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PERTURBAZIONE (#2)

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Il gruppo “nostro” (sì, insomma, dai) di quest’anno sono i Perturbazione, ma avrebbe potuto essere chiunque altro: Cristina Donà scrive un pezzo brutto ad Araysa, Sinigallia si fa beffa del palco con una canzone già suonata in giro, The Niro si agita tra le nuove proposte che sembra Ian Curtis, Giuliano Palma (a volte tocca ricordarlo che questo cantava nei Casino Royale), la maglietta di Diodato, gli ospiti e gli altri residui bellici sparsi in giro. Un film già visto e tutto sommato piuttosto brutto, quello del rocker alternativo che cerca di farcela in un contesto nel quale si presenta in quota usurpatore. Gli occhi di Tommaso Cerasuolo che canta L’unica con la voce un po’ rotta dalla paura, invece, sono tutto un altro film. Sembra tipo quando vedi suonare Ian MacKaye o Lou Koller, il cantante contentissimo di stare lì a cantare, che irradia amore di musica da ogni poro del viso. Più o meno come te li ricordi dal vivo tranne che non sta sudando come un maiale affogato in mezzo alla gente. Ecco, diciamo che il Sanremo più esaltante è quello dei singoli momenti, dei colpi di testa, degli occhi spiritati e delle faccine pulite: e per la prima volta dai tempi di Tutti i miei sbagli, solo a guardare il cantante dei Perturbazione in viso son contento di averci avuto a che fare prima di Sanremo. L’unica non è la peggior canzone dei Perturbazione, non è neanche la migliore ma (l’ho già detto) il testo mi ricorda Ex-Girl Collection degli Wrens ed è una madeleine istantanea.