Govoni, un Urania, D. F. Wallace, G. Genchi, i Tarocchi di Crowley o A. O. Spare è in ogni caso una scusa per poltrire. Quindi o continuiamo a ridere vedendo The Big Bang Theory (in originale, va da sé), congratulandoci con noi stessi per come abbiamo sdoganato bene il non sapere stare al mondo – al prossimo che si vanta di essere un nerd offro una cagata in bocca gratuita -, oppure pensiamo che in Francia brucia il culo a un sacco di persone, e lo danno a vedere, e a noi brucia giusto la monnezza a Terzigno. Non avendo io mai cominciato a radermi petto o sopracciglia, pur avendone bisogno, né tantomeno a profumare come una regina moldava del marciapiede, mi permetto di dire comunque che la soluzione quasi sicuramente non sta in quattro puntate di Vieni via con me (ché Saviano se conferma la retorica della comparsata berlinese via Annozero è questione di narcotici, piuttosto che di racconto di) né di Santoro, ma piuttosto in un LHC a caso, perché la risposta forse sta davvero nella outer-fisica dei quanti.

 

Il nostro squat redazionale assalito da uno squadrone Ultracorps

 

 

Bagattelle per un rientro (ma i ciccioni sognano pecore affamate?)

Agosto, è il più crudele dei mesi. Sono dimagrito quest’estate pur pesando adesso tre chili di più, e per festeggiare la cosa ieri, tornando a lavoro, ho vagato per l’intera pausa pranzo nel deserto quartiere Trieste, alla ricerca di pizza, trovando chiuse persino le tane dei topi, e dunque non mangiando, sudando, dimagrendo ancora.

Il senso di vuoto dato da un’estate che ci ha portato via Cossiga senza, a sorpresa, ridarci Moro e nella quale ho letto due quotidiani al giorno (da cui ho tratto che tra destra e sinistra preferisco l’uva passa), Pedro Pàramo, un libro di antropologia del cibo (nonostante apprezzi il relativismo culturale, non per questo mangerò il mio cane stasera) e un Dylan Dog e un Martin Mystère brutti come non mai, è accentuato [il senso di vuoto, per chi come me si fosse perso] dalla fine della stessa. In realtà non ho provato alcun senso di vuoto quest’estate, amo l’ozio nel quale prosperano idee, felicità e blog, il vero vuoto è dato dal lavoro e dal fortissimo bisogno di fare qualcosa di bello nella vita.

