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Pikkio Music Awards 2k14 (parte 3)

L’intro è nella prima parte e i premi minori nella seconda leggetevele se volete capire il 2k14 in musica!!!

E ora ecco i  Pikkio Music Awards presentano i DISCHI DIO DELL’ANNO 2k14 IN ORDINE ALFABETICO ANON !!! perché la classifica è un’illusione del diavolo (i titoli sono cliccabili in quanto full streaming ascoltabili!).

Aphex Twin – Syro

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E’ ovviamente l’unico vero disco DIO.

 

Actress – Ghettoville

ghettoville

Actress (al secolo Darren Cunningham) venne a Roma l’estate 2k14 per suonare ad un festival, ma poi non si presentò. La colpa fu mia perché lo bloccai sulla metro b per intervistarlo su Ghettoville in quanto DISCO DIO, va bene?
“Ghettoville nasce da un sogno speciale che feci, in questo sogno dopo aver fumato un botto avevo l’illusione di far parte di una certa Voodoo Posse. Ecco il disco parla di Balotelli se fosse povero a Bergamo. No anzi è come se mi rappassi me stesso attorno a me.”
A Darren ma che cazzo stai a di? Nun c’ho capito un cazzo e hai pisciato un live solo per dirmi kuesto? 6 1 grande!!! Tornando a noi Ghettoville è DISCO DIO perché il suo sgrakkio, i suoi rallentati sciolti groove fatti di polvere di mp3, trasportano in menti altrui di gente che popola lo sprawl urbano. La musica e l’ambiente di Ghettoville è quello dello speaker dello smartphone o delle cuffione rotte di sto sfattone mentre si va a prendere uno skrokkio di fango al distributore della metro dietro casa, mentre balla con la sua posse, mentre fa il romantico con la ragazza del ponte, mentre ragiona su se stesso, per poi tornare in mezzo alle enormi catapecchie di foratini e acciaio degli gnomi spacciatori. Così facendo ti fai un viaggio cyberpsychunk 20k0 particolarissimo che mostra cosa c’è sotto l’HD dei grandi agglomerati urbani: un gran casotto di scarti prodotti dal risukkio dell’instikkio; tanto pure loro (gli scarti) finiranno li nel crystal universe 049b. I HAD A SPECIAL DREAM VOODOO POSSE CHRONIC ILLUSION.

D’Angelo and The Vanguard – Black Messiah

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A fine 2k14 è arrivato, risukkiato a stekka nel mese di dicembre, sto disco MAESTOSO così: BAM!, tipo una minkia in faccia!!! D’angelo, eroe del “nu-soul” fine ’90, sbroccò dopo aver creato il riassunto delle canzoni e musica black tramite astrazione del groove in quel MONOLITE di Voodoo. D’altronde chi tocca i monoliti sbrocca sempre, figuriamoci chi li crea! Per nostra fortuna non so come (un mix di incredibile forza di volontà e gente preziosa tipo ?uestlove dei Roots) D’Angelo si è ripreso e incoronandosi giustamente come Black Messiah ci ha donato la sua visione più aperta, meno astratta, ma non meno sorprendente, de LA STORIA (pisello) RIDDIM. Ci stan sempre Sly Stone/Miles Davis/James Brown/Prince/P-Funk e mille altri, ma c’è sopratutto D’Angelo stesso e la sua voglia di riappropiarsi, a sto giro, anche del rock. Ma sopratutto c’è tanta voglia de suonà de cristo, con suoni de cristo re (il suo produttore è uno dei pochi da cui posso sorbirmi i pipponi sull’analogico visto come usa bassi a mitraglia scaturiti da non si sa quale ragionamento malato di D’Angelo e che paiono triplette footwork ma so fatti col classico metodo del nastro dei pacchi regalo), con gente de cristo re, e con pezzi de cristo re. Tutto ciò rende Black Messiah il mio disco TOTAL preferito degli ultimi 10 anni credo. Il che lo fa anche mio disco rock preferito degli ultimi 10 anni. Con buona pace dei vari ripoff total rock che ci sono in giro tipo gli …………………….. (riempite voi i puntini con qualche band di quelle tipo Arcade Fire etc.) Ogni battuta su Nino D’Angelo (e quell’altro comico cretino) verrà punita con violenza inaudita quando meno ve l’aspettate.

