Tanto se ribeccamo: MORBID ANGEL

Quanto è brutto l’ultimo dei Morbid Angel? Talmente brutto da ridefinire fin dalle fondamenta il concetto stesso di brutto, talmente brutto da mandare in paranoia il sistema nervoso centrale. È così brutto che tentare di descriverlo sarebbe una sfida persa in partenza anche se questa fosse una recensione in odorama regolata su Napoli in una giornata particolarmente arrogante. Nemmeno a mettercisi d’impegno, nemmeno a radunare i cervelli più sopraffini del pianeta e chiuderli in una stanza tutti insieme tutti uniti nell’obiettivo di realizzare scientemente il disco più brutto della storia si sarebbe arrivati ai risultati strabilianti raggiunti in Illud Divinum Insanus, ineffabile fin dal titolo, parole a caso in un latino da bocciatura immediata al CEPU senza passare dal via. Una bruttezza talmente radicata e irredimibile da ipnotizzare; si rimane rapiti da Illud Divinum Insanus, incapaci di distogliere lo sguardo come davanti all’abisso, come di fronte all’opera d’arte più atroce e degradante mai concepita da intelletto umano. I film di Cavallone? Roba da mammolette. I dischi di Vagina Dentata Organ (o di Michael Bolton, o dei Backstreet Boys)? Cazzatelle da turisti dell’abbruttimento. Il programma di Sgarbi? Alta televisione da mandare in sollucchero il Bernabei degli anni d’oro. E così via: qualunque picco di aberrazione, devianza mentale e puro e semplice orrore possiate immaginare, i Morbid Angel l’hanno sfondato e oltrepassato di diverse lunghezze. È un delirio hughesiano Illud Divinum Insanus, volontà di potenza però sbagliata allo stato puro, schemi elementari reiterati con coazione a ripetere snervante, jeffreydahmeriana, da mandare via di testa il più duro e puro dei minimalisti della vecchia, ma anche insensate architetture mezzo Sant’Elia mezzo barbone pazzo mezzo diekrupps mezzo gorilla lobotomizzato calate in una wasteland lovecraftiana a dir poco agghiacciante, la macchina da guerra più letale e distruttiva del mondo con un troglodita ai comandi, colpi a vuoto, i suoni che potreste sentire lanciati in mezzo alla pista vuota nella parte più recondita della vostra testa nel pieno di una giornata inaffrontabile, figure death metal di cartapesta da sagra paesana, una produzione che al confronto i primi scazzi con GarageBand diventano roba da Phil Spector, e poi Vincent e Azagthoth liftati e freschi di permanente grondante black #1, il torso glabro, l’ombelico volitivo e due ragazzini (tra cui un mezzo cinese androgino bruttissimo) che fissano l’obiettivo in cagnesco con occhi cisposi… Non ci sono parole, non c’è altro da dire. Il rispetto, già di per sé infinito, aumenta esponenzialmente.

Man, you wanted the shit. Man, you got the shit.

devin

stimati.

Il ragazzone della foto NON è uno sfigato di trentasette anni che si è fatto fare un servizio da un’amica fotografa frangiacore allo scopo di ottenere un provino per la parte di qualche scagnozzo nel terzo episodio di Twilight. Vi piacerebbe. E non è nemmeno un riccardone decerebrato che s’agghinda a festa per passare le selezioni di X-Factor e portarsi a letto Mara Maionchi. Quella sopra è la nuova incarnazione di Devin Townsend. Il quale, gasatissimo da una serie di recensioni entusiastiche del merdosissimo primo disco del Devin Townsend Project (tipo questa, questa, questa e persino pezzi di genio tipo questo a sancire che “sempre meglio dei Metallica”), pare avere tutte le intenzioni di dar seguito alla minaccia secondo il quale il merdosissimo disco di cui sopra fosse la prima parte di una trilogia o tetralogia.

E quindi andiamo di EPISODIO DUE. Che avrà in copertina tre pastelli a cera (di cui due spezzati) e si chiamerà Addicted, probabilmente in riferimento al gran rifiuto di HevyDevy riguardo a tutta quella storia di droghe etcetera. Sul Myspace dell’uomo un sacco di buone notizie: il “teaser” del nuovo disco e persino UN INTERO BRANO NUOVO, una roba stile Powerman 5000 elettro-brutti (=White Zombie elettro-orridi) che coinvolge persino la cantante dei Gathering alle backing vocals e di cui il protagonista della vicenda, di suo pugno, ha il fegato di scrivere una cosa del genere:

I know…I know…it’s a pretty bippy-boppy-Euro-type dance track, but you know? guilty as charged when it comes to loving that stuff. I remember hearing The Vengaboys ‘We Like To Party’ back when it came out and it nearly brought me to tears (I was cutting onions at the time…) something about EASY, FUN music that takes very little effort to enjoy…or detest as the case may well end up being.

So yeah, I wrote a song like that. ppppttthhhhhhhhhpppppppphhhhhhhh…..

Beh, VAFFANCULO. Voi chiedetevi pure come si fa a mettere un disco di techno-metal brutto dopo un disco di pattonismi brutti e venderteli come parte di un progetto più grande. Cose che succedono solo nella mente di Dev, e grazie a Dio. Per concludere, dallo stesso post, segnaliamo un rapido commento alla cooptazione di Anneke Van etcetera:

Anneke VanGeirbergen ladies and Germs…Anneke VanGeirbergen. Did I mention I love Abba as well? Well I do. AND we’re still metal.

Se i metallari open-minded si fossero uccisi tutti quanti nel ’97 (me compreso, sorry), il mondo sarebbe un posto migliore.