Così, appurato che ne farò 31 a breve e presto verrò ceduto al Chievoverona o addirittura in B per finire in pace la carriera, sto vagliando al momento le seguenti ipotesi per il mio autunno indaffarato: imparare lo spagnolo (pro: quando andrò in Messico potrò parlare con la popolazione locale e dire in spagnolo yo no soy gringo ottenendo sconti e l’ammirazione di mia moglie; contro: detesto i giochi di ruolo che si fanno ai corsi di lingua e tempo fa ho scritto di odiare la Spagna e svelerei così la mia incoerenza; infine SI STUDIA), imparare (bene) il tedesco (pro: in prospettiva, non dovrò più fingere di capire quando i miei datori di lavoro tedeschi mi si rivolgono nella loro lingua, e i libri scritti in tedesco potrò leggerli oltre che citarli nella bibliografia della tesi – dove mi sono permesso anche di giudicarli, eh: ma qui faccio herauskommen e confesso che non ho mai letto una stracazzo di riga in tedesco in vita mia – e potrei azzardare altre risposte oltre a “ja” e “ich denke ja”; contro: odio il tedesco, e hitler aveva notoriamente una palla sola), imparare l’arabo (ho trovato un’associazione rivoluzionaria filopalestinese vicino casa mia dove fanno dei corsi a poco. Pro: possibilità di scrivere divertenti resoconti su Bastonate, presenza di droga assicurata, non necessità di lavarmi; contro: perdita di tempo totale, impegno notevolissimo per conseguire zero frutti, rischio di avvicinarmi per quieto vivere al popolo viola, possibilità di arresto o di tardiva mia adesione alla questione ebraica), fare yoga (pro: possibilità di carriera come yoghi, bubu o santone d’altro tipo; contro: scoperta dell’omosessualità pressoché certa, rischio di mia vestizione in lino bianco, abbandono di tutti i vizi, irritabilità dei miei cari a fronte della mia superiore saggezza), fare volontariato in un canile (pro: milioni di amici sinceri come solo i non umani sanno essere, sentimenti forti a cannone, lacrime calde, buone sensazioni riguardo a me stesso, buona impressione presso la gente o cattiva impressione abbinata a mio senso di superiorità, conoscenza dell’animale-cane da riutilizzare nella costruzione del rapporto con il mio cane personale, energie ora sprecate per lamentele nevrotiche e Bastonate reimpiegate in qualcosa di utile; contro: puzza de cane DEVASTANTE, difficoltà di conciliare una vita lavorativo-affettiva normale e un impegno in posti ultraperiferici con nomi tipo Casal Finocchio o Torre In Cula, il mio cane verrebbe trascurato da me, impegnato con altri cani, e dovrebbe essere trasferito in canile); volontariato per una associazione in difesa dei diritti degli obesi (pro: possibilità di sentirmi magro, sincera simpatia per la causa, disprezzo di chi usa ciccione come insulto; contro: essere genericamente considerato un obeso qualora mi presentassi al telefono con una frase tipo “Buongiorno sono Daniele della Associazione Amici Bucioni”; mangiare fuori never ever again), praticare il kendo (pro: materiale per Bastonate – che si chiama così proprio in onore di questo sport, nel caso non lo sappiate – come se piovesse, possesso di una maschera e di una corazza riutilizzabili ogni carnevale, possibilità di carriera e medaglia olimpica; contro: omosessualità impugnata e sfogata con altri omosessuali in maschera, docce in comune con i camerati del dojo e poi tutti in circolo a vedere chi ha davvero il bastone, piedi nudi esibiti). Infine c’è la possibilità-alfa, ossia di iscrivermi a un corso di ballo lindy hop con mia moglie (pro: possibilità di controllo-stalker sulla vita di lei, nonché di strapparla dalle possenti braccia muscolose dell’istruttore Roberto – pronunciato come nella canzone di Lady Gaga – dai fianchi stretti e dal culetto atletico; contro: la mia virilità definitivamente buttata al vento, goffaggine d’altri tempi, prese in giro dai bulli – anche se un film per donne nel 2060 mi rivaluterà mostrandomi come simbolo della libertà; io, anziano, farò un piccolo commovente cammeo in cui volteggerò leggiadro nonostante l’età -). Mi risolverò nel non far nulla salvo forse poche cure mediche, ma mi cullerò ancora nell’incertezza fino al ventinove o al trenta.

Non c’è comunque niente di peggio che aprire un blog e trovarci fastidiose considerazioni personali di un nessuno come me. E una voce da qualche parte urla COSA HA A CHE FARE LA MUSICA CON TUTTO QUESTO?, e io non posso darle torto pur ricordando che a ben vedere la musica non ha nulla a che fare con nessuna rock band ad oggi in attività fuorché forse la Rollins Band (che suppongo ancora in attività), il tour solista di Greg Dulli e la serie tv Californication. Ieri ho regalato a Valentina il nuovo disco degli Arcade Fire – lei lo ha ascoltato stamattina in macchina andando a lavoro e mi ha detto che è bello, e questo giudizio è definitivo e valevole per tutto il mondo: compratelo con fiducia a scatola chiusa -, cui ho aggiunto d’impulso Disintegration dei Cure (funziona sempre) e The Waste Land di Thomas Stearns Eliot (a parte un paio di riempitivi, è sempre un gran bel disco). Stasera ascolteremo Fred Neil e i Waterboys in vinile bevendo vino rosso.