Fhloston Paradigm – The Phoenix

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IL disco DIO PHUTURO dell’anno e miglior disco Hyperdub mai fatto (insieme a quelli di Kode9, Burial e DVA). Questo è l’ASTROBLACK 2k14 pari merito con Afrikan Sciences di cui dicevo nel precedente PMA. Sviaggi di arpeggi cyber acidoni, ritmi techno che si scontrano con spazi bass/step come se le macchine volessero liberarsi in jam funk/jazz, tappetoni di pad tra Blade Runner e Ghost In The Shell. Ci sono persino pezzi soul/lirici di future dive pop da spazioporto. Il tutto fluisce perfettamente grazie alla colla del groove (dietro il nome Fhloston Paradigm c’è un king dei beat come King Britt) e al concept dichiaratamente sci-fi: ogni brano nasce come sonorizzazione immaginaria di film di fantascienza amati da King Britt, con vari portali a introdurci in differenti scene. Ecco immaginatevi la tradizione afrofuturista applicata come colonna sonora dei film sci-fi della vostra vita! Vero e proprio NEGROPHUTURO.

Flying Lotus – You’re Dead

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Dopo l’asfalto lo sciolto di Los Angeles, lo spazio tondo di Cosmogramma, e la meditazione interiore di When the Quiet Comes la nostra Lotulla Volante non poteva non esprimersi in un vero instikkio-concept. Ricordiamo come l’anno scorso i Boards Of Canada abbiano tentato l’instikkio tramite antichi rituali egizi. Giusto quindi che Flying Lotus recuperi tradizioni dei propri antichi antenati egizi! Per l’occasione il nostro ha comprato un turbocompressore dell’anima e ci ha buttato dentro tutta la sua esistenza (dall’amata free spjazz fusion agli amati videogiochi, dall’astroblack al dillatude, dallo sgrakkio rap al warpismo) per instikkiarla in una piccola puntina sonora. Quando noi andiamo a ripodurre You’re Dead questa puntina sonora ci esplode in faccia per circa 38 minuti di suoni TURBOBLASTATI in faccia, perennemente ROTEANTI, di esecuzioni live perfettamente morte dentro un’organizzazione da slittamento digitale che esplode con la vitalità di una TURBOBLASTATA in faccia che poi si va a richiudere proprio li dietro la vostra nuca, in una piccola puntina sonora. Quando andiamo a riprodurre You’re Dead questa puntina sonora ci esplode in faccia per circa 38 minuti di suoni TURBOBLASTATI in faccia, perennemente ROTEANTI, di esecuzioni ilvz perfettamente morte dentro un’organizzazione da skrikkiamento digitale che esplode con la vitalità di una TURBOBLASTATA in faccia che poi si va a instikkiare proprio li dietro la vostra nuca, in una piccola puntina sonora. Quando andiamo a riprodurre You’re Dead questa puntina sonora ci esplode in faccia per circa 38 minuti di suoni TURBOBLASTATI in lfacc, perennemente ROTEANTI, di esecuzioni kazz perfettamente morte dentro un’organizzazione da skroitamento zenitale che esplode con la vitalità di una TURBOBLASTATA in faccia che poi si va a riinstikkiare proprio li dietro la vostra nuca, in una puntina sonora.

Golden Retriever – Seer

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Synth modulare, clarinetto basso e lezioni di giovani montagne in just intonation. Ma pure pianoforti monofischi tagliaincollini. Ma anche cani fluffosi che guardano in estasi la valle che devono controllare spandersi attorno a loro, quei cani son dorati. Quel doro dei cani è materia sopraffina con cui il duo americano Golden Retriver ha creato il capolavoro di pura e cristallina eufonia che mancava alla recente generazione VIAGGIO/SVIAGGIO americana, di quelli che “er modulare/er drone”. Pare che infatti in Seer i Golden Retriever siano riusciti, attraverso particolari accorgimenti scientifici al limite dell’esoterico/alchemico, a sintetizzare in musica proprio il doro dei cani dorati. In realtà Seer è semplicemente un disco di psichedelia NaTuRaLiStA e minimalismo americano, per farci scrutare oltre al risukkio ed espandare la nostra mente verso nuovi universi.