La mia passione per la musica sta diventando sempre più retroattiva, come nel caso dei vecchi. I gruppi che vanno oggigiorno non mi interessano e a dire la verità non li conosco proprio – tempo fa ero al Circolo per vedere Micah Hinson e ho notato di non aver mai sentito nominare la maggior parte delle band in programma in quel periodo. Ha chiuso il negozio Vinile di Terracina, dove comprai Lies dei Guns n’Roses, un disco degli Scisma e uno dei Pitch, e anche se quanto ho appena scritto sembra alludere al 1995, in realtà tutto ciò è successo un anno o due fa. Ho letto su Bastonate che è uscito un nuovo disco dei Peeesseye, e questo mi ha scosso un po’ dal torpore (ma cercando Peeesseye su Google come primo risultato esce “after being in the wastelands for years…” e questo, nel mostrarmi che è tutto collegato e queste righe che scrivo erano il vero motivo per il mio acquisto di ieri, mi ha sgomentato e perciò non sono andato avanti), e su Libero che la Nannini è incinta a 54 anni, e che l’opinione pubblica si divide al riguardo. E’ giusto dunque che una donna abbia un bambino in tarda età e nonostante l’omosessualità? Avere figli è un diritto, lo è la stessa vita? Cosa dice bell hooks? E la Professoressa Mary Warnock? Bè, per fortuna qui non siamo a Filosofia ad Oxford (e manco al Dams di Teramo a dire la verità) e posso dire in tutta libertà che alla vecchia lellona j’ha scureggiato er teschio (© di alcuni ragazzini che ho sentito usare quest’espressione sull’autobus), e a ben vedere ha scureggiato ancor di più il teschio di chi l’ha messa incinta – ma forse è stato un demone, e dunque da quel ventre uscirà Uno Di Noi e tutto ciò deve essere accolto come un segno positivo.


Quello che ho davvero fatto quest’estate è stato: compilare liste.

I miei intellettuali preferiti sono al momento: Hank Moody e il Papa.
Le persone morte che stimo: Akira Kurosawa, Francesca Woodman, Albert Ayler, E. E. Cummings.

Le vive: Luke Perry (in quanto Dylan), David Duchovny (in entrambi i ruoli), Kyle McLachlan (come agente Cooper e Ray Manzarek). E se ehi mi state dicendo che sono tutti attori di serie tv, posso aggiungere alla lista Leo Strauss e se ma ehi Leo Strauss è morto e neanche da poco, affanculo, dunque aggiungo il ciccione di Mean Creek e Ahmadinejad.

I miei dischi metal preferiti: Raza Odiada (Brujeria), Far Beyond Driven (Pantera), Blaze (Darkthrone).

I miei dischi black-metal preferiti: Blaze (Darkthrone), Filosofem (Burzum), Blaze (Darkthrone).

Le mie opere filosofiche preferite: Tractatus (Wittgenstein), Filosofem (Burzum), Blaze (Darkthrone).

I dischi pop: Se questo è un uomo, La Tregua, Disintegration.

I concetti: la Predestinazione; la Giustizia come disgiunta dalla Legge; la Relatività Culturale. Blaze (Darkthrone).

Le cose più fastidiose: il palio di Siena, la Repubblica, il viavai di cinesi sul trenino delle Ferrovie Laziali.

Le mie competenze preferite tra quelle che non ho: matematica, fisica, cinema d’avanguardia.

Arti marziali: kendo, budokan, Filosofem (Burzum).

Cani: 1. Kalami, 2. Pongo, 3. Miki. Nomi per cani: 1. Ufo 2. Fido 3. Fifa. Animali: il Cane, la Scimmia, la Giraffa. Animali odiati (dal più al meno): 1. La Blatta 2. L’Umano 3. Il Gatto.

La mamma o il papà? La mamma.

La moglie o la mamma? La moglie.

L’ebreo o il palestinese? L’ebreo.

Marx o Freud? La Yellow Pecora.

Segue un lungo post scriptum tratto da Yahoo Answers (domanda: “Qualcuno mi racconta la barzelletta della yellow pecora?”):
“— La yellow pecora —

C’era un pastore che aveva un gregge di pecore.
Era molto povero, ma la fortuna volle che un giorno una sua pecora partorì una pecorella speciale: era tutta gialla. Decise così di chiamarla “yellow pecora”.

Turisti provenienti dal mondo intero venivano a vedere la Yellow pecora pagando fior di quattrini, e il pastore cominciò presto ad arricchirsi.

Ma un giorno la Yellow pecora sparì nel nulla, senza lasciare traccia alcuna.
Così il pastore chiamò i suoi tre figli e gli disse:
“figlioli, io vi voglio molto bene, ma come ben sapete la yellow pecora era la nostra unia reale fonte di guadagno. Se non la ritrovate vi ammazzo.”