Luke Abbott – Wysing Forest

luke

“Avete mai sentito il suono di una foresta che vive?” Me lo ripeteva sempre Guinnevere, la mia maestra dell’elementari. Noi bimbi tendevamo le orecchie verso la magica foresta che si affacciava fuori la finestra della nostra classe e rispondevamo convinti “si maestra lo stiamo sentendo proprio ora!” e lei “no quelli sono gli uccelli! la sentite la foresta che vive?” e noi ci rimanevamo male perché ‘sto phaNtoMaTico suono proprio non lo sentivamo. Finalmente a 32 anni posso ascoltare questo suono e se volete potrete ascoltarlo anche voi! E’ il suono della musica di questo DISCO DIO che Luke Abbot (druido inglese) ha creato in un ritiro nella Wysing Forest portandosi appresso il suo armamentario di sintetizzatori modulari allacciandoli al suo cervello e alle radici degli alberi per poi cavarne ritmi, melodie e magike armonie. Se il compare (e boss) James Holden aveva creato l’anno scorso (in The Inheritors) il suono dei rituali magici del moderno druido matemago, qui potrete ascoltare il risultato di uno di questi rituali: il rituale della foresta che parla, che lentamente si muove, balla persino, e che fa ovviamente sviaggiare. Wysing Forest ricrea vita di foresta anche in luoghi privi di significative foreste. Ricordo quel momento magico d’una notte di mezza estate, sull’ardeatina: Amphis (reprise) veniva riprodotta dallo scatolo dei suoni avvolgendomi mentre scivolavo nel caldo stagno blu, li in profondità la musica di Luke Abbot era in armonia con i riverberi di luce subacquea dei coleotteri notturni. Lentamente riemersi a galla a pancia in su e mi si rivelarono le stelle sopra di me mentre Wysing Forest sfumava via sentendomi parte del TUTTO. NATURALISMO.

Nastro – Terzo Mondo

nastro

I Nastro sono una delle mie band italiane preferite di sempre, proprio ever and evah 3000. Prima forse avevo dei motivi personali essendo band formata da due artisti, geni della vita, che conosco di persona (Manuel Cascone e Francesco Petricca) e che tanto, a loro insaputa, hanno contribuito alla mia pikkiomania. Ora però con questo disco i Nastro mi si sono instikkiati nella mente come tra i pochissimi ad affrontare e riportare la realtà odierna in musica, in maniera non codificata, estremamente personale, eppure saldamente ancorata a degli archetipi ben riconoscibili (di base tribalità ossessiva ritmica). O vi giuro che per me i Nastro battono i Black Dice sull’argomento asfalto traffic riddim, forse sarà perché hanno fatto il disco più SGRAKKIO SECCO SGRAKKIO TRAKEA che esista. Registrato con un telefonino, pentole e dark energy (e pifferi ed effetti etc.) il Terzo Mondo creato dai Nastro è un trip skrotomaniaco nell’esteso confusionario agglomerato umano/urbano di oggi. Un Terzo Mondo nato nel caos tra Roma (e i suoi trenini arruginiti ancora esistenti) e Latina (e le sue inedite campagne con immigrati che zappano il gombo) che in realtà pur non c’entrando nulla con techno/il clubbing/er cazzo uk è più vicino a Ghettoville di Actress che ad altro, condividendo entrambi un’amore per l’attuale strada che stiamo vivendo. Se in Actress però si sogna in maniera esistenziale nell’odierno sprawl, coi Nastro ci si vive per davvero senza schermi, senza scazzi, anzi partecipando e divertendocisi pure. Cellulari che rimbalzano da una parte all’altra informazioni di un tram affollato, persone che rimbalzano dentro a un camioncino scassato, il min amp portatile di un suonatore rompicojoni, pezzi di cassette di frutta, persone che si urtano perché hanno gli occhi sullo schermo, un motorino, echi di qualche musica truzza, etc. Tutto un globale incastro d’umanità sintetizzato alla perfezione in incastri ritmici, come moderno voodoo concreto delle vite 2k1x underground di tutto il mondo. E poi viene tutto risukkiato nel cesso.

Panoram – Everyone is a Door

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Grazie agli esperimenti del coso che rotea particelle in svizzera si è scoperto che tutti quanti gli esseri umani sono una porta e ogni porta è un mondo. Panoram si è dunque munito della sua famigerata panoramica de gristo (che in musica si traduce in caldi tappeti melodici/sonori di synth super espressivi, e in accorti geometrici funk astrali) per documentare le viste più curiose e poetiche di alcune di queste porte. Il risultato è meraviglioso, dei bozzetti visionari che non superano mai i 3 minuti e mezzo, come un vero e proprio moderno disco di library music (no retromanie, no nostalgie) atto a trasformare le pareti della vostra stanza (o del vostro cortile, o del vostro kuore) in diversi scenari in cui perdersi. Il paragone più vicino potrebbe essere un eventuale raccolta degli skit dei Boards Of Canada, ma Everyone is a Door ha modalità e suoni diversi, c’è un personalità particolare nella trama sonora che risulta sempre lucida scintillante a volte skrokkiante, mai sfocata memoria. Il trucco è che Panoram dosa alla perfezione gli elementi nello spazio sonoro, ma questa perfezione è piena di particolari sfasature spaziali atte a mostrare cosa potrebbe esserci al di la di una certa vista, allargando l’ascolto verso ipotetiche altre porte sonore, in un risukkio continuo verso diverse dimensioni. Praticamente un compatto DISCO DIO per tutti i giorni, ma che può generare altri DISCHI DIO a seconda del vostro grado di attenzione. Un risultato più unico che raro!!! (erano anni che volevo usare quest’espressione)

Theo Parrish – American Intelligence

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Per questo disco la leggenda della Detroit House Theo Parrish ha deciso di chiamare tutta l’intelligence americana e dargli la seguente missione, nome in codice: Tutto Groove. No non è vero, in realtà Theo ha deciso di rappresentare l’intelligenza americana tramite un solo imperativo: Tutto Groove. No è na cazzata. Missione di sta intelligence di due ore (su 2cd) è usare house e techno come strumenti per riassumer tutta la cultura groovosa americana (facciamo che il groove è questo). La stessa black music narrata pure nel disco di D’Angelo, solo che Theo non ci fa le canzoni ma ci si arrovella mente, anima e zervello. I più rompicazzo direbbero “ce se fa le pippe co sti ridmy theo! sto disco nun parte maiii!” io invece che sono piccolo e indifeso dico “no no vi ripeto qui vedi proprio la sfida, a volte sofferta, a volte giocosa, a volte meditativa, dell’uomo nel conquistare il groove del popolo senza imporgli dittature fasulle!!”. Potrei scrivere quindi che Theo costruisce jam con drum machine, sampler, synth in maniera cruda e diretta come certa house di origine chicagoana, ma con uno spirito proprio della techno di Detroit di spingere in avanti ritmi o andare verso giustapposizioni rischiose. Per capirci non è lo spirito techno de ste mongoplettiche ritmiche pestone con due droni preset demmerda che mo i darke der nu-millennium hanno scoperto la techno, non è nemmeno il “futurismo” a buffo (per cui io ho un debole), e nonostante le fisse di Theo per l’analogico/l’old skool non è nemmeno la house retromaniaca “er vinile ahò!” (per quello basta vederlo dietro ai piatti dare anima e corpo per sette ore facendoti godere come non mai). Volendo in certe robe di American Intelligence ci si può vedere persino un’interpretazione particolare della footwork (ovviamente rallentata a battito umano) come spazio caciara ritmica nuovo, da cui titolo del miglior pezzo del 2k14, ma non del disco, facciamo che quello invece è il brodo de polpa di cazzo fica e cervello che corrisponde al nome di Be In Yo Self. tl;dr American Intelligence è DISCO DIO di convogliare e unire recuperando lo spirito progresskrotista della storia del groove.

il listone del martedì: CINQUE CONSIGLI SU COSE DA TATUARVI.

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Più di un anno fa abbiamo elencato una serie di errori comuni in cui incappa chi cede, erroneamente, all’attuale moda di marchiare il proprio corpo in maniera indelebile e –quasi sempre- priva di gusto personale o pregna di gusto altrui. Non vorrei, tuttavia, dare adito a tutta una serie di pettegolezzi che stanno addensandosi sul nostro capo e che ci danno per bastiancontrari a prescindere e/o gente che sa far la voce grossa solo dietro a una tastiera (cito Caso, autore del disco più bello dell’anno tra suonato con chitarra acustica e cantato con accento bergamasco). Cosa peraltro verissima, ed è per quello che scegliamo di NON fare la voce grossa e in uno slancio democristiano senza precedenti, volto perlopiù a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte e potere dichiarare che su Bastonate davamo un colpo al cerchio ed uno alla botte before it was cool, dicevo appunto che ne approfittiamo per allungare ulteriormente questo periodo -ci hanno criticato recentemente per l’uso di periodi infiniti, la scarsa punteggiatura e la sovrabbondanza d’incisi – e mettiamo assieme ben CINQUE proposte costruttive per riempire il vostro corpo di tatuaggi che non vi facciano somigliare per forza a un rapper italiano di ultima generazione E ridare al tatuaggio la sua naturale collocazione tra le forme d’arte svilite dalla cultura del nostro secolo.