Sollecitati da tanta premura, i tre fratelli si riunirono; il più grande disse:
“sono il primogenito, andrò io a cercala.”

Girò tutta la campagna ma non la trovò; girò tutta la egione ma della pecora nulla.
“tornò dal padre e gli disse:
“babbo, l’ho cercata ovunque ma non cè!”
“ah sì, bene bene…”

E lo uccise con una fucilata.

Il secondogenito allora disse al fratello rimasto:
“Vado io a cercarla ora, sono rimasto il più grande”.

Girò tutta la nazione, andò in Tv, ma niente.
Tornato dal padre disse:
“Papà, mi dispiace, ho fatto del mio meglio ma non l’ho trovata”
“ah si? bene bene…”

E sparò anche al secondogenito, uccidendolo.

Il terzo e ultimo fratello rimasto decise che era ora di ritrovare quella maledetta pecora. Girò tutto il mondo, mise annunci in rete, andò in diretta internazionale: nulla.

Torno dal padre mesto, sperando nella pietà del genitore.
“papà, senti, sono l’ultimo figlio rimasto… non l’ho trovata la pecora… ho cercato ovunque!”

“ah sì, eh… bene bene…”

E lo uccise col solito fucile.

Fine.

Vabè dai ve ne racconto un’altra sennò vi deprimete:

C’era una vecchietta viveva sola col suo cane. I figli erano ormai grandi e vivevano lontani, e il suo compagno era passato a miglior vita.

Un girono decise di fare un viaggio in reno, ma la sfortuna volle che il treno deragliò.

La vecchia signora si svegliò in ospedale, e il suo primo pensiero fu per il suo amato cane. Chiese ai medici come stava, lro gli risposero che stava in infermeria per curare alcune ferite profonde. In realtà il cane era morto nell’incidente, ma preferirono non dare questa notizia così triste ad una anziana ancora in ricovero.

LA vecchia guarì e fu dimessa, ma ancora non gli venne detto del sua cane.

Una mattina, mentre lei si trovava sul suo letto, sentì grattare alla porta
“è lui!” pensò “lo hanno dimesso!”

piano piano si alzò dal letto, scese le scale
attraversò tutto il corridoio,

aprì la posrta e..







L’agendina dei concerti Emilia Romagna – 9-15 agosto

 

Bologna è una wasteland da far scappare via piangendo tanto T.S. Eliot quanto Billy Idol; in compenso, i concerti in giro per l’Emilia Romagna non mancano. L’unica soluzione praticabile per i drogati di live risiede in un nomadismo ancora più serrato rispetto a settimana scorsa. Intanto i cyberterroristi che stanno sul pezzo questa sera saranno tutti a celebrare gli Skinny Puppy al Rock Planet; personalmente sarò altrove a rosicare semplicemente perchè me ne ero scordato e ormai è troppo tardi. Domani si torna tutti tredicenni foruncolosi alle prese con le prime tempeste ormonali di una pubertà complicata; camicia a quadri e calzoncini altezza ginocchio l’abbigliamento raccomandato, ci sono Lagwagon e No Use for a Name al Velvet. Unico handicap: il prezzo (venticinque euro per un amarcord di quanto eravamo brutti, repressi e impresentabili è decisamente troppo). Mercoledì 11 i reduci troveranno pane per i loro denti al Coccobello di Carpi con Federico Fiumani versione “Confidenziale”: via i panni del sodomita impenitente (forse) per una sensibile performance in acustico, voce e chitarra e tanta nostalgia per quando non avevamo ancora il ciuffo ramato. Giovedì 12 tutti a Marina a ingurgitare acidi come fossero caramelle, ci sono i Besnard Lakes al bagno Hana-Bi; consigliata maschera antigas per tentare di contrastare il fetore di piede lercio degli hippy con sandalo e ascella feroce che, ne siamo convinti, accorreranno a frotte. Venerdì 13, a dispetto della data minacciosa, l’appuntamento più atteso (perlomeno da queste parti): i Real McKenzies al What Is Rock? a Portomaggiore. Campeggiatori, sappiate quel che state facendo. Sabato e domenica tutti ad ammazzarsi di gavettoni e maratone dj-istiche nel delirio ferragostano; occhio giusto a non finire accoltellati da qualche napoletano in libera uscita.