LISTA DELLA SPESA

Sul collo scrivi POMPELMI CARTA IGIENICA SENAPE CREMA PER LE EMORROIDI POMODORI SECCHI NEL VASO PROSCIUTTO COTTO e via così. Ieri stavo al bar a bere un onesto cappuccino, onesto nel senso che valeva tutti i soldi che l’ho pagato. Accanto a me, al banco, si è messo un arrogante di merda con un ragno tatuato sul collo e i capelli finto-sconvolti (finto-sconvolti è quando li sconvolgi col gel: non è una critica, lo faccio anche io, cioè cerco di ordinarli ma sono davvero troppi). Invece lui aveva un paio di pantaloni Frankie Garage uguali a quelli che si portavano negli anni settanta ma più brutti, che io non porto. E comunque inizia a fare casino dandosi arie di chi scopa come un riccio e sa come funziona il mondo, due qualità che vorrei avere ma non ho, e io inizio a pensare che tutto questo è un paradosso se ti tatui qualcosa che avrebbe un briciolo di senso se te l’avessero fatto dentro una gang a Los Angeles o direttamente in galera. Il nostro equivalente, declinato alla società dei consumi e al declino culturale a cui stiamo andando incontro, è una lista della spesa che comprenda la crema per le emorroidi o tipo MARMELLATA DI CILIEGE PER LA MAMMA con l’errore di grammatica messo apposta. Magari rosico perché non sono brillante in pubblico, ma come tatuaggio è la mia prima scelta. Non sul collo, io lo metterei sul torace.

FORME GEOMETRICHE PURE

Nessuno si tatua mai un quadrato o un rettangolo. Alcuni si tatuano un codice a barre pensando che sia un’idea simpatica e coraggiosa, anche questa una critica alla società dei consumi e svariate altre cazzate finto-di-sinistra con le quali pensano che sia possibile scopare (cosa che dall’ascesa di Forza Italia in poi non ha davvero alcun senso, l’idea che qualcosa di sinistra ti faccia scopare dico). E allora dico: siate creativi. Siate non-creativi. Ho avuto una discussione sulla creatività con un’amica ieri, che in realtà è una discussione che ho avuto solo nella mia testa dopo che è finita la discussione con la mia amica. Segue linee di pensiero abbastanza conformi a quelle esposte nella Pesantata del Venerdì #1, e dall’altra parte si aggancia al fatto che la creatività non sia una dote a me concessa –come scopare, l’essere brillante in pubblico e sapere come va il mondo. L’alternativa è la forma geometrica pura. Per prima cosa è un evergreen, seconda cosa significa solo se stessa –quindi niente, cioè magari possono esserci implicazioni noiose di stampo matematico, tipo se ti tatui un triangolo rettangolo sei implicitamente un sostenitore del teorema di Pitagora- e terzo nient’altro ma gli elenchi sono sempre fatti di tre voci.

CITAZIONI SBAGLIATE

Ci sono tre tipi di citazione sbagliata che ci si può tatuare (su questa ci rimangiamo la parola rispetto a ciò che dicevamo nel pezzo sopra linkato), e questa volta sono davvero tre. Il primo tipo è quando ti tatui una citazione corretta ed esistente ma la attribuisci volutamente alla fonte sbagliata, tipo

My loneliness Is killing me
I must confess, I still believe
When I’m not with you I lose my mind
Give me a sign
Hit me baby one more time
(Giordano Bruno)

il secondo tipo è quello di mettere una citazione inesistente tipo L’INDECENTE INDOTTO DI TROPPI FIORI NON EDULI, L’UOMO DI IERI, SANGUISUGHE!, mi raccomando il punto esclamativo che è importante, o qualsiasi altra equivalente cazzata volante e sicuramente meno ridicola di, boh, SOLO I FORTI SOPRAVVIVONO o le altre genialità fasciste che vi tatuate di solito. La citazione inesistente fitta molto di più della citazione oscura, perché le citazioni oscure non lo sono mai davvero (se un testo è abbastanza buono da poter essere estratto in un quote, è del tutto probabile che qualcuno l’abbia già fatto fino al massimo limite di sopportazione) e tende ad essere una cosa più dal basso e dinamica, nel senso che esiste una saggistica abbastanza nutrita che ti spiega cosa vogliano dire di preciso i primi versi del terzo canto dell’Inferno e non una legata alla cosa sopra dei fiori non eduli. Il terzo tipo è quello di una citazione esatta attribuita alla fonte corretta ma con un errore di grammatica. LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A MÈ (Gesù di Nazareth). Naturalmente questo genere di tatuaggio è possibile se l’idea di essere fraintesi e/o considerati degli analfabeti non vi dà troppi problemi in linea di principio, e sarebbe stupido tatuarsi una citazione del genere se si è un letterato al di sopra di ogni sospetto tipo gli studenti della Scuola Holden.

MACCHIE ROSSE/FORUNCOLI

Tra le varie idee che non sembrano ancora avere invaso l’etere c’è quella del tatuaggio a basso impatto ambientale, il tatuaggio che si confonde con possibili parti del corpo o potrebbe quantomeno farlo qualora le parti del corpo in questione si irritassero. Macchie color rosa chiaro. Peli sul petto disegnati appena fuori asse. Foruncoli. Esiste una variante dark-trucida di questi tatuaggi e sono i coglioni che si tatuano gli organi interni che secondo la fantasia del tatuatore sono sotto quel centimetro quadro di pelle, ma questa cosa appunto ha la debolezza di rivelare al mondo l’appartenenza del tatuato ad una sottocultura che nella migliore delle ipotesi è del cazzo e nella peggiore è irrilevante a fini statistici. Dicevamo: macchiette chiare, pustoline, brufoli, tracce marroncine che escono dalle pieghe del collo, cicatrici brutte e bianchicce in posti imbarazzanti tipo sotto il mento: roba che può succedere, anche ai migliori di noi. È un disegno? È scarsa igiene personale? Dermatite? Peli incarniti? Fluxus?

 

(intervallo)

BANDIERE DI PAESI SCONOSCIUTI

Ci sono un sacco di posti, tipo Lesotho o Monaco o Taiwan, Sri Lanka, Islanda, Papua Nuova Guinea, Austria, che non significano assolutamente nulla per nessuno a parte i residenti. In genere si può dire questa cosa di tutti i paesi che non abbia una squadra di calcio decente, implicazioni ideologiche allucinanti (tipo Francia o Vietnam) o una tradizione musicale superiore alle altre, ma nell’ultimo caso i paesi sono solo cinque (USA, Etiopia, Giamaica, Paesi Baschi e forse il Brasile per via dei Ratos de Porao) e il primo caso squalifica i tatuati a prescindere. Dicevo, è interessante per fare il gioco delle bandiere. Vedi una persona con la bandiera del Costarica sul pettorale sinistro e pensi “ehi, fichissimo”, o gli chiedi che bandiera è, lui ti risponde “Costarica”, tu gli chiedi perché e ti dice “boh, nessun motivo”. Fichissimo, giusto? Mi confermi questa cosa? Secondo me uno che ti risponde così è una persona interessante, con una mente accesa e che ama sperimentare cose col proprio corpo e io me lo scoperei volentieri. L’ho sognato o esiste/è esistito uno stato che si chiama Lesotho? Non mi pare mi abbia mai mandato traffico.

ESERCIZI DI MATEMATICA ELEMENTARE

Imporre al tatuatore di fare pratica sulla tua pelle. È un’azione utile in sé, ha una sua ironia sottile e lascia segni indelebili che possono piacere. Trecentosessantasette diviso quattordici, a mano grazie. La tabellina del sette. Equazioni di primo grado. Diagrammi di Venn. Ora ti spiego le frazioni. Se volete vi spiego anche la differenza tra corpo umano e corpo letterario. Il peso corporeo letterario dei vostri tatuaggi è approssimabile a zero e il fatto che lo sia non depone a vostro favore, e allora VAFFANCULO e via con i numeri, che almeno lì sono lacunoso. Potrebbe addirittura arrivare un tatuatore snob e segnarvi eventuali errori a inchiostro rosso. L’imperfezione è il sale del tatuarsi, la cosa più integrabile al proprio corpo. Possono crescere pance sui vostri porto quattro sbagliati e nessuno vi giudicherà. Addebiteranno il peso della colpa alla gioventù e all’inesperienza. Vi prenderanno per baluardi del vintage.

(era un po’ che non mettevo un listone. ciao listone, mi eri mancato molto)